DAI DATI RACCOLTI DALLA RETE DI TELESCOPI BISON

Il ciclo solare cambia musica

Un nuovo studio di eliosismologia ha analizzato l'attività solare attraverso l'evoluzione delle oscillazioni interne al Sole. È emerso che a partire dal ciclo 23 (ora ci troviamo nel 25), i cambiamenti legati al ciclo solare stanno diventando sempre più confinati agli strati superficiali, entro circa mille chilometri dalla superficie visibile. Tutti i dettagli su Mnras

     29/05/2026

I cambiamenti interni dovuti al “bioritmo attivo” del Sole sono diventati sempre più superficiali nel corso degli ultimi quattro cicli di attività solare, secondo un nuovo studio. La ricerca, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, suggerisce che l’attività magnetica del Sole si stia progressivamente concentrando in uno strato sempre più sottile appena sotto la superficie visibile. Questo risultato potrebbe indicare cambiamenti a lungo termine nel modo in cui il Sole manifesta la propria attività.

Poiché l’attività solare varia nel corso di ogni ciclo solare di 11 anni — passando da periodi di alta attività (massimi solari) a periodi di bassa attività (minimi solari) — anche le oscillazioni del Sole, dovute alle onde sonore presenti al suo interno, aumentano e diminuiscono di frequenza. Le oscillazioni, quindi, seguono e rilevano il bioritmo attivo del Sole. Crediti: W.J.Chaplin

L’attività solare segue cicli di circa 11 anni, durante i quali aumentano e diminuiscono fenomeni come brillamenti solari ed espulsioni di massa coronale, che possono influenzare il cosiddetto meteo spaziale. Questi eventi, generati da processi interni al Sole che rigenerano e riorganizzano il suo campo magnetico, hanno conseguenze dirette anche sulla Terra, interferendo con satelliti, comunicazioni, sistemi Gps e reti elettriche. Negli ultimi anni sono molte le missioni spaziali e i satelliti concepiti per studiare la nostra stella al fine di comprendere i meccanismi che guidano il ciclo solare e migliorare le previsioni di questi fenomeni.

Tradizionalmente, l’attività solare viene studiata osservando fenomeni superficiali come le macchie solari e le emissioni energetiche. Tuttavia, queste misure non permettono di vedere cosa accade sotto la superficie del Sole. Un approccio diverso è quello dell’eliosismologia, una tecnica che analizza le minuscole onde sonore che attraversano l’interno del Sole. Studiando queste oscillazioni, e quindi “ascoltando il Sole”, è possibile ottenere informazioni sulle sue regioni profonde, normalmente invisibili.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato quasi quarant’anni di dati raccolti dalla rete di telescopi BiSon (Birmingham Solar Oscillations Network), osservando un cambiamento graduale nella struttura delle regioni appena sotto la superficie solare, che si è sviluppato nel corso di più cicli solari, in particolare dal ciclo 22 al ciclo 25 – ovvero tra il 1987 e il 2025. Secondo gli autori, il ciclo attuale mostrerebbe segnali particolarmente evidenti di questa evoluzione. Analizzando le oscillazioni p-mode, generate da onde sonore globali che attraversano il Sole e che variano in risposta all’attività magnetica, il team è riuscito a ricostruire come la struttura interna del Sole sia cambiata nel tempo. Le diverse frequenze di queste oscillazioni permettono di sondare profondità differenti sotto la superficie, offrendo così un quadro più completo rispetto alle sole osservazioni superficiali.

I risultati indicano innanzitutto che il legame tra le oscillazioni interne e le misure tradizionali dell’attività solare è cambiato in modo significativo a partire dal ciclo 23, suggerendo un’evoluzione progressiva dei processi interni del Sole. Inoltre, i dati mostrano che i cambiamenti legati al ciclo solare stanno diventando sempre più confinati agli strati superficiali, entro circa mille chilometri dalla superficie visibile. Infine, emerge che il ciclo solare attuale, il numero 25, pur apparendo più debole nelle osservazioni tradizionali, risulta invece comparabile agli altri cicli quando analizzato attraverso le oscillazioni ad alta frequenza.

«Abbiamo scoperto che il rapporto tra le oscillazioni solari interne e l’attività superficiale si è evoluto nel corso degli ultimi cicli», conclude Sarbani Basu, professore all’Università di Yale e coautore dello studio. «Questa tendenza non può essere spiegata semplicemente con l’indebolimento dei campi magnetici. Indica invece una riorganizzazione strutturale del modo in cui l’attività magnetica del Sole viene immagazzinata sotto la superficie».

Per capire se questi cambiamenti rappresentino una trasformazione stabile e duratura del comportamento magnetico del Sole, gli autori sottolineano che la raccolta continua dei dati BiSon, per il resto del ciclo 25 e nel prossimo ciclo 26, sarà essenziale.

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