Il percorso accademico e umano di Karl-Heinz Mack rappresenta l’esempio di uno scienziato europeo capace di tessere legami profondi tra la scuola astronomica tedesca e la comunità astrofisica italiana, in particolare quella bolognese. La sua formazione ha radici in Germania, all’Università di Bonn, dove compie l’intero ciclo di studi fino al dottorato di ricerca nel 1996. Già in questi anni, dedicati allo studio delle radiosorgenti extragalattiche, si delineano i fili che lo legheranno all’Italia: le sue ricerche uniscono l’utilizzo del radiotelescopio tedesco di Effelsberg alle prime campagne osservative condotte con la parabola di Medicina, alle porte di Bologna. Prima di stabilirsi in Italia, attraversa una stagione di intensa mobilità internazionale. Dopo un anno di post-dottorato a Bonn, nel 1997 si trasferisce a Dwingeloo, nei Paesi Bassi, presso l’istituto di radioastronomia olandese (Astron). La svolta avviene nel 1999 con la vincita di una borsa Marie Curie. Questa opportunità lo porta a Bologna, segnando l’inizio di un capitolo fondamentale. In quel biennio, Karl-Heinz si integra perfettamente nel tessuto umano e scientifico dell’istituto Cnr (oggi Istituto di radioastronomia dell’Inaf), stringendo collaborazioni destinate a durare una vita. Nel 2001 vince il concorso di ricercatore a tempo indeterminato e nel 2010 diventa primo ricercatore, e così Bologna diventa la sua casa e la sua base scientifica.
All’istituto bolognese, Karl-Heinz si distingue per le ricerche sulle radiogalassie, sui getti relativistici e sulle hot spots delle radiogalassie, sulle quali porta avanti studi di grande impatto. Al contempo, assume un ruolo di riferimento nella tutela tecnologica dei radiotelescopi nazionali e nello sviluppo dei sistemi osservativi per i single dish di Inaf, promuovendo la necessità di approcci operativi comuni sul territorio nazionale. Con dedizione, guida anche i complessi progetti per la difesa delle frequenze e la mitigazione delle interferenze, proteggendo il cielo invisibile osservato dalle antenne di Medicina, Noto e della Sardegna. Per tutta la sua carriera ha dato molta importanza all’attività didattica e di divulgazione ed è stato infatti fra i promotori del Centro visite “Marcello Ceccarelli” di Medicina.
Di seguito abbiamo raccolto i ricordi di alcuni degli studenti e colleghi che Karl-Heinz ha accompagnato negli ultimi anni della sua carriera. Testimonianze diverse, ma unite dalla gratitudine per la sua generosità, per i suoi insegnamenti e per la fiducia che ha saputo trasmettere, lasciando un segno profondo nella crescita scientifica e personale di ciascuno di noi.
Arrivederci, Karl-Heinz.
Il giorno in cui sono entrata nel tuo ufficio, la prima cosa che mi ha colpito è stata la tua grande umanità.
Ti ricordo durante il mio percorso di master, mentre mi raccontavi delle tue esperienze a Bonn, del tuo arrivo in Italia e della gioia che ti dava bere un bicchiere di latte fresco. Forse in quel gesto riaffioravano tanti ricordi del tuo passato. Ricordo anche quando mi dicevi che, tra i vari campi dell’astronomia, la radioastronomia era quello che sentivi più vicino, più familiare.
Grazie a quelle parole e alle lunghissime ore trascorse nel tuo ufficio, discutendo di scienza e di vita, ho seguito il tuo consiglio. Mi hai aiutata ad entrare nel campo della radioastronomia e a formarmi come la radioastronoma che sono oggi. Hai avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita scientifica e personale.
Ricordo le parole di incoraggiamento che avevi sempre per me nei momenti di difficoltà durante la mia tesi di master e nei primi anni del mio percorso di dottorato, quando mi trovavo così lontana da casa. Ricordo che sei stato tu a convincermi a intraprendere il viaggio verso Bonn. Mi hai offerto una straordinaria opportunità e mi hai trasmesso tutto il fascino della radioastronomia osservativa. Mi hai accompagnata, quasi mano nella mano, a osservare con Effelsberg, regalandomi una delle esperienze più importanti e significative della mia vita.
Mi hai sempre sostenuta. Mi hai sempre incoraggiata a trasformare la mia forza e persino le mie paure in strumenti per andare avanti. Hai creduto nelle mie capacità come ricercatrice e come persona, spesso più di quanto facessi io stessa.
Ti ringrazio e condivido pienamente la tua visione: questo campo mi ha sempre fatto sentire parte di una comunità, di una famiglia che sostiene, consiglia e accompagna nel cammino. Se sono diventata la persona che sono oggi, è anche grazie a te.
Rimarrai sempre nei miei pensieri e nel mio cuore. Grazie Karl-Heinz, arrivederci e a presto.
Alice Pasetto
Arrivederci Doktorvater, e grazie di tutto. Per la tua immensa generosità e per i bei momenti vissuti durante gli anni della tesi, che rimangono ancora nella mia memoria.
Grazie per essere stato tu ad accompagnarmi nel mondo della radioastronomia, che mi risultava così estraneo quando ci siamo conosciuti. Sei stato generoso nell’insegnarmi ciò che dovevo sapere sui single-dish, e mi hai portato per la prima volta a questo gigante di Effelsberg che conoscevi così bene e che mi ha tanto impressionato. Questi insegnamenti hanno segnato profondamente la mia carriera successiva e per questo ti sono immensamente grato. Sei stato generoso anche nel darmi l’opportunità di occuparmi delle mie proposte, di guidare il mio lavoro e rispettare i miei tempi, il che mi ha fatto guadagnare fiducia e crescere come astronomo. Mille grazie.
Sul piano personale non sei stato meno generoso… quando sono arrivato a Bologna avevi già parlato con Raffaella e avevo dove alloggiare. Ricorderò sempre i nostri pranzi alla mensa dell’Ira, spesso con Alfredo, Franco, Pietro o Alessandra. Ti ho visto fare strage di centinaia di limoni, il cui succo bevevi con acqua per fare il pieno di vitamine e continuare con energia nei pomeriggi. Vorrei che ti avessero potuto rinforzare un po’ di più per tenere a bada la malattia che ti avrebbe colpito poco dopo. Grazie per aver avuto pazienza con me quando le cose si facevano difficili e per aver avuto tempo per ascoltarmi e darmi consigli che ho conservato per il lavoro e per la vita.
Mi dispiace di non aver mantenuto un contatto molto stretto negli ultimi anni, anche se grazie ad Alessandra ho avuto l’opportunità di parlare con te l’anno scorso, nello stesso ufficio in cui mi avevi parlato vent’anni prima di beams, antenna efficiencies o della polarizzazione strumentale. Questa volta mi hai parlato dalla tua sedia a rotelle motorizzata, mi hai raccontato della tua malattia e di come la stavi affrontando… e nonostante il male, ho anche saputo dell’esistenza di Cornelia, il che mi ha riempito di immensa gioia. Pur non conoscendola, le mando un forte abbraccio, così come a Daniela, in questi momenti così difficili.
Arrivederci “señor”, spero che lì dove sei tu abbia a portata di mano un buon albero di limoni, un buon libro e un buon disco di musica classica…
Francisco Montenegro montes

Karl-Heinz (a sinistra) mostra il funzionamento della “macchina dei colori”. Crediti: Alice Di Vincenzo
Arrivederci, Karl-Heinz.
Durante gli anni del dottorato ho avuto la fortuna di trovarti accanto come guida. Ho imparato molto da te, non soltanto sulla radioastronomia, ma anche dal tuo modo di affrontare il lavoro e la vita: dalla tua umanità, dalla tua disponibilità e dalla fiducia con cui riuscivi sempre a guardare al futuro. In un periodo fatto inevitabilmente anche di incertezze, mi hai aiutato a credere nelle mie possibilità e ad andare avanti con maggiore sicurezza.
Conservo in particolare il ricordo della mia prima visita al radiotelescopio di Effelsberg, nel 2009. L’emozione di trovarmi davanti a quel grande telescopio e di toccare con mano il mondo della radioastronomia è rimasta con me negli anni. Oggi, vedere negli occhi dei giovani astronomi lo stesso stupore e lo stesso entusiasmo che provai allora è per me motivo di grande emozione. Mi piace pensare che, nel trasmettere loro quella passione, continui a vivere anche qualcosa di ciò che tu hai trasmesso a me.
Ti devo molto, Karl-Heinz, e porterò sempre con me i tuoi insegnamenti, il tuo esempio e la fiducia che hai saputo darmi.
Grazie di tutto.
