DUE NON ERANO MAI STATI VISTI PRIMA ALLE ENERGIE DEL TEV

Sette blazar estremi nel cielo di La Palma

Un nuovo catalogo di blazar estremi, ottenuto grazie a 338 ore di dati raccolti in quasi dieci anni di osservazioni dai due telescopi Cherenkov Magic, alle Canarie, è stato pubblicato la settimana scorsa su ApJ. «Rappresentano laboratori naturali per studiare i meccanismi di accelerazione delle particelle più potenti dell’universo», dice uno degli autori dello studio, Luca Foffano, dell’Istituto nazionale di astrofisica

     12/05/2026

Gli astronomi li chiamano extreme blazars e sono fra gli acceleratori di particelle più potenti dell’universo. Blazar in quanto quasar – dunque, nuclei galattici molto attivi – il cui getto punta dritto verso di noi. Ed estremi in quanto, fra i blazar, sono quelli con maggiore energia: oltre 100 GeV alle frequenze più elevate, quelle dei raggi gamma. Una potenza di fuoco con pochi rivali nel cosmo, eppure tutt’altro che semplici da individuare, soprattutto alle frequenze dei raggi gamma. È dunque con grande soddisfazione che gli scienziati delle collaborazioni Magic e Ctao-Lst annunciano l’uscita di un nuovo mini catalogo di sette blazar estremi, pubblicato la settimana scorsa su The Astrophysical Journal, ottenuto grazie a 338 ore di dati raccolti in quasi dieci anni di osservazioni – dal 2017 al 2025 – dai due telescopi Magic, entrambi situati a La Palma, nelle Isole Canarie, ed entrambi progettati per studiare le sorgenti gamma grazie all’effetto Cherenkov.

I due telescopi Magic all’osservatorio di Roque de los Muchachos, sull’isola di La Palma. Crediti: Iac

«I blazars estremi rappresentano laboratori naturali per studiare i meccanismi di accelerazione delle particelle più potenti dell’universo. Tuttavia, i processi fisici alla loro base non sono ancora del tutto compresi, e i modelli teorici standard faticano a spiegare come sia possibile raggiungere tali energie», dice uno degli autori dello studio, Luca Foffano, dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). «Gli studi degli ultimi 25 anni hanno mostrato che queste sorgenti non costituiscono una popolazione omogenea: alcune sono più estreme, mentre altre mostrano caratteristiche di transizione verso classi meno energetiche. Tuttavia, tali studi sono ancora limitati a poche decine di sorgenti, soprattutto nella banda dei raggi gamma più energetici, e questo rende difficile testare in modo robusto i modelli. È dunque essenziale ampliare la popolazione conosciuta e fornire nuovi dati osservativi su cui mettere alla prova i modelli teorici, per comprenderne la natura».

Luca Foffano, ricercatore all’Inaf Iaps di Roma, qui all’osservatorio di Roque de los Muchachos, sull’Isola di La Palma, presso la struttura di uno dei due telescopi Magic. Crediti: Inaf

Ecco dunque che essere riusciti ad aggiungerne sette – due dei quali, RX J0812.0+0237 ed RX J0805.4+7534, mai osservati prima alle energie del TeV – rappresenta un passo avanti di grande rilievo. C’è poi un terzo extreme blazar del nuovo catalogo che merita di essere ricordato: 1ES 1028+511. In questo caso non si tratta di una scoperta bensì di una conferma, in quanto era già stato rilevato nel 2024 dai telescopi Cherenkov dell’osservatorio statunitense Veritas. Conferma arrivata, però, da osservazioni congiunte fra i due telescopi Magic e Lst-1, il primo telescopio large di Ctao, il Cherenkov Telescope Array Observatory, in costruzione in parte in Cile e in parte, appunto, sull’isola di La Palma, a fianco dei due telescopi Magic. Una sorta di passaggio di testimone, dunque, queste osservazioni congiunte, dall’attuale alla nuova generazione di telescopi Cherenkov.

Angelo Antonelli, responsabile Inaf presso la Collaborazione internazionale Magic e co-principal investigator della Collaborazione internazionale Lst, qui davanti a uno dei due telescopi Magic all’osservatorio di Roque de los Muchachos, sull’isola di La Palma. Crediti: Inaf

«L’astronomia nei raggi gamma da Terra è l’ultima nata tra le varie branche dell’astronomia che osservano il cielo a lunghezze d’onda diverse da quelle della luce ottica. Le prime sorgenti celesti osservate con i telescopi a luce Cherenkov risalgono alla fine del secolo scorso ed è solo a partire dal primo decennio del Duemila che si è potuto parlare di una vera e propria astronomia gamma da Terra, con oltre trecento sorgenti a oggi osservate e studiate», ricorda un altro fra gli autori dello studio, Angelo Antonelli, responsabile Inaf presso la Collaborazione internazionale Magic e co-principal investigator della Collaborazione internazionale Lst. «Ctao – del quale l’Inaf è uno fra i principali attori – rappresenterà l’infrastruttura di riferimento a livello mondiale per l’astrofisica dei raggi gamma da Terra, consentendo di scoprire e studiare oltre mille nuove sorgenti a queste energie per avvicinarci così alla comprensione dei fenomeni più estremi dell’universo a oggi sconosciuti».

Per saperne di più:

Video Inaf del 2022 sul funzionamento dei telescopi Cherenkov e sul contributo italiano a Ctao: