DATI ACCESSIBILI ANCHE AI CITIZEN SCIENTIST

Colonie lunari vegetali

Entro il 2025 la start-up spaziale australiana Lunaria One conta di realizzare il primo di una serie di esperimenti per capire se le piante possono prosperare sulla superficie lunare. Il progetto è un primo passo verso la coltivazione di vegetali per la produzione di cibo, medicine e ossigeno sulla Luna, in vista di una futura colonia umana. I risultati saranno utili anche per contrastare i problemi dell’agricoltura terrestre derivanti dal clima

     10/10/2022
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L’esperimento Aleph di Lunaria One (rendering). Crediti: Lunaria One

Imparare a coltivare vegetali nello spazio sarà utile anche per far fronte ai problemi dell’agricoltura terrestre derivanti dal clima o da disastri naturali? Certamente sì, e il progetto potrebbe diventare realtà in tempi relativamente brevi. Entro il 2025, infatti, la start-up spaziale australiana Lunaria One – che comprende scienziati provenienti da Australia, Israele, Sud Africa e Stati Uniti – ha in programma l’ambiziosa missione Aleph (Australian Lunar Experiment Promoting Horticulture). Aleph sarà il primo di una serie di esperimenti di Lunaria One dedicati a capire se le piante possono non solo sopravvivere ma anche prosperare sul suolo lunare.

Il progetto è un primo passo verso la coltivazione di piante per la produzione di cibo, medicine e ossigeno, tutti beni fondamentali per stabilire la vita umana sulla Luna. Le lezioni imparate in questa missione potrebbero inoltre aiutarci a sviluppare nuovi metodi per incrementare la produzione alimentare sostenibile sulla Terra e rafforzare la sicurezza alimentare di fronte ai disastri meteorologici causati dal clima.

«Lo spazio è un eccezionale banco di prova su come propagare le piante negli ambienti più estremi. Le condizioni difficili che la Terra sta affrontando a causa dei cambiamenti climatici ci costringono a valutare come gestiremo la sicurezza alimentare in futuro, per esempio creando ambienti controllati che consentano alle comunità di far proliferare rapidamente le piante dopo disastri naturali o legati al clima», dice Caitlin Byrt della Research School of Biology e dell’Institute for Space dell’Australian National University di Canberra. «Se puoi creare un sistema per coltivare piante sulla Luna, allora puoi creare un sistema per coltivare cibo in alcuni degli ambienti più difficili della Terra».

Le specie vegetali da inviare sulla Luna saranno accuratamente selezionate in base alla velocità con cui germogliano e alla tolleranza agli sbalzi di temperatura estremi sperimentati nello spazio. In particolare, una delle piante che verrà presa in considerazione per il progetto Aleph è la Tripogon loliiformis, un’erba nativa australiana – detta “della resurrezione” – che può sopravvivere in uno stato dormiente per mesi senz’acqua.

Esemplare di Tripogon loliiformis in South West Rocks, Australia. Crediti: Harry Rose/Wikimedia Commons

«Dopo aver perso oltre il 95 per cento del suo contenuto acquoso, l’erba appare come inerme nonostante sia viva, e i suoi tessuti prosperano nuovamente non appena viene idratata», spiega Brett Williams, biologo vegetale della Queensland University of Technology di Brisbane (Australia).

I semi e le piante “della resurrezione” saranno trasportati in una capsula ermeticamente sigillata, appositamente progettata a bordo del modulo spaziale israeliano Beresheet 2 di SpaceIL, che conterrà sensori, una telecamera e acqua. Beresheet 2 atterrerà sulla superficie lunare e lì – si spera – i semi e le piante germoglieranno e si riattiveranno dopo l’irrigazione controllata. La crescita e la salute generale delle piante saranno monitorate per 72 ore e con i dati e le immagini inviate a Terra chiunque potrà condurre i propri esperimenti per identificare quali varietà vegetali hanno le migliori possibilità di crescere sulla Luna.

Lauren Fell, direttrice di Lunaria One, ha chiarito che è proprio questa la chiave del progetto: «Aleph mira a rendere accessibile la scienza e l’ingegneria alla base della crescita della vita sulla Luna in modo che chiunque possa essere coinvolto su questo tema».