Gabriele Bruni
Caro Karl Heinz,
Ricordo come fosse ieri il mio primo giorno di tesi magistrale, quando mi portasti a visitare l’Ira di Bologna. Tu, alto il doppio di me (!), salivi i gradini a tre a tre tra un piano e l’altro, e io a correrti dietro, perplessa sul perché di quella maratona. Solo anni dopo mi hai confessato che lo avevi fatto apposta, per mettere alla prova la mia determinazione a starti dietro… in tutti i sensi! E quante risate ci siamo fatti poi a ripensarci.
In fondo, da quel giorno non hai mai smesso di fare la stessa cosa: mi hai sempre guidata e, al tempo stesso, spronata a fare un passo in più, aiutandomi a crescere sia come ricercatrice sia come persona. La tua passione e la tua conoscenza della radioastronomia erano contagiose. Ogni volta che parlavi del telescopio di Effelsberg – il “Padellone”, come lo chiamavamo – ti si illuminavano gli occhi. Ricordo ancora l’emozione della prima volta che mi ci portasti nel 2012: premere un pulsante e vedere quell’antenna gigantesca muoversi davanti ai miei occhi è un ricordo tuttora vivissimo. E ancora oggi, il poster che tengo di fronte alla mia scrivania in ufficio è proprio quello di Effelsberg.
Lavorare con te e imparare da te è stato un privilegio e un immenso piacere. Sei stato tu a posare i primi mattoni della (radio)astronoma che sono diventata, e per questo non riuscirò mai a ringraziarti abbastanza. Mi dispiace molto non aver avuto la possibilità di condividere con te questo percorso più a lungo.
Grazie di tutto, Karl Heinz. Il tuo ricordo sarà sempre con me.
Marisa Brienza
Un evento ha cambiato per sempre il mio rapporto con te: la settimana a Rimini durante la scuola Eris del 2011. Entrambi coinvolti nell’organizzazione, abbiamo lavorato, pranzato e cenato insieme tutto il tempo, e in quel frangente ho scoperto la tua gentilezza e umanità. Non più solo semplici colleghi, le nostre chiacchiere hanno assunto un tono più confidenziale e profondo, ed è stato un gran regalo in tutti questi anni. Il tuo animo elegante rimarrà sempre con noi.
Tiziana Venturi
Carissimo Karl-Heinz,
Grazie!!! Mille volte Grazie!!
Grazie per aver creduto in me da subito e avermi dato quella spinta che io non avevo per iniziare il percorso di studi. Che anche grazie a te ho portato a termine con successo.
Grazie per tutte le volte che hai tolto tempo ai tuoi impegni e mi hai seguito per spiegarmi materie per me difficilissime.
Grazie per essere stato l’uomo che sei stato, buono, comprensivo, ma anche fermo nei tuoi principi.
Grazie per avermi reso una persona migliore, capace di affrontare meglio quanto mi accadeva intorno.
Grazie per avermi ascoltato quando più ne avevo bisogno.
Grazie per esserci SEMPRE STATO!!
Barbara Neri
Karl-Heinz era approdato in Italia con una borsa Marie-Curie e si era profondamente innamorato della nostra cultura; ne apprezzava pregi e difetti, divertendosi sempre a rimarcare, con affettuosa ironia, le differenze con la sua rigorosa formazione tedesca. Era una persona d’oro, straordinariamente buona e sempre pronta ad aiutare chiunque: un mentore fantastico nel lavoro e – pur avendo solo pochi anni in più di noi – un solido punto di riferimento per noi giovani che muovevamo i primi passi in radioastronomia all’inizio degli anni 2000; incontrarlo all’estero durante i congressi regalava la bellissima sensazione di incrociare un “pezzetto d’Italia”. Il suo straordinario senso civico e il fortissimo attaccamento all’Istituto emergevano anche nei piccoli gesti quotidiani. Ricordo con affetto che ogni venerdì pomeriggio, prima di andare a casa, faceva meticolosamente il giro di tutti i piani e degli uffici per controllare che nessuno avesse dimenticato un vasistas aperto o scordato il condizionatore acceso. Ricordo anche quando in tre andammo a recuperare il vecchio frigorifero di una collega da portare in Istituto: giù per delle scalette ripide e strette lui, uomo fisicamente possente, da solo praticamente sorreggeva il frigorifero e noi altri due. Custodisco poi con grande simpatia anche il ricordo di una settimana trascorsa insieme in Germania per una collaborazione scientifica presso l’Mpa. Karl-Heinz mi venne a prendere all’aeroporto di Francoforte, facendomi sperimentare per la prima – e memorabile – volta la sua guida sull’autobahn. Passammo poi i giorni successivi a lavorare duramente… ma anche a testare torte e Sacher in tutte le migliori pasticcerie di Heidelberg: un tour dolciario in cui lui, pur non essendo affatto goloso, si prestava con gioia per il puro piacere di fare felice me, che invece lo ero eccome.
