SI RIPARTE ANCHE CON PARTENARIATI PUBBLICO-PRIVATI

Corsa verso Marte, a cinquant’anni dalle Viking

A mezzo secolo di distanza dal successo delle sonde Viking 1 e 2, l’esplorazione del Pianeta rosso continua a essere al centro dei programmi spaziali di Stati Uniti, Europa e Cina. Ne parla in questo articolo – pubblicato il mese scorso sul Sole 24 Ore e qui riproposto con il consenso dell’autrice – l’astrofisica Patrizia Caraveo

     21/08/2026

Nel luglio di cinquant’anni fa la Nasa otteneva un successo clamoroso con l’arrivo sulla superficie di Marte della sonda Viking 1. Al Jet Propulsion Laboratory tutti trattenevano il fiato mentre la sonda inviava riga per riga la prima foto del terreno circostante. Quando fu chiaro che tutto funzionava, l’entusiasmo fu incontenibile perché si trattava del primo tentativo della Nasa di fare posare dolcemente un carico su Marte.

Con il senno di poi, stupisce che la Nasa, pur senza alcuna esperienza in questa difficile manovra, avesse scommesso così tanto sul costoso programma Viking, basato su due missioni gemelle ognuna delle quali comprendeva un orbiter ed un lander. Partite tra agosto e settembre del 1975, con due lanci a circa due settimane di distanza l’una dall’altra, erano entrate in orbita marziana il 19 giugno e il 7 agosto del 1976. Dopo una serie di osservazioni, volte a scegliere il sito per l’ammartaggio, il 20 luglio 1976 Viking 1 aveva superato in modo impeccabile i sette minuti di terrore necessari per arrivare al suolo. Poche settimane dopo sarebbe stata seguita dalla sonda gemella Viking 2, che si posò in una diversa area del pianeta il 3 settembre.

Nel corso della storia, Marte era sempre stato visibile, ma mai alla nostra portata — fino al 20 luglio 1976, quando il lander Viking 1 della Nasa riuscì ad approdarvi e iniziò a trasmettere le prime immagini dalla superficie del Pianeta rosso. Crediti: Nasa/JPL-Caltech

Le due sonde comunicavano con la Terra tramite due orbiter che avevano anche il compito di cartografare Marte. Tuttavia, quando si pensa alle missioni Viking, l’immagine iconica non è la mappa di Marte ma la foto del braccio robotico che raccoglie terreno marziano da analizzare nel laboratorio interno alla sonda che aveva un compito veramente ambizioso: capire se su Marte ci fosse (o ci fosse stata) qualche forma di vita. I lander, ispirati dal grande Carl Sagan, avevano a bordo ben quattro strumenti per la ricerca di tracce biologiche, anche inerti, nel suolo. I campioni raccolti erano posti in un ambiente umido o con nutrienti (portati da Terra) per capire se eventuali reazioni chimiche potessero fornire prova della presenza di forme di vita basate su carbonio e acqua.

Gli strumenti, che funzionarono alla perfezione, non furono in grado di dare risposte sicure. Alcuni campioni davano qualche speranza, altri assolutamente no. Ci sono voluti trent’anni prima che il lander Phoenix, posatosi nel maggio 2008 nelle zone polari di Marte, individuasse nel perclorato, presente nel terreno marziano, il colpevole della confusione. Tuttavia, non c’è dubbio che i Viking abbiano fatto partire l’epopea della ricerca di vita su Marte che adesso vede in prima linea i potenti rover della Nasa Curiosity e Perseverance, che hanno confermato l’antica presenza di acqua sulla superficie, ora desertica, del pianeta oltre a trovare composti organici considerati di grande interesse.

Tuttavia, per quanto sofisticati, i rover sono più adatti a portare avanti studi di geologia che di chimica astrobiologica, un lavoro che dovrebbe essere fatto in laboratori terrestri. Per questo, il diligente Perseverance raccoglie e incapsula campioni “interessanti”, che avrebbero dovuto essere riportati a terra dalla missione Mars Sample Return che, nel frattempo, è stata cancellata dalla Nasa. È quindi probabile che i primi campioni marziani verranno riportati a Terra dalla Cina, che pianifica una grandiosa missione a Marte per il 2028. Si chiamerà Tianwen-3 e sarà la seconda missione marziana della Cina (dopo Tianwen-1, lanciata nel 2020). Grazie a un doppio lancio con i Long March più potenti, Tianwen-3 avrà un lander con una trivella per la raccolta dei campioni, un sistema di lancio per riportare in orbita il materiale che troverà la sonda, che lo riporterà a terra nel 2031.

Andare in profondità per cercare forme di vita presenti o passate è anche lo scopo della missione del rover europeo Rosalind Franklin, fornito di una trivella italiana capace di scavare fino a due metri di profondità. Il rover sarebbe dovuto partire nel 2020, centenario della nascita di Rosalind Franklin, a bordo di un Proton fornito dall’agenzia spaziale russa, ma una combinazione tra problemi tecnici, dovuti anche alla pandemia, seguiti dai problemi geopolitici, dovuti all’invasione dell’Ucraina, hanno costretto l’Esa a riprogettare la missione in collaborazione con la Nasa che, nel 2028, vuole anche tentare un nuovo approccio pubblico-privato per l’esplorazione di Marte.

Nella convinzione che i «partenariati pubblico-privati sono un moltiplicatore di forze per la scienza», l’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha annunciato che la prossima missione verso Marte sarà fatta combinando la leadership scientifica dell’agenzia con la capacità innovativa del settore privato. «Abbinando gli strumenti di livello mondiale della Nasa all’innovazione e agli investimenti del settore privato, possiamo produrre più risultati scientifici, più frequentemente, e ridurre i tempi necessari per fornire dati essenziali ai ricercatori che si preparano per le future missioni umane su Marte».

Secondo questo modello, la Nasa sarà responsabile degli strumenti scientifici dell’orbiter Aeolus, dedicato allo studio dell’atmosfera marziana, mentre la società californiana Relativity Space fornirà la sonda, il lanciatore Terran e le operazioni durante il lungo viaggio per portare gli strumenti a Marte. Un approccio diverso da quello utilizzato fino a ora nelle missioni interplanetarie della Nasa, dove l’agenzia, pur utilizzando lanciatori commerciali, era responsabile di tutto. Anche in questo caso per la Nasa si tratta di una scommessa, dal momento che il Terran non è ancora operativo. Speriamo che la missione Aeolus goda della fortuna degli straordinari Viking.