NELL’OCCHIO INFRAROSSO DI VLT

La lunga estate calda di Tritone

È arrivata la bella stagione, che dura almeno 40 anni, sulla maggiore luna di Nettuno, 30 volte più distante dal Sole rispetto alla Terra. Nonostante sia così lontano, gli astronomi sono riusciti a spiare la sua atmosfera, densa di monossido di carbonio e metano

È arrivata la bella stagione, che dura almeno 40 anni, nell’emisfero sud di Tritone, la maggiore luna di Nettuno, 30 volte più distante dal Sole rispetto alla Terra. Nonostante sia così lontano, gli astronomi sono riusciti a spiare il suo cielo estivo, denso di monossido di carbonio e metano. L’analisi a infrarossi, la prima in assoluto, è stata effettuata utilizzando il Very Large Telescope dell’ESO.

“Abbiamo trovato una evidenza reale di come il Sole faccia sentire la sua presenza su Tritone anche se è così lontano. A dire il vero, Tritone ha le stagioni come noi le abbiamo sulla Terra, solo che cambiano molto più lentamente“, spiega Emmanuel Lellouch, primo autore della pubblicazione che riporta questa scoperta su Astronomy & Astrophysics.

Nell’emisfero sud di Tritone, il solstizio d’estate è passato nel 2000. Attualmente, quindi, è piena estate. Le temperature sono ancora estremamente basse (la media è di -235 °C sotto lo zero), ma i deboli raggi del Sole riescono ugualmente a riscaldare un po’ questa freddissima luna. Gli scienziati hanno visto che, man mano che le temperature aumentano e la stagione avanza nel corso dell’orbita di 165 anni intorno al Sole, l’atmosfera di Tritone si inspessisce. Il sottile strato di azoto ghiacciato, metano e monossido di carbonio sulla superficie di Titano sublima in gas, andando ad alimentare l’ingrossamento dell’atmosfera.

Sulla base della quantità di gas misurato, Lellouch e i suoi colleghi hanno stimato che la pressione atmosferica di Tritone può essere cresciuta di un fattore quattro rispetto alle misurazioni fatte dalla sonda Voyager 2 nel 1989, quando era ancora primavera su questa luna gigante. La pressione atmosferica su Tritone è ora tra 40 e 65 microbar, 20.000 volte inferiore rispetto alla Terra.

Delle 13 lune di Nettuno, Tritone è di gran lunga la più grande, e con i suoi 2700 kilometri di diametro (tre quarti della Luna) è il settimo più grande satellite di tutto il sistema solare. Fin dalla sua scoperta nel 1846, Tritone ha affascinato gli astronomi grazie alla sua attività geologica e le diverse tipologie della sua superficie di ghiaccio, dall’azoto, all’acqua e al ghiaccio secco (diossido di carbonio), oltre che per la sua unicità nel ruotare al contrario: è infatti è la sola grande luna nel Sistema Solare con un moto retrogrado di rivoluzione, in quanto la sua orbita va nella direzione opposta alla rotazione del pianeta.

Con il passaggio della Voyager 2 nel 1989 fu rilevata l’atmosfera di azoto e metano di Tritone, ad una pressione di 14 microbar, 70.000 volte meno densa dell’atmosfera terrestre. Da allora, le osservazioni da Terra sono state limitate. Le osservazioni delle occultazioni stellari (un fenomeno che accade quando un corpo del Sistema Solare passa di fronte ad una stella e interrompe la sua luce) indicavano che la pressione della superficie di Tritone  era crescente negli anni Novanta. Grazie allo sviluppo del Cryogenic High-Resolution Infrared Echelle Spectrograph (CRIRES) al Very Large Telescope (VLT) il team ha avuto l’opportunità di ottenere maggiori risultati nello studio dell’atmosfera di Tritone.

“Necessitavamo della sensibilità e della capacità di CRIRES per ottenere uno spettrometro molto dettagliato di quella che appare un’atmosfera molto tenue,” dice il co-autore Ulli Käufl. Le osservazioni sono parte di una campagna che include anche lo studio di Plutone, considerato spesso un cugino di Tritone per le condizioni similari. Plutone sta ricevendo un rinnovato interesse alla luce della scoperta del monossido di carbonio e gli astronomi si stanno affannando per verificare la presenza di questo composto chimico sul nano-pianeta più lontano.