IMPACT MONITORING

Asteroidi: sorvegliati speciali

Negli ultimi sei mesi il telescopio WISE della NASA ha scoperto 25mila nuovi asteroidi, un centinaio dei quali in orbita vicina alla Terra. "Li teniamo d’occhio 24 ore su 24", assicura Giovanni Valsecchi dell’INAF, tra i primi al mondo a studiare le possibili collisioni dallo spazio. E Aphophis? "Non ci fa paura".

Negli ultimi sei mesi il telescopio WISE della NASA ha scoperto 25 mila nuovi asteroidi nel cielo. Circa un centinaio di questi sono Near Earth Objects (NEO), oggetti vicini alla Terra. Ovvero, a una distanza minima dal Sole, lungo la loro orbita ellittica, di 1,3 unità astronomiche, circa 200 milioni di chilometri.

Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Nessuno di questi sassi vaganti nello spazio rischia di entrare in rotta di collisione con la Terra senza che noi lo si sappia in anticipo. Ci sono infatti scienziati che non li perdono di vista un istante. Seguono le orbite e le loro minime variazioni 24 ore su 24. Sono gli esperti di “impact monitoring”, una branca dell’astronomia nata poco più di 10 anni fa. Proprio in Italia. Da un matematico dell’Università di Pisa, Andrea Milani, associato INAF, un astronomo dell’INAF-IASF di Roma, Giovanni Valsecchi, e dall’americano Steve Chesley, allora all’Università di Pisa ed ora al Jet Propulsion Laboratory della NASA.

“Abbiamo sviluppato un algoritmo che ci permette di calcolare in poche ore se un nuovo asteroide, appena avvistato nel cielo, rischia di cadere sulla Terra nei prossimi100 anni”, racconta Valsecchi. La prima stima è, ovviamente, approssimativa. “Sarebbe come osservare per un solo secondo un aereo a 10 mila metri di altezza e voler stabilire dove si troverà tra 10 ore”, chiarisce Valsecchi.

Con il passare dei giorni, i dati si raffinano. “Ma le orbite degli asteroidi cambiano nel tempo, sotto l’influenza gravitazionale dei pianeti. Anche quando avremo completato la ricognizione di tutti gli asteroidi potenzialmente minacciosi per la Terra, non potremo dirci del tutto tranquilli e continueremo a pedinarli, seguendo l’evoluzione delle loro orbite nel tempo”.

Nelle tabelle di rischio, che riportano le probabilità di collisione, aggiornate giorno per giorno, degli asteroidi “sorvegliati speciali” (si possono consultare sul sito italiano http://newton.dm.unipi.it/neodys/ e quello americano http://neo.jpl.nasa.gov/), ad uno dei primi posti c’è Apophis. L’eventualità che nella fatidica data del 13 aprile 2036 ci caschi addosso sono molto remote. Attualmente, una su 235.000. Significa che, ad oggi, al 99, 99957 per cento scamperemo l’impatto. Quasi nulle. Nella sventurata ipotesi che si dovesse verificare proprio quel 0,00043 per cento sarebbe la catastrofe.

“Si sprigionerebbe un’energia pari a 800 megatoni, qualcosa come 100mila bombe atomiche”, con effetti devastanti per l’umanità . “Ma perché ciò si verifichi, Apophis dovrebbe passare nel 2029 per un key-hole, un buco della serratura, ovvero un punto compreso in un segmento di 600 metri sui circa 300 chilometri che costituiscono il margine di incertezza con il quale siamo in grado di calcolare la posizione di Apophis il 13 aprile 2029, quando esso passerà molto vicino al nostro pianeta”, spiega l’astronomo. “Nel malaugurato caso, Apophis verrebbe deviato in un’orbita risonante, ovvero dopo otto sue rivoluzione intorno al Sole si troverebbe esattamente nello stesso punto della Terra sette anni dopo”.

Paura? “No”, risponde Valsecchi. “Tra pochi anni potremo stimare con maggior precisione il rischio che Apophis passi proprio per il buco della serratura e potremo approntare missioni spaziali per deflettere la sua orbita ben prima del 2036”. Facendo gli opportuni scongiuri, l’ESA sta già studiando come attrezzarsi per la missione Don Quijote.

Per saperne di più: NEO – I nostri, talvolta sconvenienti, vicini celesti (presentazione di Giovanni Valsecchi, in inglese)