CAMPO MAGNETICO ANNULLATO DAL SOLE

Mercurio a dinamo spenta

Un modello numerico messo a punto da geofisici tedeschi, pubblicato su Science, offre una possibile spiegazione a una stranezza che lascia gli astronomi perplessi da quasi 40 anni: perché Mercurio ha un campo magnetico praticamente inesistente? A fiaccarlo potrebbe essere il vento solare.

Le forze magnetiche contrapposte in azione su Mercurio. Fonte: Science

Non attrae, non respinge. Come mai? Gli scienziati se lo domandano dal 1974, da quando la sonda Mariner 10 della NASA, passandogli accanto, rivelò per la prima volta l’inconsistenza del suo campo magnetico. Stiamo parlando di Mercurio, il pianeta più interno del Sistema solare. Il suo bollente cuore di ferro, agendo come una dinamo, dovrebbe garantirgli forze magnetiche d’intensità invidiabile. Esattamente come accade all’interno della Terra, unico altro pianeta roccioso del Sistema solare a possedere un campo magnetico. Eppure le misurazioni dicono che non è così. Le più recenti, effettuate nei mesi scorsi dai rivelatori a bordo della sonda NASA Messenger, mostrano un’intensità addirittura 30 volte inferiore a quella attesa.

Responsabile di questo rovinoso calo del magnetismo, svelano ora i risultati di una serie di simulazioni numeriche messe a punto da un team di ricercatori guidato da Daniel Heyner dell’Institut für Geophysik und extraterrestrische Physik di Braunschweig (Germania), potrebbe essere il vento solare. Agendo un po’ come le cuffie audio “intelligenti” capaci di sopprimere il rumore ambientale, il vento solare – quel flusso incessante di particelle cariche emesse senza sosta dalla bollente superficie della nostra stella – è in grado di annullare il campo magnetico generato dal vorticare del metallo fuso nel nucleo esterno del pianeta. Come se l’interazione tra le forze della magnetosfera e quelle della dinamo interna del pianeta si eclissassero a vicenda.

Questo, almeno, dicono i modelli magnetoidrodinamici tridimensionali sviluppati dagli scienziati, i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science. Una conferma potrà arrivare dalle osservazioni della missione BepiColombo dell’Agenzia spaziale europea, il cui lancio verso Mercurio è in calendario per il 2014.

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