ACCADDE A COLLURANIA, NEI LOCALI DELLA SPECOLA DI TERAMO

Cent’anni fa, la tragica fine di Giovanni Zappa

Ingoiando del mercurio nel suo laboratorio, la notte del 14 settembre 1923 il giovane astronomo Giovanni Zappa – allora direttore dell’Osservatorio astronomico a Teramo e dell’Osservatorio del Collegio Romano – si tolse la vita. Le fonti scritte e la ricostruzione delle testimonianze di chi lavorò con lui ci permettono oggi di ripercorrere quella dolorosa vicenda

     14/09/2023

Ritratto di Giovanni Zappa disegnato dalla moglie Elisa Millosevich. Crediti: Inaf Oa Abruzzo

L’uomo adatto al posto adatto. Così Azeglio Bemporad definisce l’astronomo Giovanni Zappa quando, a 35 anni, viene nominato direttore della Specola teramana di Vincenzo Cerulli. Ma facciamo un passo indietro. Milanese di origine, Zappa nasce il 14 febbraio 1884. Rimasto orfano di padre, si trasferisce a Roma, dove consegue successivamente la laurea in fisica nel 1906 con una tesi sull’orbita della cometa Schaer. Il suo tutor e mentore al tempo è Elia Millosevich, di cui presto diventerà assistente presso l’Osservatorio del Collegio Romano. Zappa si dimostra fin da subito uno scienziato promettente nel campo dell’astronomia, di “una maturità di pensiero, rara fra principianti”, e la sua carriera procede rapida: diventa “astronomo aggiunto” a Catania nel 1910; si trasferisce all’Osservatorio di Capodimonte (Napoli) sotto la direzione di Bemporad nel 1913, dove prende la “libera docenza”; inizia a collaborare nel 1915 anche con la Specola di Teramo, di cui diventa direttore effettivo nel 1917; ottiene, in contemporanea, anche l’incarico di dirigenza all’Osservatorio del Collegio Romano nel 1922. Diranno della sua ricerca che “con dieci soli anni di studio, e non ancora quarantenne, aveva accumulata tanta dottrina quanta molti astronomi sarebbero lieti di poter arrivare a possedere a 60 anni!”.

Nel corso della sua attività scientifica, Zappa esplora diversi ambiti dell’astronomia: dall’influenza delle maree sul circolo meridiano di Padova, all’astrografia e ai cataloghi stellari, dallo studio delle orbite delle comete di Schaer e Kopf alla variazione delle latitudini per effetto del “termine di Kimura”, fino ad arrivare a interessarsi, affascinato, alle nuove tematiche e ai nuovi scritti proposti da Einstein sulle controprove astronomiche della relatività. Secondo gli scienziati del tempo, “la sua originalità si palesava nella concezione naturalistica che aveva dell’Astronomia, e nella importanza grande che attri­buiva allo sviluppo sperimentale della teoria degli errori”.

Una delle memorie scientifiche di Giovanni Zappa. Questa sulla “Cometa periodica 1906 IV Kopff”, nella sua prima apparizione, è del 1913. Crediti: Inaf Oa Abruzzo

Con i suoi studi, Zappa ha scovato e risolto molti errori sistematici, nelle osservazioni astronomiche legate alla meccanica e alla calibrazione degli strumenti osservativi – cerchi meridiani, telescopi, micromanometri, fotometri e non solo – di cui era un appassionato e talentuoso conoscitore. Zappa li chiama nei suoi appunti “l’onda degli errori”. E sa che, forse, anche in lui qualche “errore” di calibrazione deve pur esserci. Nel corso degli anni, infatti, Zappa è colpito da gravi attacchi di psicosi che minano la sua salute, con conseguenze pesanti sulla sua vita personale e sull’attività scientifica. Forse proprio con la speranza di maggiore stabilità e tranquillità, o forse spinto dal senso del dovere, seguì il consiglio del suo maestro Millosevich – al tempo rinomato e indiscusso luminare e accademico dei Lincei – e, nel 1910, Zappa ne sposa la figlia, Elisa Millosevich. Avranno due figli, Guido, nato durante la permanenza a Capodimonte e autore di una lettera di memorie familiari, e Francesco, nato a Teramo.

Un legame forte, quello con la città e l’osservatorio abruzzesi. Nel 1915 Zappa incontra Vincenzo Cerulli, nobile teramano, costruttore e fondatore dell’Osservatorio astronomico a Collurania, con cui intraprende una serie di campagne osservative e stringe un solido rapporto di scambio intellettuale e confronto scientifico. Proprio lo stesso Cerulli nel 1917, non avendo figli, nell’atto di donazione del suo osservatorio privato allo Stato, allora Regno d’Italia, indica Giovanni Zappa quale suo successore alla direzione della Specola. Il decreto regio del 1919 prevedeva anche “un posto da subalterno di prima classe” con compenso di 1200 lire. Suggerimento ben accolto dal ministro del tempo e da Bemporad, all’epoca direttore di Zappa, che scrive: “Egli sarà a Collurania ciò che dicesi l’uomo adatto al posto adatto e quindi sono assai lieto di questa scelta”.

