SPITZER SVELA IL SEGRETO DI DON QUIXOTE

La cometa travestita da asteroide

L'oggetto che per decenni ha tratto in inganno i ricercatori non sarebbe un asteroide bensì una cometa. Grazie al telescopio orbitante Spitzer, gli astronomi hanno scoperto che l'oggetto chiamato 3552 Don Quixote, vicino alla Terra di circa 19 km di diametro presenta una chioma e una debole coda, nonché un albedo basso.

Nell'immagine si può notare a sinistra la chioma e la coda della cometa 3552 Don Quixote vista da Spitzer agli infrarossi. A destra, dopo aver processato l'immagine, la coda è più evidente. (Crediti: NASA/JPL-Caltech/DLR/NAU)

Nell’immagine si può notare a sinistra la chioma e la coda della cometa 3552 Don Quixote vista da Spitzer agli infrarossi. A destra, dopo aver processato l’immagine, la coda è più evidente. (Crediti: NASA/JPL-Caltech/DLR/NAU)

Da 30 anni un grande oggetto roccioso vaga vicino al nostro pianeta “spacciandosi” per asteroide sotto gli occhi degli scienziati e scrutato dai telescopi. Finalmente i ricercatori hanno dato una vera identità a 3552 Don Quixote, che, in realtà, è una cometa. La scoperta, opera di un team della Northern Arizona University (Flagstaff – Arizona), è avvenuta grazie ai dati rilevati dal telescopio spaziale Spitzer della NASA nel 2009, quando l’asteroide-cometa si trovava al perielio, cioè il punto di minima distanza dal Sole.

“La sua orbita assomigliava a quella di una cometa morta, cioè una cometa che ha perso la sua coda e i depositi di ghiaccio e detriti”, ha spiegato Michael Mommert, della Northern Arizona University. Il suo team ha scoperto, invece, che non si tratta affatto di una cometa morta, bensì di un oggetto ancora molto attivo.

Gli astronomi erano stati tratti in inganno anche perché circa il 5% degli asteroidi vicino alla Terra sono comete morte, ma non è il caso di Don Quixote che ha una debole chioma e una coda. Finora era stato classificato come asteroide Amor, una tipologia di oggetti che spesso transitano tra Marte e Giove.

La cometa è il terzo oggetto più grande tra i Near Earth Objects (NEO). Misura circa 19 chilometri di diametro, ha un’orbita irregolare che si estende fino a Giove e ha ancora grandi depositi di anidride carbonica e di ghiaccio.

Durante le osservazioni del 2009 i ricercatori hanno notato che Don Quixote era più brillante di quanto previsto, dato che confermava la teoria dell’asteroide. “Le immagini non erano molto chiare, quindi le abbiamo messe da parte”, ha detto David Trilling. Precedenti osservazioni erano state effettuate anche quando la cometa si trovava all’afelio, cioè alla sua massima distanza dal Sole:  l’oggetto non presentava alcuna chioma e coda, che si mostrano solo quando i raggi solari le attraversano.

Qualche tempo dopo sono state scattate delle immagini in infrarosso più ravvicinate e altri ricercatori dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics hanno notato qualcosa di strano dove di solito un asteroide non dovrebbe aver nulla: era la coda della cometa.

Da rilevazioni successive sono state poi confermate le misure e l’albedo della cometa.

Un'immagine molto ravvicinata di Phaethon dalla sonda della NASA STEREO. (Credit: Jewitt, Li, Agarwal /NASA/STEREO)

Un’immagine molto ravvicinata di Phaethon dalla sonda della NASA STEREO. (Credit: Jewitt, Li, Agarwal /NASA/STEREO)

Lo studio è stato presentato al European Planetary Science Congress tenutosi a Londra, ieri, il 10 settembre.

Non è la prima volta, però, che una cometa che si finge asteroide. E’ anche il caso di 3200 Phaethon, un oggetto near-Earth di circa 5 chilometri di diametro, che per anni è stato considerato un asteroide o una cometa morta e che, invece, adesso presenta una debole coda. La scoperta è stata realizzata grazie alla sonda della NASA Solar TErrestrial RElations Observatory (STEREO), che ha fotografato l’oggetto tra il 2009 e il 2012.

I ricercatori hanno notato la presenza di una coda molto simile a quella delle comete lunga 5 chilometri quando l’oggetto si trovava a circa 0,14 UA dal Sole. A quella distanza è il momento in cui le comete sono più attive, proprio a causa delle alte temperature dei raggi solari.