Gianfranco Brunetti
Di Karl-Heinz conservo i ricordi più felici. Le nostre strade si sono incrociate all’Ira quando ero un giovane dottorando e lui un postdoc arrivato da poco in Italia da Bonn. Ci siamo subito trovati in sintonia. È stato un felice incontro tra due mondi, due modi di pensare. Cercavamo un terreno comune, ci confrontavamo sulle differenze culturali: “Stranamente, mi ritrovo sempre a vivere in città che iniziano con Bo e hanno il fiume Reno!” amava scherzare. Per me, interagire con lui è stata un’opportunità di crescita irripetibile, sia professionale che personale. L’Istituto di radioastronomia era un ambiente estremamente stimolante e collaborativo, e l’entusiasmo era immenso. Si imparava moltissimo dai ricercatori, così come dai colleghi studenti e postdoc. E così è stato anche tra me e Karl-Heinz: abbiamo subito iniziato a collaborare sugli studi spettrali di radiosorgenti, combinando teoria, programmazione e osservazioni. Karl-Heinz era un incredibile collante tra diversi gruppi e ricercatori e riusciva ad amplificare l’intensità della collaborazione tra tutti noi. Ricordo l’epico viaggio in auto senza sosta da Bologna a Bonn, attraverso l’Europa, con i suoi commenti su ogni luogo e città incontrati lungo il percorso. Il suo orgoglio nel descrivere il grande radiotelescopio di Effelsberg, le lunghe notti di osservazione e le numerose discussioni e i progetti che stavamo portando avanti sul futuro Srt. Sarai sempre nei miei pensieri, un collega e amico forte e fiero con cui ho condiviso i momenti più belli.
Matteo Murgia
Ho iniziato a frequentare l’Istituto di radioastronomia nel 1998, quando vivevo nella stanza dei laureandi. Già in quegli anni ho avuto modo di conoscere Karl Heinz, ricercatore riservato e gentile che si occupava di radiogalassie. Con il tempo, anche se dal punto di vista lavorativo abbiamo preso strade diverse, è sempre stata una figura di riferimento per l’Istituto. È un dispiacere grande sapere che se n’è andato, troppo presto. So già che, ripercorrendo quel corridoio, continuerò a percepire la sua presenza, come facevo un tempo.
Maura Sandri
Negli anni ’90 andavo spesso a Bonn a lavorare con Uli Klein. Durante una di queste visite Uli mi presentò un nuovo dottorando. Fu il mio primo incontro con Karl Heinz. Mi accorsi molto presto delle sue capacità, della sua affidabilità e della sua gentilezza. Lavorando insieme mi resi conto che era molto piacevole non solo fare ricerca ma anche chiacchierare degli argomenti più svariati, perché era un uomo colto. Degli anni passati a studiare il catalogo B3 ricordo l’atmosfera tranquilla, mai da parte di Karl Heinz una parola di troppo, mai la sensazione che volesse imporre il suo punto di vista.
Negli ultimi durissimi anni abbiamo mantenuto l’abitudine di sentirci e qualche volta di vederci. Avevamo un accordo: quando si sentiva meglio mi telefonava e parlavamo di viaggi, di storia, di un libro appena letto… Ho solo il rammarico di non essere andata a trovarlo più spesso. Karl Heinz, mi mancheranno la tua curiosità e la tua generosità.
Loretta Gregorini
Ciao Karl-Heinz, quante cose abbiamo fatto insieme: discussioni e articoli scientifici, congressi, la partecipazione al Board Srt e tante chiacchiere!
Ti ricordi quando portammo i partecipanti del congresso “Cosmic Magnetism” a visitare i mosaici di Ravenna, al momento di ripartire li hai contati, ricontati, hai fatto l’appello… niente, ne mancava uno… sei andato a cercarlo e l’hai faticosamente trovato: era andato a fare il bagno al mare invece che a vedere i mosaici!