Cartolina d’epoca raffigurante la collina di Collurania con la specola immersa nella campagne verde in provincia di Teramo

A Collurania, la famiglia Zappa conduce “una vita primitiva, senza luce elettrica, né mezzi di locomozione, solo una corriera postale che passava una o due volte al giorno. Ma in compenso con una grande libertà”, come racconta il figlio Guido. Qui, “sotto un cielo così stellato come non lo aveva visto altrove”, Giovanni Zappa lavora su lastre fotografiche e cataloghi stellari e “passa a vagheggiare altri problemi, poiché il suo spirito è insaziabile e nessun campo vorrebbe lasciar inesplorato”, studiando l’ordine di condensazione galattica analizzato da Edward Pickering e tanto altro, com’è riportato nelle sue Memorie di Collurania. Sotto la cupola di Collurania, Zappa inizia a “curare” anche il telescopio Cooke, che lui stesso definisce “affetto da una malattia curiosa”: eseguendo alcuni movimenti lo strumento sembrava, infatti, squilibrarsi sistematicamente con qualsiasi tipo di contrappeso, e né il costruttore né diversi tecnici di professione sapevano spiegarne la ragione. Ma Zappa risolve il problema individuando l’errore di calcolo nella distribuzione delle masse mobili e aggiungendo un piccolo contrappeso di dieci chili nel tubo del telescopio. Come scrive Cerulli nella sua “Necrologia di Giovanni Zappa” l’astronomo “grandemente si rallegrava di aver in tal modo perfezio­nato il bello istrumento di Cooke”.

Nel 1922, Zappa vince il concorso da direttore per il Collegio Romano e, dividendosi tra Roma e Teramo, continua a dirigere entrambi gli osservatori, su forte richiesta di Cerulli che, in questo modo, cerca di poter riunire le due istituzioni in un’unica sede a Teramo. Mira ambiziosa, questa, che Cerulli porterà poi avanti anche dopo la morte di Zappa, scrivendo a Gabriele D’Annunzio e ai vertici dei ministeri. Ma questa è un’altra storia.

Alto circa sette metri, il telescopio di Collurania fu costruito dalla ditta Cooke & Sons in Inghilterra nel 1885. L’obiettivo doppio ha una apertura libera di 39,4 cm ed una distanza focale di 591 cm. Il moto orario a velocità costante avveniva per mezzo di un sistema a caduta di pesi, collegato a un regolatore a masse centrifughe. Lo strumento è risultato perfettamente riuscito dal punto di vista ottico per la limpidezza del suo obiettivo e per il notevole potere risolutivo. Crediti: M. Canzari/Inaf Oa Abruzzo

Nel frattempo, forse per stress e pressioni esterne, dopo la prima forte crisi nevrotica del 1911, anche la sua “malattia curiosa” torna a colpire nel 1922, in modo ancora più pesante, e lo costringe a una lunga permanenza in una casa di salute. Racconta Cerulli: “Ma pure, uscitone nel febbraio del 1923, Zappa sembrava guarito. Io lo rividi nel luglio, e mi rallegrai di ritrovarlo sempre in possesso dell’antico acume scientifico, e non più soverchiamente malinconico quan­tunque la mole dei suoi pensieri fosse cresciuta (…). Finalmente egli aveva trovata una ri­creazione, nel dirigere talune opere murarie che si eseguivano a Collurania”.

Un legame forte, quello con Teramo, dicevamo. Si potrebbe definire indissolubile, dato che ha segnato di fatto la vita e il destino di Giovanni Zappa fino all’ultima fatidica notte del 14 settembre 1923. Qualche mese dopo la permanenza estiva a Teramo, infatti, Zappa purtroppo si suicida nel suo laboratorio, proprio accanto al caro telescopio Cooke.

Tra gli ultimi ad avergli parlato, proprio Cerulli ricorda che “la mattina del 10 settembre scese da Collurania a Teramo, e venne a trovarmi in casa, com’era solito. Mi parlò dei suoi disegni sulla trasformazione della specola, e degli strumenti nuovi che aveva ordinati in Germania. Avendo visto sul mio tavolo le bozze del­l’articolo di La Rosa sul postulato di Ritz, lo lesse attentamente, e mi disse che avrebbe voluto seguitarci a pensare (…). La sera del venerdì appresso, 14 settembre, dopo una giornata tranquilla, in cui aveva fatto dei calcoli che si ritrovarono sul suo tavolo, ed aveva, al solito, sorvegliato l’opera dei muratori, ai quali, licenziandoli, raccomandò maggior sollecitudine per l’indomani, egli si uccideva, inghiottendo tutto il mercurio dell’orizzonte artificiale di Troughton. Erano le 19:39, l’agonia durò 2 ore».

«Con il mercurio del barometro, si uccise Zappa, non con il sestante di Troughton!», esclama Agostino Di Paolantonio, tecnico e  “colonna portante” presso l’Osservatorio astronomico d’Abruzzo dal 1961 al 1997, dove ha raccolto la testimonianza diretta di Pasquale Ciceroni, in servizio a Collurania dal 1919 al 1961, durante la direzione di Zappa. E continua: «Zappa fu ritrovato disteso nella stanza accanto al Cooke e fu trasportato agonizzante all’ospedale di Teramo percorrendo il vialetto esterno su un carretto di legno trainato a mano».

L’edificio dell’osservatorio di Collurania che, assieme alla stazione osservativa di Campo Imperatore, costituisce l’Osservatorio astronomico d’Abruzzo dell’Inaf. Crediti: Inaf Oa Abruzzo

A seguito del tragico evento, per provvedere al sostentamento e agli studi dei figli, la moglie di Zappa, di formazione artistica, inizia a dare lezioni private di pittura alle “signorine benestanti di Teramo”, città dove vive fino al 1939. Il primogenito Guido, che diventerà un importante matematico, nella sua lettera descrive il padre come un uomo di grande ingegno, di elevati sentimenti e profonda gentilezza d’animo, i cui lavori scientifici sono stati fin da subito apprezzati da tutta la comunità scientifica. Se, infatti, a Zappa toccò una fine tragica, a noi rimane l’importante eredità degli studi di questo “profondo e geniale teorico, fosse anche un abilissimo osser­vatore, (…) di dottrina straordinaria e cultura magnifica!”.

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