RICHIEDERÀ NOVE MESI PER ESSERE COMPLETATO

Al via uno studio della Nasa sugli Ufo

Partiranno il prossimo autunno i lavori di un gruppo di studio incaricato dalla Nasa di esaminare i cosiddetti Uap – i fenomeni aerei non identificati, o anche Ufo – da una prospettiva scientifica. Lo studio si concentrerà sull'identificazione dei dati disponibili, sul modo migliore per raccogliere quelli futuri e su come la Nasa può utilizzare tali dati per migliorare la comprensione scientifica degli Uap

     14/06/2022
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Scott Bray, vice direttore dell’intelligence navale mostra un video su di un fenomeno “non identificato”. Crediti: Ansa

Anche se la vostra fantasia tenderà a prendere il volo come una libellula, questa news non parla di men in black di un’agenzia fantasma dotata di un aeroporto intergalattico bensì della più conosciuta Nasa, e “D” non è un analogo dell’agente “K” bensì l’astrofisico David Spergel, al quale la Nasa ha affidato la guida di un gruppo di studio incaricato di esaminare i cosiddetti Uap – acronimo di fenomeni aerei non identificati, ossia osservazioni di eventi nel cielo che non possono essere identificati come aerei o fenomeni naturali noti, a volte chiamati Ufo – da una prospettiva scientifica. I lavori inizieranno in autunno. Lo studio si concentrerà sull’identificazione dei dati disponibili, sul modo migliore per raccogliere quelli futuri e su come la Nasa può utilizzare tali dati per migliore la comprensione scientifica degli Uap.

Il numero limitato di osservazioni degli Uap rende difficile trarre conclusioni scientifiche sulla loro natura. Fenomeni non identificati che si verificano in atmosfera sono di interesse sia per la sicurezza nazionale che per la sicurezza aerea. Stabilire quali eventi sono naturali fornisce un primo passo fondamentale per identificare o mitigare tali fenomeni, in linea con uno degli obiettivi della Nasa per garantire la sicurezza degli aeromobili. Attualmente non ci sono prove che gli Uap siano di origine extraterrestre.

«La Nasa ritiene che gli strumenti impiegati nella ricerca scientifica siano potenti e si applichino anche qui», ha affermato Thomas Zurbuchen della Nasa. «Abbiamo accesso a un’ampia gamma di osservazioni della Terra dallo spazio, e questa è linfa vitale per l’indagine scientifica. Abbiamo gli strumenti e il team per aiutarci a migliorare la nostra comprensione dell’ignoto. Questa è la definizione stessa di cosa sia la scienza. Questo è ciò che facciamo».

L’agenzia non fa parte della Unidentified Aerial Phenomena Task Force del Dipartimento della Difesa o del suo successore, l’Airborne Object Identification and Management Synchronization Group. Tuttavia, si è ampiamente coordinata con il governo su come applicare gli strumenti scientifici per far luce sulla natura e l’origine di fenomeni aerei non identificati.

Il team di studio indipendente dell’agenzia sarà guidato da Spergel, presidente della Simons Foundation di New York City, e in precedenza presidente del dipartimento di astrofisica alla Princeton University, nel New Jersey. Daniel Evans fungerà da funzionario della Nasa responsabile della gestione dello studio. «Data la scarsità di osservazioni, il nostro primo compito è semplicemente quello di raccogliere il set di dati più solido possibile», ha affermato Spergel. «Identificheremo quali dati – da civili, dal governo, da organizzazioni non profit, da aziende – esistono, cos’altro dovremmo cercare di raccogliere e come analizzarli al meglio».

Lo studio, che costerà meno di 100mila dollari, dovrebbe richiedere circa nove mesi per essere completato. Si assicurerà la consulenza di esperti nelle comunità scientifica, aeronautica e di analisi dei dati, per concentrarsi sul modo migliore per raccogliere nuovi dati e migliorare le osservazioni degli Uap. «Coerentemente con i principi di condivisione, trasparenza e integrità scientifica della Nasa, questo rapporto sarà condiviso pubblicamente», ha affermato Evans. «Tutti i dati della Nasa sono disponibili al pubblico – prendiamo sul serio questo obbligo – e li rendiamo facilmente accessibili a chiunque possa vederli o studiarli».

Non ci resta quindi che attendere un anno per poter leggere il report finale.