NASCE IL SETI POST-DETECTION HUB

Se gli alieni ci contattano, che si fa?

È nato il Seti Post-Detection Hub, un centro di ricerca internazionale che fungerà da centro di coordinamento per uno sforzo globale che riunisce diverse competenze, sia scientifiche che umanistiche, per definire valutazioni d'impatto, protocolli, procedure e trattati per consentire una risposta responsabile a un eventuale contatto con forme di vita intelligente extraterrestri

     30/12/2022
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Il Seti Post-Detection Hub è una iniziativa dello Uk Seti Research Network (Uksrn), ed è ospitato dal St Andrews Centre for Exoplanet Science e dal Centre for Global Law and Governance. Crediti: St Andrews University

A un anno dall’uscita di Don’t look up, il film distopico di Adam McKay che ha mostrato, senza filtri, una presunta imbarazzante incapacità dell’umanità di reagire responsabilmente a un’emergenza extraterrestre, alcuni scienziati hanno convenuto di iniziare a essere maggiormente operativi nei confronti di un’altra domanda legata a qualcosa che “viene da fuori”: cosa farà l’umanità quando scopriremo di non essere soli nell’universo?

Attualmente esistono procedure ed entità stabilite con le Nazioni Unite per affrontare la minaccia rappresentata dagli impatti degli asteroidi sulla Terra – esiste anche un portale italiano di difesa planetaria, Sorvegliati Spaziali, dell’Istituto nazionale di astrofisica – ma non esiste nulla di simile riferito alla ricezione di un eventuale segnale radio proveniente da forme di vita intelligente extraterrestri.

Innumerevoli generazioni hanno immaginato la vita su altri mondi. La ricerca di intelligenze extraterrestri e della loro tecnologia è ormai uno sforzo in corso da decenni. Da allora, le risorse tecnologiche sono notevolmente migliorate e con esse le possibilità di rilevamento sono in continuo aumento. Di recente, l’interesse sociale è aumentato considerevolmente a causa del rilevamento di migliaia di pianeti attorno a stelle lontane nella nostra stessa galassia. Oggi, 30 dicembre 2022, gli esopianeti confermati sono 5235 in 3913 sistemi planetari diversi, mentre quelli che stanno aspettando conferma (i candidati esopianeti) sono quasi il doppio: 9169. Inoltre, più vicino a casa, stiamo esplorando mondi come Marte e Venere, così come interessanti lune del Sistema solare, alla ricerca di segni di vita, presente o passata.

La potenziale scoperta della vita microbica solleverà probabilmente diverse preoccupazioni che seguirebbero alla scoperta della vita intelligente: per quest’ultima, siamo ancora del tutto impreparati come specie. È quindi il momento giusto per considerare la risposta – e la responsabilità – dell’umanità in seguito alla scoperta della vita e dell’intelligenza nel cosmo.

Per questo motivo, è stato istituito un nuovo centro di ricerca internazionale presso l’Università di St Andrews, un’università scozzese in un paesino affacciato sul mare del Nord, che coordinerà le competenze globali per preparare l’umanità a un tale evento, e a come dovremmo rispondere. Si chiama Seti Post-Detection Hub, ospitato dal Center for Exoplanet Science e dal Center for Global Law and Governance dell’Università di St Andrews, e fungerà da centro di coordinamento per uno sforzo internazionale che riunisce diverse competenze sia scientifiche che umanistiche, per definire valutazioni d’impatto, protocolli, procedure e trattati progettati per consentire una risposta responsabile.

John Elliott, della School of Computer Science dell’Università di St Andrews e coordinatore dell’Hub, ha dichiarato: «La fantascienza è piena di esempi di esplorazioni dell’impatto sulla società in seguito alla scoperta di un’intelligenza extraterrestre, e persino a eventuali incontri. Ma dobbiamo andare oltre a pensare all’impatto sull’umanità. Dobbiamo coordinare le nostre conoscenze esperte non solo per valutare le prove, ma anche per considerare la risposta sociale umana, man mano che la nostra comprensione progredisce e ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo viene comunicato. E il momento per farlo è adesso».

Very Large Array, in New Mexico. Crediti: Nrao

Il Seti Post-Detection Hub colmerà una sostanziale lacuna politica e prenderà in considerazione anche una comunicazione scientifica responsabile nell’era dei social media.

Attualmente, gli unici protocolli di contatto concordati esistenti sono quelli elaborati dalla stessa comunità Seti nel 1989, che sono stati rivisti l’ultima volta nel 2010. Concentrandosi esclusivamente sulla condotta scientifica generale, essi costituiscono aspirazioni non vincolanti e non sono utili per gestire in pratica l’intero processo di ricerca, gestione delle prove candidate, conferma dei rilevamenti, analisi post-rilevazione e interpretazione, e potenziale risposta.

Il Seti Post-Detection Hub fornisce per la prima volta una “casa” permanente per coordinare lo sviluppo di un quadro completo, riunendo membri interessati del Seti e più ampie comunità accademiche, nonché esperti di politica, per lavorare su argomenti che vanno dalla decifrazione dei messaggi e analisi dei dati, allo sviluppo di protocolli normativi, diritto spaziale e strategie di impatto sociale.

«Riceveremo mai un messaggio da E.T.? Non lo sappiamo», conclude Elliott. «Inoltre, non sappiamo quando accadrà. Ma sappiamo che non possiamo permetterci di essere mal preparati – scientificamente, socialmente e politicamente alla deriva – per un evento che potrebbe trasformarsi in realtà già domani e che non possiamo permetterci di gestire male».

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