Non fu Halley a scoprire la ciclicità della cometa che porta il suo nome. A sostenerlo è una ricerca condotta dall’archeologo Michael Lewis del British Museum e da Simon Portegies Zwart del Leiden Observatory. Secondo la loro ricostruzione storica, pubblicata nel libro Dorestad and Everything After. Ports, townscapes & travellers in Europe, 800-1100, il primo a stabilire un collegamento tra due osservazioni della cometa fu, già nell’undicesimo secolo, il monaco Eilmer di Malmesbury.

La rappresentazione più antica conosciuta della cometa di Halley, nell’arazzo di Bayeux, che raffigura gli avvenimenti della conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066. Crediti: Wikimedia Commons
Nel 1066 la cometa fu osservata in Cina per oltre due mesi, ricordano gli autori dello studio. Sebbene avesse raggiunto il massimo splendore il 22 aprile 1066, la cometa di Halley non fu vista in Bretagna e nelle isole britanniche prima del 24 aprile dello stesso anno. A testimoniarlo, una rappresentazione sull’Arazzo di Bayeux, un tessuto ricamato che descrive per immagini gli avvenimenti che portarono alla conquista normanna dell’Inghilterra, proprio nel 1066, e culminati con la vittoria dei normanni durante la battaglia di Hastings il 14 ottobre.
In quel periodo l’Inghilterra era governata dal re Harold Godwinson, che regnò per una permanenza piuttosto breve, dal 6 gennaio al 14 ottobre 1066. Secondo le ricerche condotte da Portegies Zwart e Lewis, la cometa fu vista cinque volte nei secoli precedenti e successivi a questa data. Nella tradizione orale, queste apparizioni sono state associate alla morte di un re, alla guerra o alla carestia nelle isole britanniche. Tanto che attorno alle comete nacquero leggende d’ogni genere, quelle che oggi chiameremmo fake news: come quella sulla cometa che si dice abbia preceduto la morte dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury nel 995, un’invenzione probabilmente intesa a spaventare la popolazione britannica con l’ira di Dio per i peccati del popolo, secondo gli autori della ricerca.
Comunque, il monaco Eilmer di Malmesbury doveva essere molto anziano quando vide la cometa di Halley per la seconda volta nel 1066. Si rese conto, infatti, di aver già visto la stessa cometa in precedenza, nel 989. Ancora una volta, come era consuetudine all’epoca, il re fu avvertito dell’imminente disastro.
Al monaco inglese va dunque il merito di aver riconosciuto che si trattava della stessa la cometa, identificandone la natura ricorrente. All’astronomo e matematico britannico Edmond Halley, invece, va il merito di aver calcolato la periodicità esatta di 1P/Halley (questo il suo nome scientifico). Egli comprese infatti che le comete molto luminose osservate nel 1531, 1607 e 1682 erano in realtà la stessa cometa, che tornava a farci visita circa ogni 76 anni.
La vedremo attraversare nuovamente i nostri cieli nel 2061, dal momento che l’ultimo passaggio è avvenuto nel 1986, esattamente quarant’anni fa. In quell’occasione, la missione Giotto dell’Agenzia spaziale europea era riuscita ad effettuare un sorvolo passando a soli 596km dal nucleo, scattando le prime immagini ravvicinate di un corpo cometario e inviando oltre duemila immagini a Terra, prima di vedere la propria fotocamera irrimediabilmente danneggiata dalle polveri. Succedeva fra il 13 e il 14 marzo 1986. Se vorrete saperne di più, tornate su questi schermi intorno a quella data, perché di quell’evento storico parleremo ancora.
Per saperne di più:
- Leggi il capitolo del libro Dorestad and Everything After. Ports, townscapes & travellers in Europe, 800-1100 sulle ricostruzioni storiche riguardanti la cometa di Halley, di Michael Lewis e Simon Portegies Zwart






