DECISIONE UNILATERALE PER DARE L’ESEMPIO AD ALTRI PAESI

Moratoria Usa ai test missilistici anti-satellite

Stop ai test dei missili anti-satellite (Asat) da parte degli Stati Uniti. La decisione del governo Usa, annunciata dalla stessa vicepresidente Kamala Harris il mese scorso, mira a contenere i pericoli derivanti dal proliferare di detriti spaziali prodotti da queste esplosioni. Con un commento di Daria Guidetti (Inaf), coordinatrice del progetto “Sorvegliati spaziali”

     02/05/2022
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Rappresentazione artistica di produzione di detriti spaziali a seguito d’una collisione nello spazio. Crediti: Esa/Id&Sense/Oniriel, CC By-Sa 3.0 Igo, Cc By-Sa 3.0 Igo

Il 18 aprile la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha annunciato l’intenzione dell’amministrazione americana di applicare una moratoria sui test missilistici anti-satellite.

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico (Outer Space Treaty) afferma che l’utilizzo dello spazio da parte degli Stati deve avere unicamente uno scopo pacifico. Tuttavia, il valore strategico della spazio e l’uso di installazioni spaziali per scopi legati alla sicurezza nazionale non può essere ignorata da nessun paese. L’uso di armi contro oggetti in orbita (indicate spesso con la sigla Asat, “anti-satellite”) pone una questione significativa, non solo per le conseguenze politiche e militari tra i paesi coinvolti, ma anche per i conseguenti rischi su tutte le attività spaziali e sulla sicurezza degli astronauti, a causa della grande quantità di rifiuti spaziali che possono generare in queste occasioni. Tuttavia, mentre i trattati vietano ovviamente di distruggere satelliti di altri paesi, non ci sono vincoli internazionali per quanto riguarda il test di armi sui propri.

«E infatti è già successo in più occasioni», ricorda Daria Guidetti, coordinatrice del progetto Inaf Sorvegliati spaziali e referente in Italia per la comunicazione della rete di sorveglianza spaziale e tracciamento EuSst. «Il 15 novembre 2021 la Russia ha condotto una missione Asat su un suo satellite, mettendo in pericolo la Stazione spaziale internazionale e l’equipaggio a bordo, nonché tutti gli altri oggetti in orbita. Nel 2007, la Cina distrusse il suo satellite Fengyun 1-C, che viaggiava a quota 800 km circa, generando circa duemila rifiuti che sono rimasti in orbita – lo sono tuttora. Nel 2019 l’India colpì un suo satellite a quota 270 km, generando migliaia di rifiuti, senza fornire alcun preavviso di questo test. Ci sono delle linee guida internazionali (quelle della Inter-Agency Space Debris Committee), per un comportamento responsabile nello Spazio: non sono vincolanti, molte nazioni aderiscono, ma evidentemente non tutte».

Questo fatto diventa ogni giorno più importante a causa della crescita esponenziale di agenzie nazionali e aziende commerciali che si occupano di lanci spaziali che potrebbero essere messi a repentaglio dai rifiuti spaziali.

Gli Stati Uniti intendono quindi rafforzare le norme internazionali contro i test missilistici Asat, e per farlo hanno annunciato l’intenzione di dare l’esempio rinunciando unilateralmente a queste attività. La notizia è stata osservata favorevolmente da molte agenzie spaziali. «Ben venga questa nuova iniziativa Usa», commenta Guidetti. «È auspicabile che altri paesi seguano l’esempio».