Il Roman Space Telescope, il cui lancio è previsto per il 30 agosto, aprirà nuovi orizzonti allo studio della materia oscura e dei pianeti extrasolari. Con uno specchio di 2,4 m di diametro, paragonabile a quello dello Hubble Space Telescope, e un’ottica progettata per massimizzare il campo di vista, potrà coprire con una osservazione una regione cento volte più grande di quanto possa fare Hubble, moltiplicando la scienza possibile. Non per niente la missione era nata con il nome Wfirst (Wide Field InfraRed Survey Telescope), perché doveva focalizzarsi sulla copertura sistematica di vaste zone del cielo sfruttando le lunghezze d’onda infrarosse non penalizzate dalla presenza di polvere, quindi più penetranti di quelle ottiche.
Tuttavia, questo telescopio ottimale per realizzare immagini a grande campo della volta celeste non era nato per studiare il cosmo. Il suo obiettivo doveva essere l’osservazione della Terra, per spiare tutto quello che può avere rilevanza militare. Era stato costruito per il National Reconnaissance Office (Nro), responsabile della sorveglianza spaziale per conto del dipartimento della difesa – ora dipartimento delle guerra – statunitense.
Dal momento che le attività dello Nro sono coperte da segreto militare, non sappiamo a quale programma appartenesse il telescopio riconvertito. Tuttavia i parametri dello specchio fanno pensare alla serie KeyHole (buco della serratura) che, tra il 1976 ed il 2011, ha lanciato 15 satelliti, una frazione dei quali somigliava alquanto allo Hubble Space Telescope. Difficile sapere di più, perché tutte le informazioni sono classificate e lo Nro ha iniziato a annunciare pubblicamente i lanci che effettua solo nel 1996 fornendo il logo del satellite e niente altro.
Il fatto che la comunità astronomica abbia potuto contare su un unico Hubble Space Telescope, mentre i militari ne hanno dispiegato un numero imprecisato, dà immediatamente l’idea della abissale differenza tra i finanziamenti per la ricerca e quelli militari. Inoltre, quando si costruiscono satelliti in serie (e non si hanno limiti di budget) è normale avere pronte delle parti di ricambio da utilizzare in caso di bisogno. Poi magari succede che la tecnologia debba essere aggiornata rendendo inutili i ricambi, che rimangono impacchettati in una camera pulita fino a quando non si decide cosa fare.
Stiamo parlando di strutture di dimensioni ragguardevoli la cui custodia ha costi non trascurabili ed è comprensibile che, passati un certo numero di anni, si pensi al modo migliore per sbarazzarsene. Visto che, dopo tutto, si trattava di telescopi spaziali lo Nro, nel gennaio 2011, ha contattato la Nasa dicendosi disposto a cedere due telescopi delle dimensioni dello Hubble Space Telescope ma con un’ottica diversa, pensata per produrre immagini a grande campo.
La Nasa ha voluto sincerarsi che i telescopi “spia” potessero essere di utilità astronomica. È stato istituito un gruppo di lavoro che ha immediatamente riconosciuto che era proprio quello che serviva per la missione Wfirst, che languiva per mancanza di fondi. Dal momento che in un osservatorio spaziale il telescopio rappresenta una frazione che oscilla tra un quarto e la metà del costo, la donazione dello Nro è giunta a fagiolo e ha permesso di fare partire il programma.

Dr. Nancy Grace Roman, prima Chief of Astronomy della Nasa, alla console di controllo dell’Orbiting Astronomical Observatory 3 (Oao 3), soprannominato Copernicus, presso il Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt, nel Maryland, nel 1972. Crediti: Nasa
Poi, nel 2020, la Nasa ha deciso di cambiare nome alla missione e dedicarla a Nancy Grace Roman, che è stata la prima Chief Astronomer dell’agenzia e, pur restando fuori dai riflettori, è stata l’iniziatrice di tutti i programmi di astronomia dallo spazio americani. È grazie a lei che sono nati i satelliti dedicati all’astronomia ultravioletta, X e gamma. Si tratta di radiazioni che vengono assorbite dall’atmosfera e quindi si possono misurare solo dallo spazio, ma Nancy Roman capì che, oltre l’atmosfera, lo spazio offriva le condizioni perfette per le osservazioni ottiche. Per questo si spese moltissimo perché la Nasa costruisse un telescopio spaziale, difese il progetto davanti al Congresso e ottenne i finanziamenti, diventando la “mamma” dello Hubble Space Telescope.
La decisione di onorare la sua memoria è un meritato riconoscimento, anche perché il Roman Space Telescope sarà il primo strumento spaziale dedicato a una scienziata. Poi, nel 2028, partirà verso Marte il rover europeo Rosalind Franklin.
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