I PIANI NASA PER L'UTILIZZO IN SITU DELLE RISORSE

Come produrre acqua sulla Luna e ossigeno su Marte

Va avanti la missione NASA Resource Prospector che si propone di costruire rover e macchinari per utilizzare in situ le risorse spaziali e produrre direttamente (prima sulla Luna e poi su Marte) acqua e ossigeno per gli astronauti e carburante per le navicelle spaziali.

Il test di un prototipo chiamato ROXYGEN per l'estrazione di ossigeno dal suolo. Crediti: NASA

Il test di un prototipo chiamato ROXYGEN, nel 2008, per l’estrazione di ossigeno dal suolo. Crediti: NASA

In un futuro non troppo lontano gli astronauti in viaggio per una missione nello spazio profondo potranno fare una breve sosta sulla Luna, bere un bicchiere di purissima acqua lunare e fare il pieno di carburante, sempre lunare.

Oggi sappiamo che il nostro satellite ospita sulla sua superficie, in diverse zone, uno strato di acqua creato dall’azione del vento solare, oltre a idrogeno molecolare che si forma a partire dall’acqua ghiacciata e acqua magmatica sotto la superficie. E poi ancora argento, zolfo, anidride carbonica, calcio, magnesio e mercurio. Perché non sfruttare tutte queste risorse? Ad esempio costruendo un rover che possa andare alla ricerca delle giuste sostanze nel sottosuolo, e che possa estrarle ed elaborarle.

Una volta che  l’uomo arriverà su Marte, poi, potrebbe tornare utile avere un po’ di ossigeno da utilizzare per il soggiorno. Perché  non costruire allora un dispositivo capace di utilizzare l’anidride carbonica dell’atmosfera del pianeta, filtrarne polvere e altre particelle e utilizzare il gas per la trasformazione chimica in ossigeno?

L’utilizzazione in situ delle risorse spaziali (“in-situ resource utilization”, IRSU) è nei piani della NASA da anni, all’interno di una missione battezzata Resource Prospector. I primi prototipi di rover lunari capaci di estrarre ed elaborare materiali sono stati testati nel 2008. Per questi progetti l’agenzia ha già speso quasi 20 milioni di dollari, ma ci si aspetta una ulteriore spesa di circa un quarto di miliardi di dollari. Per quanto riguarda Marte siamo ancora nelle fasi preliminari della progettazione di strumenti per IRSU, ma la pianificazione di ogni eventuali missione umana sul pianeta rosso dipende proprio dalla capacità che riusciremo a sviluppare nell’utilizzo dalle risorse endogene per produrre il propellente per il lancio di ritorno della navicella sulla Terra.

Dopo varie prove che saranno ancora necessarie sul pianeta Terra, il primo test ISRU nello spazio è previsto per il 2018, anno in cui la NASA vorrebbe lanciare sulla Luna un rover in grado di viaggiare per qualche chilometro per rintracciare (e lavorare con) idrogeno, vapore acqueo ed altre sostanze volatili del nostro satellite. Un secondo esperimento ISRU potrebbe essere a bordo del prossimo rover marziano della NASA, il cui lancio è previsto nel 2020.