UN ROMANZO STORICO DI JEAN-PIERRE LUMINET

La parrucca di Newton

L'autore francese ci offre un ritratto poco conosciuto del grande matematico e fisico inglese. Un uomo ombroso, collerico, ossessionato da Dio e dedito più agli studi alchemici che alla scienza della fisica.

Cosa si nasconde sotto l’alta e pesante parrucca di Isaac Newton? Se lo è chiesto Jean-Pierre Luminet, astrofisico, scrittore, poeta, direttore di ricerca al CNRS e vincitore, nel 2007, del Prix europèen de la communication scientifique. Il suo ultimo lavoro, la Parrucca di Newton (La Lepre Edizioni),  è la risposta a questa domanda. L’autore, che ha presentato a Roma, presso il liceo Visconti, il suo ultimo lavoro, propone un Newton pressoché sconosciuto, un Newton segreto, alchimista e teologo, i cui scritti di questa sua parte di studi, maggiori di quelli che gli hanno tributato la gloria che ha meritato, sono stati rinvenuti due secoli doipo la sua scomparsa, nel Baule di Newton, acquistato nel 1936 dall’economista Keynes.

Insomma il Newton che ci propone l’autore ha consacrato più tempo a condurre esperienze alchemiche e a studiare teologia che a praticare le scienze naturali. La parrucca di Newton vuole tracciare il ritratto di un uomo complesso che, dopo un’infanzia solitaria, è divenuto ombroso, collerico, vendicativo e profondamente ossessionato da Dio. Un romanzo storico per svelare il volto nascosto di un genio.

Prof. Luminet come le è venuta l’idea di scrivere questo libro sull’altro Newton, quello sconosciuto, quello nascosto dalla parrucca appunto… ?

È normale leggere biografie di grandi personaggi che hanno fatto la storia dell’a scienza e dell’astronomia e che si sono rivelati personaggi più complessi di quello che appaiono sapendo delle loro scoperte. Newton, se possibile, è ancora più complesso, molto più complesso di quanto ci raccontano i libri di storia. Un personaggio che va letto contestualizzandolo nel suo periodo storico e, narrandolo come grande scienziato, ne ho scoperto la faccia nascosta, per certi versi ancora più affascinante. C’è da chiedersi come sia riuscito ad ottenere tali risultati nella scienza lavorando la maggior parte del tempo segretamente nel suo laboratorio di alchimia

Un po’ dr. Jekill e Mr Hide, le due facce di una stessa persona. Ma qual era la parte dominante in Newton?

È difficile dire quale possa essere stata la parte dominante: quella razionale che lo ha condotto a magnifiche intuizioni e realizzazioni, come negli studi sullo spettro della luce, o quella più irrazionale,  che ha fatto si che tutti i suoi scritti dedicati alla filosofia naturale, alla religione, all’alchimia, insomma la parte più cospicua del suo lavoro restasse segreta per due secoli venendo alla luce solo nel xx secolo. Ma se Dr Jekill e Mr Hide erano il frutto di una schizofrenia, tra i due Newton c’è una forte connessione. Mi rendo conto che verrebbe facile pensare che la mente dominante fosse quella scientifica e razionale, ma credo che la sua scienza debba molto al suo applicarsi all’alchimia. La sua passione, i suoi studi, per i meccanismi di attrazione e repulsione nell’alchimia hanno una stretta relazione con le sue teorie sull’attrazione dei corpi celesti.

Ma Newton è più l’ultimo rappresentante di un mondo che va scomparendo, quello dell’alchimismo, o uno dei primi rappresentanti della scienza moderna?

In effetti dopo la scoperta del suo baule nel 1936  Newton fu chiamato l’ultimo dei maghi. E se era l’ultimo rappresentante di una lunga tradizione che predicava la filosofia naturale e l’astrologia, Newton però fu il protagonista della transizione tra questo mondo ormai antico e la scienza moderna.

Ma come è possibile che il figlio di un fattore abbia poi una genialità tale da far fare non un passo, ma un salto netto all’evoluzione del sapere?

Quello che caratterizzava Newton era che, contrariamente ad altre grandi figure geniali della storia, lui ha condiviso in se sia il piano teorico che quello sperimentale. Fu capace di accompagnare le sue teorie alla capacità di realizzare gli strumenti necessari a comprovarle. E non c’è niente di più fisicamente sperimentale che il suo lavoro sul frazionamento dello spettro luminoso. Ma aveva una grande capacità teorica, come dimostrano i suoi studi di matematica e le equazioni da lui create. C’è in effetti da chiedersi come il figlio di un fattore, un autodidatta, abbia potuto divenire così grande. Ma è proprio il mistero della genialità. Newton fu il primo a mettere in forma matematica il gran lavoro fatto dai suoi predecessori, Keplero e Galilei. Le sue leggi fisiche sono ancora oggi studiate.

Quanto sono ancora valide le leggi formulate da Newton?

Come tutti i modelli della fisica sono validi e solidi entro un proprio dominio. Certo nel caso delle leggi sulla gravità è un dominio molto ampio. Ma giustamente dopo la rivoluzione newtoniana abbiamo avuto altre rivoluzioni nella fisica, la rivoluzione relativistica e quella quantistica che marcano i limiti della fisica di Newton. La gravità è molto meglio descritta dalla teoria di Einstein. Diciamo che ancora oggi le teorie di Newton si applicano ancora ad un ampio dominio della fisica, ma ovviamente non a tutta. Si applica assolutamente alla nostra vita di tutti i giorni, ma per avanzare nella conoscenza ci è necessaria un’altra fisica.

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Guarda l’intervista di Francesco Rea a Jean-Pierre Luminet: