UN METEORITE MARZIANO PUÒ INSEGNARCI QUALCOSA SULLE ORIGINI DELLA TERRA

L’Islanda come Marte 4,5 miliardi di anni fa

Dopo 10 milioni di anni, conosciamo il luogo di origine del meteorite Black Beauty: un cratere marziano situato in una delle regioni più antiche del pianeta, e che mostra somiglianze con la crosta odierna dell’Islanda. L’algoritmo impiegato dai ricercatori si può applicare anche ai crateri della Luna e di altri pianeti del Sistema solare

     19/07/2022
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Il meteorite Black Beauty. Crediti: Northern Arizona University

Il mito che possano esistere altre forme di vita intelligenti nel Sistema solare è ormai superato, ma il dubbio su come mai, fra tutti i papabili, solo sulla Terra si siano create condizioni favorevoli alla vita rimane. Prendiamo Marte, ad esempio: 4,5 miliardi di anni fa, agli albori della nascita dei pianeti, presentava – secondo uno studio pubblicato su Nature Communications – caratteristiche simili a quelle terrestri. Addirittura, in alcune regioni il vulcanismo avrebbe reso la sua crosta molto simile a quella che troviamo oggi in Islanda. Cosa è successo, quindi?

A dare queste informazioni è stato il meteorite Nwa-Northwest Africa-7034, che gli scienziati chiamano informalmente Black Beauty per il suo colore scuro, uno dei più antichi frammenti marziani mai rinvenuti sulla Terra. È stato espulso dal pianeta d’origine circa 10 milioni di anni fa a causa dell’impatto di un asteroide, e proverrebbe da una delle regioni più antiche del Pianeta rosso, tanto che è stato datato 4,48 miliardi di anni. Il meteorite aveva già dato informazioni importanti sul passato di Marte, perché contiene minerali ossidati, che indicano che sul pianeta c’era acqua liquida molto più anticamente di quanto si pensasse. Non si sapeva ancora, però, da quale regione si fosse staccato.

«Questo meteorite ha registrato la prima fase dell’evoluzione di Marte e, per estensione, di tutti i pianeti terrestri, compresa la Terra», dice Valerie Payré, ricercatrice post-dottorato al Dipartimento di astronomia e scienze planetarie della Northern Arizona University (Nau) e coautrice dello studio. «Poiché la Terra ha perso la sua vecchia superficie principalmente a causa della tettonica a placche, l’osservazione di terreni estremamente antichi su Marte è una rara finestra sull’antica superficie terrestre che abbiamo perso molto tempo fa».

Le analisi chimiche sul meteorite, infatti, indicano che su Marte c’era un’attività vulcanica simile a quella riscontrata sulla Terra, ma risalente alle primissime fasi evolutive. La somiglianza con la crosta islandese, ad esempio, è lampante. La vera novità, comunque, sta nel fatto che finalmente Black Beauty ha un luogo di provenienza: Terra Cimmeria-Sirenum, una delle regioni più antiche di Marte, che potrebbe avere una superficie simile a quella dei continenti terrestri.

Grazie a nuovo algoritmo gli scienziati sono riusciti a risalire alla provenienza del meteorite Black Beauty, espulso dal suolo marziano in seguito all’impatto di un asteroide 10 milioni di anni fa. Crediti: Lagain et al. 2022, Nature Communications

Trovare il cratere da impatto giusto nella miriade che costella il suolo marziano non è impresa da poco, e gli autori dello studio ce l’hanno fatta sviluppando un algoritmo di rilevamento dei crateri che utilizza immagini ad alta risoluzione della superficie di Marte per identificare piccoli crateri da impatto. Ne hanno trovati circa 90 milioni con un diametro di 50 metri. In questo studio, sono riusciti a isolare il sito di espulsione più plausibile: il cratere Karratha, formatosi all’interno di un cratere più antico chiamato Khujirt.

Questa ricerca ha aperto la strada alla localizzazione del sito di espulsione di altri meteoriti marziani, al fine di creare la visione più esaustiva della storia geologica del Pianeta rosso, dieci anni prima che la missione Mars Sample Return della Nasa riporti indietro i campioni raccolti sul cratere Jezero dal rover Perseverance.

«Ad oggi, la complessità della crosta di Marte non è ancora stata compresa, e conoscere l’origine di questi sorprendenti frammenti antichi potrebbe portare i futuri rover e le missioni spaziali a esplorare la regione Terra Sirenum-Cimmeria che nasconde la verità sull’evoluzione di Marte, e forse della Terra», dice Payré, che da anni analizza le osservazioni orbitali di Marte per studiarne la crosta e vedere, ad esempio, se ci sono tracce di vulcanismo simili a quelle dell’Islanda. «Questo lavoro apre la strada alla localizzazione del sito di espulsione di altri meteoriti marziani che forniranno la visione più esaustiva della storia geologica di Marte e risponderanno a una delle domande più intriganti: perché Marte, ora secco e freddo, si è evoluto in modo così diverso dalla Terra, un pianeta fiorente per la vita?».

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