MA L'IPOTESI LASCIA MOLTI DUBBI

Nuova teoria per la formazione dei pianeti

Per un pianeta essere come la Terra, Giove o Nettuno non dipende dalla sua distanza dalla propria stella madre. C'è l'ha dimostrato la sonda della NASA Kepler. E allora con una simulazione si affaccia una nuova teoria.

Cosa è che forma la foggia di un pianeta? Cioè che lo rende roccioso come la Terra, anziché gassoso come Giove, oppure con un cuore solido e una superficie gassosa come Nettuno? Certezza non c’è, è ancora tema di ricerca. I pianeti ci vengono svelati così come sono dopo che il turbinio di gas e polveri che ha reso possibile formarli si è dissolto per l’energia della loro stella madre.

L’ipotesi più accreditata, basata sullo studio del nostro Sistema solare, fa ritenere che i pianeti gassosi si siano formati come tali grazie alla loro distanza dal Sole, che ha permesso al gas di addensarsi impedendo al vento delle radiazioni solari di strapparlo via.

Ma alle prime scoperte di pianeti extrasolari compiute dalla sonda Kepler c’è chi si è posto l’interrogativo di come questa teoria potesse essere conciliante con i pianeti stile Nettuno, cuore solido superficie gassosa, orbitanti intorno alla propria stella madre a una distanza a volte la metà di quella esistente tra la Terra e il Sole.

E c’è chi ha formulato una nuova teoria dimostrata in questa simulazione video. Lo studio, che apparirà prossimamente nel Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ad opera di Seung-Hoon ChaSergei Nayakshin of the University of Leicester, ipotizza che l’inizio sia per tutti una sorta di blob gassoso che si genera nell’ambito di una instabilità gravitazionale. La polvere si addensa al centro di questo corpo gassoso formando un nucleo solido circondato da gas. Questa componente all’inizio è morbida e facilmente rimovibile dalle forze gravitazionali imposte dalla stella madre.  Tutto dipende dalla velocità di migrazione che hanno questi corpi verso la stella. Se avviene velocemente, il gas viene strappato via, se più lentamente ha tempo di addensarsi e resistere quindi alla forza del suo sole. Solo se questi corpi orbitassero ad una distanza inferiore di quella che divide il Sole da Mercurio, vi sarebbe la forza d’attrazione necessaria a strappare tutto il gas che circonda il nucleo. Questa teoria giustificherebbe perché a orbite vicine alla stella possiamo trovare pianeti simili ad un Giove caldo, a un Nettuno oppure alla Terra.

È una teoria che secondo Jack Lissauer del NASA Ames Research Center in Mountain View, California  (vedi Sciencenews) appare molto debole e non riuscirebbe a spiegare casi di pianeti gassosi con un piccolo cuore solido orbitanti molto vicino la loro stella madre. Una teoria appunto, che va presa nel migliore dei modi: con le molle.