NUOVE SIMULAZIONI NON ESCLUDONO UNA COMPOSIZIONE INTERNA ROCCIOSA

Urano e Nettuno, fatti d’un’altra pasta?

Urano e Nettuno, tradizionalmente considerati giganti di ghiaccio, potrebbero essere fatti della stessa “pasta” della Terra. È quanto suggerisce una ricerca condotta da due scienziati dell’Università di Zurigo. I risultati dello studio, pubblicati ieri su A&A, mettono in discussione l’idea che un interno ghiacciato sia l’unica possibilità, aprendo la strada a una nuova ipotesi: quella dei “giganti di roccia”

VENGONO FORGIATI IN AMBIENTI ESTREMI E TURBOLENTI

Da dove provengono gli elementi dispari?

La collaborazione Xrism ha puntato gli occhi sul resto di supernova Cassiopea A, trovando tracce inequivocabili di cloro e potassio, in quantità molto superiori a quelle previste dai modelli teorici standard delle supernove. Questa osservazione rappresenta la prima prova diretta che una supernova può sintetizzare cloro e potassio in quantità significative. I dettagli su Nature Astronomy

NELLA STESSA REGIONE DOVE NEL 2018 È STATA TROVATA ACQUA LIQUIDA

Sotto il Polo Sud marziano, il ghiaccio si deforma

Utilizzando il radar italiano Marsis di Mars Express, un team di ricercatori ha identificato, per la prima volta al di fuori della Terra, pieghe glaciali all’interno dei depositi stratificati della calotta meridionale di Marte. Una scoperta con importanti implicazioni per la comprensione della dinamica glaciale marziana e della sua storia climatica. Intervista al primo autore dello studio, Luca Guallini, dell’Inaf di Bologna

RISPETTO ALLA TERRA, 477 MILIONESIMI DI SECONDO PIÙ VELOCEMENTE

Così scorre il tempo su Marte

Due fisici del National Institute of Standards and Technology hanno calcolato per la prima volta quanto misura lo scostamento relativistico del tempo su Marte. I risultati della ricerca, pubblicati su The Astronomical Journal, saranno utili per le future reti di navigazione spaziale e di comunicazione, in vista di missioni d‘esplorazione umana sul Pianeta rosso

OSSERVATA DA TERRA E DALLO SPAZIO, È DURATA PER GIORNI

All’origine dell’emissione di Grb più lunga mai vista

La lunghissima esplosione di raggi gamma nota come Grb 250702B, rilevata il 2 luglio e proseguita per giorni, potrebbe essere il segnale prodotto da un buco nero che ha distrutto e fagocitato una stella a esso vicina. È quanto emerge da una serie di studi da terra e dallo spazio ai quali ha preso parte, fra gli altri, anche Sergio Campana dell’Inaf di Brera

RICERCATRICI E RICERCATORI, MA ANCHE UN PAZIENTE DI APPENA POCHI MESI

Nature, ecco i dieci protagonisti dell’anno

Cinque donne, quattro uomini e un bambino che nel 2025 hanno contribuito a ridefinire la scienza. Quest’anno la top ten della prestigiosa rivista britannica premia soprattutto successi e avanzamenti in campo medico, ma non mancano veri e propri paladini dell’integrità scientifica e un astronomo – Tony Tyson – il cui contributo è stato cruciale per la realizzazione del Vera Rubin Observatory

IL RADIOTELESCOPIO SUDAFRICANO DIVENTA PIÙ POTENTE GRAZIE AL PNRR

MeerKat ora ascolta l’universo anche in banda 5B

Completata una fase cruciale di uno dei segmenti del progetto Pnrr Stiles, che potenzia il radiotelescopio MeerKat in Sudafrica. L’Inaf, in collaborazione con Sarao, ha implementato con successo 64 nuovi digitalizzatori e ricevitori che estendono il range osservativo di MeerKat a frequenze tra 8.3 e 15.4 GHz: una banda prima inaccessibile per lo studio dell’universo