Hai affrontato la tua malattia con grande forza, con il supporto di Daniela e Cornelia, di cui parlavi con orgoglio. L’ultima volta che ci siamo incontrati eri sulla sedia a rotelle ma attivo e sereno, desideroso di parlare di tutto. Non ti dimenticherò mai, fai buon viaggio tra le galassie che hai studiato tanto.
Luigina Feretti
Quando non eri in giro tra Pico Veleta, Effelsberg e mille altri posti, ci vedevamo quasi ogni giorno da te per parlare di tutti i progetti molto più grandi di me in cui volevi coinvolgermi, sempre con costanza, fiducia e grandissima presenza. Io chiedevo aiuto e consiglio, perché ero tanto giovane e non mi sentivo all’altezza.
E tu c’eri. Ci sei sempre stato.
Che belle le chiacchierate sulle scale dell’Ira alle 8 di sera, e le volte che ti ho seguito nel tuo giro a spegnere tutte le luci superflue dal quarto piano in giù, visto che spesso eri l’ultimo ad andar via.
“Qualche tedesco è simpatico” mi hai scritto una volta, in risposta ai miei racconti dalla trasferta a Effelsberg.
Avevi un modo unico di farmi ridere. Anche mentre mi continuavi a chiedere (seriamente interessato) perché il titolo “VC-Net” che avevo proposto per la rete europea per la didattica e divulgazione della radioastronomia nei Visitor Centres mi facesse tanto sogghignare.
Quando mi hai parlato della malattia non volevo arrendermi e ti continuavo a proporre alternative. Ti sei lasciato trascinare in una visita da cui io speravo di uscire con un miracolo. Tu no. Non so ancora quanto l’hai fatto per me e quanto per te.
Io alla fine non ci sono stata come avrei potuto, per “la vita”, come dicevi tu, ma anche un po’ per paura. E ora rimpiango tutto. Ma vedo anche tutto il resto.
Ci sei sempre stato. E sei rimasto sempre tu: una persona grande.
Grazie.
Stefania Varano
Caro Karl Heinz,
ti scrivo perché così mi sembra che tu sia ancora con noi.
Ricordo bene le tue prime visite a Bologna, col tuo Prof, Uli Klein, che già collaborava con l’Ira (Loretta). Eri un “ragazzo” alto e snello, con lo sguardo gentile e un leggero sorriso sulle labbra.
Mi facevi pensare ad un giovane pioppo.
Deve essere stato intorno al 1995, quando stavi finendo o avevi appena finito il PhD.
Eri di poco più grande dei miei studenti e avevi pressappoco l’età di mio figlio, per questo, io, che avevo una trentina di anni più di te, ti vedevo ancora come ragazzo.
Poi sei venuto da solo, poi hai vinto una borsa Marie Curie da spendere all’Ira, poi il concorso da ricercatore e così ti sei stabilito definitivamente a Bologna.
Il giovane pioppo è cresciuto, è diventato un albero forte e con molti rami. Una colonna portante per la radioastronomia, non solo italiana.
Non abbiamo avuto molte occasioni per frequentarci, forse anche per la notevole differenza di età, ma incontrarci all’Ira e fare due chiacchiere nel corridoio, non necessariamente di lavoro, è sempre stato molto gradevole.
Malgrado la tua brillante carriera, hai mantenuto un atteggiamento modesto e garbato. Sei sempre stato una persona schietta, gentile, generosa, disponibile per gli altri. Grazie.
Anche a Roberto piacevi molto.
Non frequentiamo più l’Istituto da molto tempo e ci siamo persi un contatto importante e costruttivo.
Ora sei nell’Universo che tu hai tanto studiato.
Come ha già scritto qualcuno prima di me, fa’ un buon viaggio
Carla Fanti
Karl-Heinz, bisogna dirlo, guidava come un matto. Ricordo ancora il terrore di una sera di nebbia fitta mentre con lui al volante stavamo andando verso Medicina per la strada di Gaiana: tutte le volte che attraverso quel famigerato ponticello penso sempre a Karl-Heinz.
E poi in mensa pranzava con incredibili piatti di pastasciutta al ragù, rinforzata con olio extravergine e una montagna di parmigiano. Il tutto condito di chiacchiere interessanti sugli argomenti più disparati: dalla storia dei romani in terra germanica, alle tradizioni locali e le origini dei boschi, fino alla musica classica.
