STORIA DI UN RESTAURO

Da Brera a Marte con i diari di Schiaparelli

Si è concluso il restauro dei diari di Giovanni Schiaparelli, un patrimonio storico e scientifico racchiuso in undici grossi quaderni nei quali l’astronomo piemontese, direttore fino al 1900 dell’Osservatorio astronomico di Brera, tenne nota delle osservazioni compiute dal 14 agosto 1875 al 29 ottobre 1900. Ce ne parla Agnese Mandrino, responsabile dell’archivio dell’Inaf di Brera

     18/05/2022
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Alcune fasi dell’opera di restauro. Dall’alto: i volumi prima del restauro; restauratrice al lavoro; dettaglio del restauro di una copertina con collante Tylose MH300; una doppia pagina con le osservazioni del giugno 1890, dove è possibile notare l’impiego di pezzetti di francobolli per attaccare alle pagine schizzi e disegni (cliccare per ingrandire). Crediti: A. Mandrino/Inaf Brera

Undici grossi quaderni, dal 14 agosto 1875 al 29 ottobre 1900, oltre 2.500 pagine manoscritte a matita, inchiostro nero e pastelli colorati con centinaia di schizzi e disegni di oggetti celesti, un patrimonio invidiato dal mondo, a giudicare dalle richieste di consultazioni, di prestiti, di riproduzioni.

Sono questi i diari osservativi di Giovanni Schiaparelli, l’astronomo piemontese che scoprì cosa sono le stelle cadenti, il direttore per quasi quarant’anni (dal 1862 al 1900) dell’Osservatorio astronomico di Brera, il senatore del Regno d’Italia e, soprattutto, il meticoloso e celebre esploratore di Marte.

Con un’età oscillante tra quasi 150 (il più vecchio) e oltre 120 anni (il più giovane) i diari, conservati nell’archivio storico dell’Osservatorio di Brera, mostravano ormai i segni del tempo e dell’uso, ai quali ha posto freno il restauro che si è da poco concluso.

Autorizzato dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia, finanziato dal Servizio biblioteche musei e terza missione dell’Istituto nazionale di astrofisica e dall’Osservatorio di Brera (per la parte relativa all’acquisto di materiale idoneo alla conservazione futura dei diari), il restauro si è svolto presso l’Osservatorio di Brera, per evitare qualsiasi problema legato al trasporto dei manoscritti. È stato impiantato in loco un piccolo laboratorio dove, con tutte le condizioni di sicurezza al contorno, le restauratrici del Laboratorio di restauro di Viviana Molinari di Gavardo, in provincia di Brescia, hanno concluso il loro intervento in una decina di giorni.

I diari fortunatamente non presentavano nessuna traccia di muffe, tarli o parassiti che avessero intaccato le parti scritte o disegnate. I danni erano solo legati alla loro età, quindi copertine lacere o staccate, dorsi logori o addirittura spezzati, con le legature allentate: erano “squinternati”, per usare una parola facilmente comprensibile. Lungo i margini delle pagine, poi, la carta, era disidratata e fragile, con piccoli strappi: una carta di scarsa qualità e di poco prezzo all’epoca. Certo Schiaparelli, scrivendo questi diari, non deve avere mai pensato alla conservazione perenne alla quale, invece, sono oggi destinati, in quanto beni culturali della nostra nazione. A lui, pragmatico com’era, serviva semplicemente un quaderno abbastanza comodo su cui scrivere di notte, utilizzando addirittura pezzetti di francobolli per attaccare alle pagine schizzi e disegni fatti su foglietti separati.

Agnese Mandrino, responsabile dell’archivio dell’Osservatorio di Brera, con i volumi restaurati. Crediti: Inaf Brera

Sfogliare i diari è come entrare nel buio ovattato della cupola (o meglio delle cupole) nei quali sono stati compilati. Fino alla fine di aprile del 1886 i diari riportano, infatti, le osservazioni fatte al telescopio di Merz con obiettivo di 22 cm, ancora oggi perfettamente funzionante nella sua cupola sui tetti del palazzo di Brera. Dal maggio di quell’anno iniziarono invece le osservazioni al “Gran Refrattore”, come lo chiama Schiaparelli, il telescopio Merz Repsold con obiettivo di 49 cm e con tubo di quasi sette metri, sistemato a Brera in una cupola che adesso non esiste più e ora esposto al Museo nazionale della scienza di Milano. Nei diari sono riportate osservazioni di vario tipo: stelle doppie, comete, pianeti, ma soprattutto Marte. A partire dall’agosto del 1877, infatti, il Pianeta rosso, l’incarnazione del dio della guerra, catturò quasi completamente l’attenzione di Schiaparelli, che consacrò alla sua osservazione la maggior parte del tempo.

I diari sono zeppi di disegni di Marte, siamo essi schizzi tracciati durante l’osservazione diretta al telescopio, oppure aggiustamenti e perfezionamenti elaborati nel corso di più notti. Attraverso di loro possiamo seguire l’evoluzione della “visione marziana” di Schiaparelli. I primi schizzi riguardano le grandi strutture presenti sul pianeta, quelle che ancora oggi portano i nomi che l’astronomo di Brera diede loro; ecco poi arrivare i disegni dei canali, le lunghe linee scure che ne solcano la superficie, ed ecco, infine, a partire dalla notte di Santo Stefano del 1879, i disegni dei canali che si duplicano, così che, dove prima compariva una linea scura, se ne vedono ora due. Perché? Esiste forse una civiltà marziana che costruisce il secondo canale per raccogliere l’acqua delle nevi del polo? Ecco che, da Brera, si spalanca allora la porta della fantascienza.

Pagina di diario delle osservazioni del 13 agosto 1892. Crediti: A. Mandrino/Inaf Brera

«Ma questa parte della faccenda nei diari appena restaurati non c’è», dice Roberto Della Ceca, direttore dell’Osservatorio di Brera, «perché Schiaparelli le dedicò altri articoli divulgativi. I diari restano dei documenti esclusivamente scientifici che, dopo il restauro, tornano di nuovo disponibili per gli studiosi che frequentano il nostro archivio storico. Grazie al restauro, però, potranno riprendere i prestiti alle istituzioni che li richiedono per mostre di vario genere (l’ultima è stata, appena prima della pandemia, al Design Museum di Londra, con oltre 85mila visitatori) oppure essere esposti nel nostro Osservatorio, durante varie iniziative di apertura del museo e di diffusione della cultura scientifica».

Ma nei diari, oltre ai bellissimi disegni, che ci fanno immaginare un mondo lontano e misterioso, si ritrova anche il linguaggio poetico e mitico di Schiaparelli, che cattura chiunque lo incontri: “6 dicembre 1898, ore 4.50: Marte tranquillo nell’aria purissima. Al centro o quasi il lago della Luna, in basso un po’ di bianco di cui non riesco a decidere la forma. Lago Niliaco e Mare Acidalio a destra, il Golfo dell’Aurora non molto scuro, il Lago del Sole ora riesco a tirarlo fuori bene. Certamente vi è il Dardano, o almeno una linea parallela al Tanai”. Ma alcune notti sono un po’ povere di osservazioni, come quella del 30 settembre 1877, e la ragione ce la spiega Schiaparelli stesso: “Le prime ore di stasera, che sarebbero state così importanti dopo i disturbi dei giorni scorsi, le ho dovute impiegare a mostrar Marte, Giove e Saturno alla zia Francesca e a suo figlio. Fortunatamente non durò molto e potei ancora fare un disegno di Marte”.