Tory Brown, ospite d’onore di questa edizione, lo dice con chiarezza nell’articolo che ha scritto per Robinson: ha creato Votes for Women perché crede nella possibilità e nell’urgente necessità di costruire strumenti ludici capaci di raccontare storie dimenticate, di promuovere l’empatia e di esplorare la sconfitta in un contesto a basso rischio. Il gioco come luogo in cui esercitare la democrazia, non solo come passatempo. È un’idea che risuona profondamente con il lavoro che l’Istituto nazionale di Astrofisica porta avanti da anni nell’area scientifica di Play – Festival del gioco, l’evento dedicato al mondo del gioco in tutte le sue forme, che da venerdì 22 a domenica 24 maggio animerà BolognaFiere, il polo fieristico di Bologna.
Perché se le neuroscienze ci dicono che il gioco è uno degli strumenti cognitivi più efficaci che abbiamo, l’astrofisica ci ricorda che la conoscenza scientifica non è mai stata un territorio neutro. Chi ha voce nella ricerca? Chi decide quali siano le domande più importanti da porre? Chi gestisce l’agenda scientifica? Queste non sono questioni tecniche neutre, ma questioni culturali e politiche.

Locandina di Play 2026
Viviamo, come ha scritto il game designer Eric Zimmerman, nel secolo ludico. Il gioco è diventato un medium culturale a pieno titolo e vive oggi un’età dell’oro; non solo un fenomeno culturale, ma un pilastro dell’industria ludica che, con oltre 800 nuovi titoli lanciati ogni anno e un mercato in crescita del 6 per cento entra nelle super-categorie e si conferma un appuntamento fisso nelle serate degli italiani.
Ma soprattutto il gioco è diventato un linguaggio quasi pervasivo, capace di veicolare valori, pratiche e visioni del mondo. Capace, nel caso della scienza, di trasmettere non solo contenuti – quante stelle ci sono in una galassia, come funzionano i buchi neri – ma qualcosa di più profondo: il sistema di conoscenza che è la scienza stessa, con le sue regole, le sue dinamiche sociali e istituzionali, i suoi fallimenti e le sue emozioni. È per questo che l’Inaf è a Play dal 2019.
Le attività dell’Istituto nazionale di astrofisica a Play 2026
E ci sarà anche quest’anno, nel padiglione 15, con Pixel – Picture (of) the Universe e la pista delle biglie in verticale. Per la prima volta, al festival debutta una serie di proposte legate al pensiero computazionale e alla fisica delle stelle. La Code Hunting Game internazionale conduce i partecipanti in una caccia al tesoro globale tra i luoghi storici e attuali dell’astrofisica, con enigmi di coding da superare tappa dopo tappa. Il CodyMaze astrofisico trasforma il pavimento in un labirinto virtuale composto da Qr code, istruzioni di programmazione e quiz astronomici. Accendi la tua stella è un gioco di carte che fa vivere dall’interno la catena protone-protone, con una grafica ispirata a Il mistero della pietra azzurra di Hideaki Anno, con novanta carte per capire come il Sole fa a brillare da miliardi di anni.

Giocatori alle prese con Pixel, il gioco nato dalla collaborazione tra l’Inaf e il Game Science Research Center. Crediti: F. Villa/Inaf
Pixel, nel frattempo, prosegue il suo percorso. Il gioco, ideato insieme ad Andrea Ligabue, che di Play – Festival del gioco è anche direttore artistico, mette i giocatori nei panni di direttori di centri di ricerca astrofisica: pianificare osservazioni, migliorare la propria strumentazione, gestire le risorse e cooperare attraverso un telescopio spaziale. Una meccanica originale ispirata alla risoluzione delle immagini in astrofisica, che rende giocabili le dinamiche reali della ricerca. Perché quelle dinamiche, la competizione, la strategia, le risorse che non bastano mai sono esattamente il tipo di cose che il gioco sa raccontare meglio di qualsiasi manuale.
Gioco, didattica, ricerca
Mentre il gioco comincia a entrare nelle scuole, grazie ai percorsi di formazione per docenti che io e alcuni miei colleghi dell’Inaf abbiamo condotto nei mesi scorsi possiamo anche celebrare un importante traguardo. Il lavoro di validazione educativa su Pixel è stato pubblicato su Research in Science & Technological Education, rivista internazionale dedicata alla science education. Al di là del risultato, è molto importante che i giochi scientifici proposti da enti di ricerca e università si concentrino sulla valutazione educativa e sul design dell’attività didattica per fornire ai docenti prodotti curati, validati e utilizzabili.
Quest’anno il festival introduce un tema che ci è molto caro. Ottant’anni fa le donne italiane votavano per la prima volta. La strada verso una scienza in cui tutti, indipendentemente dal genere, dall’origine, dal percorso e dal censo, possano contribuire alla costruzione della conoscenza è ancora aperta. Il gioco, forse, è uno dei posti migliori in cui continuare a percorrerla.