Nei primi anni dopo che avevamo vinto il concorso all’Ira spesso rimanevamo in ufficio fino a tardi: arrivate le 20, era quasi un classico sentire il suo passo arrivare nel corridoio per fare il punto della giornata. A volte lavoravamo anche al sabato, e in quel caso ci trovavamo con Gianfranco a fare pausa in caffetteria chiacchierando di lavoro e delle nostre vite.
Ricordo le sessioni osservative a Effelsberg, e quella volta che con Daniela e Francisco andammo a pranzo nella sua fattoria. Ricordo suo papà, che gli assomigliava molto, e la passeggiata nella campagna circostante accompagnati dal suo affettuoso cane pastore.
Karl-Heinz (con il trattino, ci teneva) era una delle persone più oneste, corrette e trasparenti che io abbia mai conosciuto. Un amico su cui poter sempre contare, secondo il patto che avevamo fatto da giovani “ricercatori fuori sede”. Una persona leale e buona. Disarmante nella sua generosità. E un eccellente scienziato, uno di quelli capaci di trascinarti nelle imprese più incredibili credendoci intensamente… e spesso riuscendo a realizzarle. E soprattutto uno scienziato che credeva profondamente nel valore del gruppo ed era capace di essere il collante che teneva insieme le persone anche nelle situazioni più difficili. Queste qualità le ha riversate anche su Medicina, sul radiotelescopio Grueff, motivandoci a credere che potesse diventare un ottimo strumento anche per il single dish – come poi di fatto è diventato – portandoci l’esempio di Effelsberg e lavorando per aprire collaborazioni e sinergie con i colleghi di Bonn.
Io devo moltissimo a Karl-Heinz, per avermi trascinato nel magico mondo dei radiotelescopi e avermi insegnato che “si può fare”, o anche solo si può provarci e nel frattempo almeno ci saremo divertiti e avremo imparato cose nuove.
A me mancherà infinitamente, come collega e come amico.
Alessandra Zanichelli
Ciao Karl-Heinz,
Hai affrontato questa lunga e faticosa malattia con coraggio, ma oggi, invece di rattristarci, vogliamo ricordarti esattamente per come eri: una persona dall’animo gentile, sempre disponibile e animata da una curiosità che non conosceva limiti.
Eri uno dei pochi che non si tirava mai indietro quando si trattava di intavolare infinite discussioni con la parte più tecnologica del gruppo, cercando sempre di capire e di partecipare. E come potremmo mai dimenticare il tuo momento di gloria cinematografica? Hai vestito i panni del giornalista – rigorosamente tedesco, ovviamente! – nella nostra prima produzione 3D, “Avventure nell’universo invisibile”. Ci hai messo un’ironia e una simpatia tali che quel ricordo ci farà sempre sorridere.
Ci mancherai moltissimo, soprattutto durante i nostri pranzi estivi. Ci mancherà il tuo grande appetito, il tuo sprezzo del pericolo nello sfidare eroicamente le zanzare pur di stare in compagnia, e quel tuo modo così unico ed elegante di inserirti in ogni discorso: sempre presente, sempre interessato, ma senza mai alzare la voce o sovrastare nessuno.
Oggi ci piace pensarti di nuovo leggero e senza dolore, in viaggio per andare a scoprire ed esplorare per davvero quell'”universo invisibile” di cui avevamo solo scherzato insieme. Fai buon viaggio, amico nostro.
Jader Monari
Alle testimonianze che ricordano il gentile e disponibile Karl-Heinz io aggiungo quella del Karl-Heinz combattivo e determinato.
Siamo nel 2008, si vuole preparare un articolo per A&A sul lavoro di tesi di dottorato fatto da Elena Cenacchi a Effelsberg riguardante misure di polarizzazione circolare con single dish. Presentiamo il lavoro (quattro autori), il referee è nientepopodimenoche J.P. Hamaker.
Il commento di Hamaker è di rifiutare l’articolo, ma sono le parole a corredo che sfiorano l’insulto: «…gli autori non sono esperti», «mi annoia controllare l’algebra perché l’articolo non mi convince della sua validità», e così via.
La reazione di Karl-Heinz è immediata. Magari non solo la sua, ma è lui che apre il concerto. Non sto a farla lunga, nel giro di un paio di mesi, dopo la nostra risposta al referee, Hamaker torna indietro, ma lo fa in maniera non esplicita, utilizzando una prolissa parabola (!) che parla di vestiti nuovi e vestiti vecchi, dicendo: «I have taken a better look at their work and found that what they say is true – my original assessment was incorrect».
Alessandro Orfei










