LO CONFERMA UNO STUDIO SU GEOPHYSICAL RESEARCH

Tanta acqua nel passato di Marte

Lo studio in laboratorio di un piccolo cratere da impatto osservato dal rover Spirit della NASA ha permesso a un team di ricercatori di stabilire che alcuni miliardi di anni fa le sabbie marziane erano sature di acqua e che la sua atmosfera era almeno venti volte più densa di come è oggi.

A vederlo oggi, Marte è un mondo completamente arido e pressoché privo di atmosfera. Ma forse, in passato, c’era acqua liquida sulla sua superficie. Negli ultimi anni sempre più numerosi sono stati gli indizi che sembrano avvalorare questa ipotesi. Ora un nuovo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, non solo accredita la presenza di acqua allo stato liquido alcuni miliardi di anni fa su Marte, ma addirittura sostiene che ce ne fosse così tanta da saturare la sabbia della sua superficie, almeno in alcune regioni. E questa abbondanza doveva essere associata a un’altra caratteristica importante: la presenza di un’atmosfera molto più densa – almeno 20 volte – di quella, debolissima, che avvolge oggi il pianeta.

Questi risultati non arrivano da nuove scoperte di depositi idrici su Marte, ma da due informazioni che apparentemente poco hanno a che spartire con l’argomento: le eruzioni vulcaniche e le osservazioni condotte dal rover Spirit.

Tutto parte, circa 3 miliardi e mezzo di anni fa, con un frammento di roccia espulsa, come moltissimi altri, durante un’eruzione vulcanica. Questa roccia incandescente, cadendo sul suolo sabbioso, ha creato una piccola buca. Il fenomeno sarebbe passato tranquillamente inosservato se nel 2007 a posare le sue ruote in quella zona, denominata Home Plate, non fosse stato il celeberrimo rover Spirit della NASA. Nella sua esplorazione sistematica, Spirit ha puntato le sue telecamere e i suoi strumenti anche sul luogo di quel remoto impatto, riuscendo a determinare con accuratezza la dimensione, la profondità e la forma dell’avvallamento da esso scaturito.

A questo punto entrano in gioco i ricercatori guidati da Michael Manga, della University of California di Berkeley che, in laboratorio, cominciano a realizzare una serie di esperimenti per riprodurre dei crateri da impatto come quello osservato su Marte. A tale fine hanno approntato letti di sabbia con grani delle dimensioni di quella visualizzata nelle riprese di Spirit e in cui erano presenti differenti concentrazioni di acqua: dalla totale assenza di liquido fino a saturazione. Poi, vi hanno lanciato proiettili di differenti materiali, come vetro, roccia o acciaio. E indipendentemente dalla natura dei proiettili, le forme che meglio riproducevano il cratere marziano erano quelle dove nella sabbia c’era la più alta quantità di acqua.

Dallo studio in laboratorio è inoltre emerso che i proiettili dovevano colpire il terreno con velocità inferiori ai 40 metri al secondo (circa 140 chilometri orari) per produrre cavità simili a quella osservata sul suolo marziano. E questa velocità si sarebbe ottenuta se il frammento di roccia espulsa avesse viaggiato, prima di impattare il suolo, in un’atmosfera almeno venti volte più densa di quella che possiede oggi il Pianeta rosso.

“Il nostro studio è coerente con le indicazioni provenienti da altre recenti ricerche secondo cui Marte, nel suo lontano passato, era un mondo, almeno transitoriamente, ricco d’acqua, con un’atmosfera molto più densa di quella che possiede oggi”, dice Josef Dufek, del Georgia Institute of Technology, coautore dell’articolo. “Certo, finora siamo stati in grado di studiare un solo avvallamento da impatto eruttivo sul Pianeta Rosso. Speriamo in futuro di poter effetuare altri test basandoci su nuove osservazioni che potranno arrivare dal prossimo rover, Curiosity, che atterrerà su Marte”.

Per saperne di più, guarda il video dell’esperimento: