MISURATO IL SUO NUCLEO, PIÙ NERO DEL CARBONE

La cometa più grande del Sistema solare

Un nuovo record firmato Hubble: il telescopio spaziale è riuscito a misurare il nucleo della cometa più grande mai vista finora. Ben 130 chilometri, e una massa di 500mila miliardi di tonnellate. Arriverà, fra poco meno di dieci anni, a 1.6 miliardi di chilometri dal Sole – una distanza simile a quella che separa la Terra da Saturno

     13/04/2022
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Un’enorme cometa si sta dirigendo verso di noi a circa 35406 chilometri all’ora dal bordo del Sistema solare. Fortunatamente, non si avvicinerà mai a meno di 1.6 miliardi di chilometri dal Sole – una distanza simile a quella che separa la Terra da Saturno, e che raggiungerà nel 2031. Il suo nome è C/2014 UN271 ed è stata scoperta dagli astronomi Pedro Bernardinelli e Gary Bernstein. Era stata osservata per la prima volta, per caso, nel 2010, quando si trovava a tre miliardi di miglia dal Sole. Ora si trova a poco più di tre miliardi di chilometri e nel giro di alcuni milioni di anni tornerà nel suo nido nella nube di Oort. La notizia, pubblicata ieri su ApJ Letters, è che gli astronomi sono riusciti a misurarne il nucleo, che sarebbe di circa 130 chilometri: diametro che la piazza al primo posto per dimensioni fra le comete note.

Rappresentazione artistica del nucleo della cometa C/2014 UN271, dal diametro di 130 chilometri. Crediti: Nasa, Esa, Zena Levy (Stsci)

Le comete, tra gli oggetti più antichi del Sistema solare, sono corpi ghiacciati che – secondo alcune teorie – sono stati gettati fuori dal Sistema solare in una sorta di flipper gravitazionale tra i massicci pianeti esterni. Molte di esse da allora risiedono nella nube di Oort, un vasto serbatoio di comete lontane che circonda il Sistema solare e che si estende fino a molti miliardi di chilometri nello spazio profondo. Note per la spettacolare coda, lunga fino a diversi milioni di chilometri, le comete non sono altro che un nucleo di ghiaccio e polvere – una sorta di palla di neve sporca.

La cometa dello studio, in realtà, non è che una delle molte migliaia di comete troppo deboli per essere viste che viaggiano alle estremità del Sistema solare, ma con la peculiarità di essere molto grande, la più grande, e, di conseguenza, luminosa. Il suo nucleo, conti alla mano, sarebbe circa cinquanta volte più grande di quello della maggior parte delle comete conosciute, mentre la sua massa è stimata circa 500mila miliardi di tonnellate – dunque centomila volte maggiore di quella di una tipica cometa osservata vicina al Sole.

«Questo è un oggetto sorprendente, dato quanto è attivo pur essendo ancora così lontano dal Sole», commenta Man-To Hui, ricercatore alla Macau University of Science and Technology a Taipa, in Cina, e primo autore dello studio. «Abbiamo intuito che la cometa potesse essere molto grande, ma avevamo bisogno dei migliori dati per confermarlo».

Sono bastati cinque scatti al telescopio spaziale Hubble, l’8 gennaio 2022, per darne una stima piuttosto precisa, anche grazie alla combinazione con i dati precedentemente ottenuti con l’Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array (Alma), in Cile. La sfida, nel misurare questa cometa, era isolare il nucleo solido dall’enorme coma polveroso – la nube di polvere e gas – che lo avvolge. La cometa è attualmente troppo lontana perché il suo nucleo possa essere risolto visivamente da Hubble, e le osservazioni mostrano solo un luminoso picco di luce in corrispondenza di esso. I ricercatori hanno quindi realizzato un modello al computer del coma circostante e lo hanno adattato alle immagini di Hubble, hanno sottratto alle immagini il bagliore del coma, ottenendo così il segnale proveniente dal nucleo. E qui, oltre alle dimensioni, la seconda sorpresa: il nucleo della cometa è molto più scuro di quel che ci si aspetta: più nero del carbone, a detta dei ricercatori.

L’avvicinamento al Sole di C/2014 UN271 dura da ben oltre un milione di anni. Come dicevamo, secondo alcune teorie le comete della nube di Oort sono state scagliate fuori dal Sistema solare miliardi di anni fa dall’interazione gravitazionale con i massicci pianeti esterni. Alcune di esse, poi, hanno cominciato a viaggiare nuovamente verso il Sole quando le loro orbite sono state disturbate dallo strattone gravitazionale di una stella di passaggio. La nube di Oort, ipotizzata per la prima volta nel 1950 dall’omonimo astronomo olandese Jan Oort, rimane ancora una teoria perché le comete che la compongono sono troppo deboli e distanti per essere osservate direttamente. La scoperta di questa cometa però indica che la più grande struttura del Sistema solare – che secondo gli autori si estende da alcune centinaia di volte la distanza tra il Sole e la Terra ad almeno un quarto della distanza delle stelle più vicine al Sole – è tutt’altro che invisibile.

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