LA PIATTAFORMA LI OSPITERÀ SIN DALL’INIZIO

Zooniverse si prepara ai dati di Roman

Il Nancy Grace Roman Space Telescope è appena partito, ma c’è già chi si prepara a lavorare con i dati che produrrà. Zooniverse, la piattaforma di citizen science che coinvolge persone di tutto il mondo nella ricerca scientifica, sta sviluppando nuovi progetti dedicati alle future osservazioni del telescopio spaziale della Nasa

     04/09/2026

«La scienza è una cosa meravigliosa, se non ti serve per guadagnarti da vivere», scriveva Albert Einstein nel 1951. Settantacinque anni dopo, Einstein sarebbe felice di sapere che c’è un modo per partecipare alla ricerca senza farne il proprio mestiere: mentre il Nancy Grace Roman Space Telescope viaggia verso il punto lagrangiano L2, Zooniverse, piattaforma online di citizen science che coinvolge il pubblico nella ricerca scientifica, si sta già preparando ai dati che raccoglierà.

Roman è decollato il 30 agosto dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX. Dopo essersi separato dal secondo stadio del razzo ha iniziato il viaggio verso L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove entrerà in orbita a circa cento giorni dal lancio. Il nuovo osservatorio della Nasa lavorerà soprattutto nel vicino infrarosso e sarà dedicato a grandi survey del cielo. Tra i suoi obiettivi scientifici principali ci sono lo studio dell’energia oscura e della distribuzione della materia oscura, l’evoluzione delle galassie e la ricerca di pianeti attorno ad altre stelle, oltre a nuove tecniche per l’osservazione diretta di sistemi planetari extrasolari.

Illustrazione del Nancy Grace Roman Space Telescope nello spazio, con il grande corpo del telescopio

Il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo osservatorio spaziale della Nasa dedicato alle grandi survey del cielo nel vicino infrarosso. Crediti: Nasa

Per affrontare domande così diverse, Roman punta soprattutto sulla quantità di cielo che può osservare in una volta sola. Lo specchio primario ha un diametro di 2,4 metri, come quello dello Hubble Space Telescope, ma il Wide Field Instrument può inquadrare in una singola esposizione un’area di cielo circa cento volte più ampia. Nei cinque anni di durata nominale della missione potrà così raccogliere immagini e spettri di enormi porzioni di cielo e osservare miliardi di galassie.

Anche la quantità di dati dà un’idea delle dimensioni del progetto: la Nasa stima un volume di circa 1,4 terabyte al giorno. Questi dati alimenteranno un archivio pubblico utilizzabile anche per ricerche diverse da quelle previste dai programmi scientifici principali della missione. Una raccolta di queste dimensioni apre naturalmente spazio anche alla citizen science, ed è proprio in questa direzione che si sta muovendo Zooniverse.

Schermata dell’interfaccia di Galaxy Zoo con l’immagine di una galassia e le opzioni utilizzate dagli utenti per classificarne forma e caratteristiche.

L’interfaccia di Galaxy Zoo, progetto di citizen science ospitato su Zooniverse per la classificazione delle galassie

Su Zooniverse, a seconda del progetto, chi partecipa può classificare immagini, distinguere diversi tipi di oggetti, confrontare sorgenti e segnalare caratteristiche insolite da sottoporre poi ad analisi più approfondite. Per Roman i primi progetti sono già in preparazione e altri potrebbero aggiungersi nei prossimi anni. Galaxy Zoo, nato nel 2007 per coinvolgere il pubblico nella classificazione delle galassie, sta lavorando a iniziative dedicate alla morfologia e agli spettri delle galassie. Planet Hunters sta invece valutando come utilizzare le osservazioni di Roman per la ricerca di esopianeti.

Il contributo del pubblico all’analisi dei dati astronomici non nasce con questa missione e lo stesso Galaxy Zoo fu avviato proprio per affrontare un problema molto concreto: classificare visivamente circa un milione di galassie della Sloan Digital Sky Survey, un lavoro proibitivo per un piccolo gruppo di ricerca. Da allora la citizen science si è allargata a molti altri ambiti, compresa la ricerca di pianeti extrasolari e l’identificazione di strutture o oggetti insoliti nelle immagini astronomiche. In questo senso, Roman offrirà ora un nuovo banco di prova a partire dal 2027, quando il telescopio inizierà a restituire i primi dati scientifici.