LO STUDIO PUBBLICATO SU MONTHLY NOTICES OF THE ROYAL ASTRONOMICAL SOCIETY

Una mano d’ultra black per salvare i cieli bui

Per mitigare l’inquinamento luminoso generato dalle costellazioni satellitari, i ricercatori dell’Università del Surrey hanno testato il Vantablack® 310, un rivestimento ultra nero che assorbe il 98 per cento della luce. Le simulazioni dimostrano che il materiale riduce significativamente i bagliori dei veicoli spaziali, riportando la loro luminosità entro i limiti raccomandati dalla Iau

     07/07/2026

Un team di ricercatori dell’Università del Surrey (Regno Unito) ha testato un nuovo materiale come possibile soluzione per mitigare l’impatto delle costellazioni di satelliti sulle osservazioni del cielo notturno. Con le attuali proposte di lanciare in orbita più di 1,7 milioni di satelliti, gli scienziati di tutto il mondo stanno cercando urgentemente modi per ridurne la luminosità nel cielo. Il nuovo studio del team inglese, pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, dimostra come un rivestimento “ultra-nero” potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel ridurre l’inquinamento luminoso causato dai satelliti in orbita bassa terrestre.

Quest’immagine mostra i satelliti che solcano il cielo notturno sopra la parte settentrionale del deserto di Atacama, in Cile, nell’arco di appena un’ora. Si tratta di una sequenza tratta da un timelapse girato il 15 ottobre 2025, circa due ore dopo il tramonto. Alcune scie sono causate da aerei e sono facilmente identificabili grazie alle loro luci colorate lampeggianti, ma la maggior parte delle scie è dovuta ai satelliti. In primo piano si vede la cupola dell’Extremely Large Telescope (Elt) dell’Eso, il più grande telescopio ottico/infrarosso del mondo, attualmente in costruzione sulla cima del Cerro Armazones. Dietro di essa si vedono i laser del Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso presso l’Osservatorio di Paranal, a 22 km di distanza dall’Elt. Crediti: F. Kamphues, Eso/M. Kornmesser

Sviluppato da Surrey NanoSystems, uno spin-off dell’Università del Surrey, il rivestimento Vantablack® 310 – questo il suo nome commerciale – potrebbe attenuare la luce solare riflessa dai veicoli spaziali. È infatti questa luce riflessa la responsabile delle scie luminose e dei bagliori che interferiscono con le osservazioni dei telescopi e con le survey su vasta scala del cielo notturno, rendendo più difficile l’individuazione di oggetti deboli come asteroidi, galassie lontane e altri importanti fenomeni astronomici.

Per affrontare il problema, gli autori dello studio hanno misurato il modo in cui il Vantablack® 310 riflette la luce sotto una serie di diverse condizioni di illuminazione e di osservazione. Hanno poi utilizzato queste misurazioni di laboratorio per simulare come una superficie satellitare rivestita apparirebbe vista dalla Terra. Le simulazioni mostrano che il rivestimento potrebbe rendere le superfici dei veicoli spaziali significativamente più deboli, portando la loro luminosità vicino al limite (magnitudine AB = 7) raccomandato dall’Unione astronomica internazionale (Iau) per la protezione delle osservazioni astronomiche.

I risultati dello studio dimostrano che scelte di materiali relativamente semplici potrebbero fare una differenza significativa nel modo in cui i satelliti influenzano la raccolta dei dati astronomici, senza richiedere grandi cambiamenti nella progettazione delle missioni. Infatti, il Vantablack® 310, realizzato con uno fra i materiali più scuri al mondo (una sostanza a base di polisilossano con una struttura portante a base di silossano), riflette solo circa il due percento della luce incidente; la piccola quantità di luce riflessa viene inoltre distribuita in modo più diffuso, riducendo i lampi luminosi comunemente prodotti dalle superfici riflettenti dei satelliti.

Da sinistra, Keith Ryden, James Whitfield, Astha Chaturvedi, Keiran Clifford, Noelia Noël e Luca Ferrian con il pionieristico rivestimento nero Vantablack® 310. Crediti: Università del Surrey

Il team si sta ora preparando per una dimostrazione in orbita a bordo della missione Jovian-1 CubeSat, un programma satellitare guidato da studenti che coinvolge le università di Surrey, Portsmouth e Southampton. La dimostrazione verificherà sia le prestazioni del rivestimento nell’ambiente spaziale, sia la possibilità di misurare da terra la conseguente variazione di luminosità.

Nel frattempo, il lavoro ha raggiunto anche la scena internazionale: l’autrice principale, Astha Chaturvedi, è stata infatti invitata lo scorso dicembre a Vienna a presentare i la ricerca al workshop delle Nazioni Unite sui cieli bui e silenziosi. «Il nostro studio», dice Chaturvedi, «vuole affrontare una sfida importante per l’astronomia attraverso un approccio evidence-based. Ciò dimostra come la comunità astronomica stia collaborando con ingegneri e industria per sviluppare strategie di mitigazione realistiche e scientificamente fondate, a beneficio sia delle attività spaziali che della tutela del cielo notturno».

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