LA PROSSIMA RELEASE DI IMMAGINI IL 25 NOVEMBRE

Hera: le prime immagini di Didymos e Dimorphos

L’immagine è stata scattata lo scorso 18 ottobre e pubblicata un paio di giorni fa. A una distanza di oltre mille chilometri, la missione Hera dell’Esa finalmente riesce a distinguere il suo obiettivo scientifico: il piccolo asteroide Dimorphos, che appare come un puntino luminoso finalmente distinto dal suo compagno maggiore, l’asteroide Didymos. Con un commento di Ernesto Palomba dell’Inaf di Roma

     30/10/2026

È ridotto alle dimensioni di un pixel l’asteroide Dimorphos, in questa immagine scattata dalla sonda dell’Agenzia spaziale europea Hera. Ma tanto basta, a circa 1280 km di distanza, per vederlo finalmente brillare disgiunto dal suo corpo principale, l’asteroide Didymos. L’immagine è stata scattata venerdì 18 ottobre, dopo una serie di manovre di frenata cominciate all’inizio del mese e che hanno consentito alla sonda di rallentare fino a una velocità relativa di circa 20 metri al secondo rispetto alla coppia di asteroidi.

La sera di venerdì 18 ottobre, da una distanza di 1280 km dalla coppia, la sonda spaziale Hera dell’Agenzia spaziale europea, con la sua fotocamera monocromatica “Asteroid Framing Camera”, ha ripreso per la prima volta separatamente i due asteroidi Didymos e Dimorphos. Crediti: Esa

Con i suoi 151 metri di diametro, Dimorphos ha dimensioni paragonabili a quelle della Grande Piramide di Giza, mentre Didymos, con un diametro di 780 metri, è leggermente più piccolo del Burj Khalifa di Dubai, l’edificio più alto del mondo. I due corpi orbitano a una distanza media di 1,15 km l’uno dall’altro, mentre Dimorphos orbita attorno al corpo principale a una velocità di circa 18 cm/s.

D’ora in poi, i due corpi saranno protagonisti di immagini sempre più nitide mentre Hera si avvicinerà. Il 25 novembre l’Agenzia spaziale europea pubblicherà le prime immagini dettagliate di Dimorphos, il primo oggetto del Sistema solare la cui orbita è stata modificata in modo misurabile dall’azione umana. Il 26 settembre 2022, lo ricordiamo, Dimorphos è stato protagonista di un esperimento su vasta scala di difesa planetaria, quando la sonda Dart della Nasa ha colpito il più piccolo dei due asteroidi a una velocità di 6,1 km/s. La collisione ha generato un pennacchio di detriti che si è esteso per 10mila km nello spazio e ha rallentato l’orbita dell’asteroide di circa 33 minuti. La missione Hera entra in gioco proprio a valle di questo scontro programmato, per analizzare da vicino le conseguenze che questo ha avuto sull’asteroide, osservare il luogo dell’impatto e i cambiamenti (di forma e orbitali) conseguenti. Ad aiutarla, due cubesat grandi all’incirca quanto una scatola da scarpe, che effettueranno osservazioni ancora più ravvicinate fino ad arrivare all’atterraggio.

«Vedere per la prima volta l’immagine del sistema Didymos acquisita da Hera suscita un’emozione gigantesca», commenta Ernesto Palomba, ricercatore all’Inaf di Roma e principal investigator dello strumento per la misura di polveri Vista, a bordo del cubesat Milani. «Il fatto di riuscire a vedere, nonostante ci troviamo ancora lontani, Didymos e lì vicino il suo satellite Dimorphos è già questo un risultato importante. Possiamo infatti dire che l’impatto con Dart non ha frantumato totalmente il satellite di Didymos, anche se questa era una possibilità molto remota. Molto probabilmente la sua superficie sarà stata modificata in modo radicale, ma questo lo sapremo tra qualche giorno, quando Hera sarà finalmente vicina e potremo vedere con una maggiore risoluzione l’effetto che ha provocato l’impatto. Tutti noi del team siamo molto impazienti di vedere le prime immagini da vicino e di presentare il 25 novembre i nostri primi risultati al mondo intero».