FOTOGRAFATA IN DETTAGLIO LA REGIONE DI JOVIS THOLUS

Tuffo su Marte con l’ultimo scatto di Mars Express

Mars Express ha scattato una nuova immagine della superficie marziana che ci racconta dell’attività vulcanica e del passato acquoso del Pianeta rosso. L’area è piccola rispetto alle dimensioni del pianeta, ma è ricca di informazioni sulla sua storia geologica. Ci sono vulcani, crateri di impatto, faglie tettoniche, canali e un mare di lava, ma i protagonisti dello scatto sono un vulcano e un cratere d’impatto

     01/02/2022
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La sonda Mars Express dell’Agenzia spaziale europea orbita attorno a Marte dal 2003, scatta immagini della sua superficie, mappa i suoi minerali, studia la composizione e la circolazione della sua tenue atmosfera, esplora quello che sta sotto la sua crosta e studia l’interazione fra i venti solari e l’ambiente marziano. Ed è l’autrice di una nuova immagine della superficie marziana che ci racconta dell’attività vulcanica e del passato acquoso del Pianeta rosso.

Jovis Tholus immortalato dalla High Resolution Stereo Camera di Mars Express. Crediti. Esa/Dlr/Fu Berlin

L’immagine – qui disponibile a risoluzione piena (oltre 20 MB) – comprende dati raccolti il 13 maggio e il 2 giugno 2021 dalla videocamera stereo ad alta risoluzione a bordo della sonda. L’area è piccola, ma è ricca di informazioni sulla storia geologica del pianeta. Ci sono vulcani, crateri di impatto, faglie tettoniche, canali e un mare di lava, ma fra tutte le caratteristiche della superficie saltano all’occhio due strutture circolari particolarmente grandi rispetto alle altre. Sono il vulcano Jovis Tholus e un cratere di impatto, e tutti e due hanno molto da raccontare.

Vicino al vulcano più grande del Sistema solare, Olympus Mons, il piccolo Jovis Tholus certo non sfigura, portando i segni di una lunga storia eruttiva. Il suo complesso sistema di caldere comprende almeno cinque crateri. Il più grande è largo circa 28 chilometri. Le caldere scendono verso sud-ovest, dove incontrano il mare circostante di colate laviche. La lava crea una costa intorno ai fianchi, oscurando il rilievo originale del vulcano, che adesso si trova a circa un chilometro sopra le pianure circostanti.

Topografia di Jovis Tholus e dei suoi dintorni. Crediti: Esa/Dlr/Fu Berlin

Se si aguzza lo sguardo, si possono vedere colate laviche in tutte la pianura. Questi flussi di lava si sono riversati anche sulle linee di faglia, riempiendo alcuni graben che dominano la parte nord e nord-est. I graben sono valli sommerse che si creano quando la crosta di un pianeta si allarga, ad esempio, sotto la pressione causata da attività vulcaniche e tettoniche. La ripida scarpata di uno di questi graben taglia il fianco orientale di Jovis Tholus.

Ma c’è qualcosa in più in questa immagine, e per scoprirlo ci viene incontro la visione a colori della topografia. L’immagine di basa su un modello digitale della superficie di questa regione, da cui è possibile ricostruire la topografia del paesaggio. Nella codifica a colori, che vedete qui a fianco, le aree con altitudine minore tendono al blu e al viola, mentre quelle con altitudine maggiore sono bianche e rosse.

Una sorpresa nascosta giace a est di Jovis Tholus: un vulcano poco sviluppato, che provoca un lieve rigonfiamento della superficie. Quasi al centro, si vede una fessura da cui escono flussi meno viscosi di quelli di Jovis Tholus. Queste caratteristiche fanno pensare che il piccolo vulcano potrebbe avere un’attività simile a quella osservata sulla Terra in Islanda o alla Hawaii.

L’altro grande protagonista dello scatto di Mars Express è un cratere di impatto. Questo cratere ha un’ampiezza di 30 chilometri ed è stato creato dall’impatto di un asteroide o una cometa. Dopo lo schianto, il corpo sarebbe penetrato negli strati sottostanti.

Il suolo fratturato e la natura fluida del materiale emesso intorno al cratere centrale fanno pensare che l’asteroide o la cometa che lo hanno formato abbiano colpito un terreno saturo di acqua o ghiaccio. I bordi increspati e stratificati gli danno «l’aspetto di un fiore con molti strati di petali», scrive l’Agenzia spaziale europea.

Ulteriori prove di un passato acquoso di questa regione si trovano a nord-ovest. In alto a sinistra, una linea obliqua netta taglia l’immagine, sono i segni di un canale di deflusso. In passato, l’acqua sgorgava fuori da qui e plasmava isole e pareti nel canale. Oltre a questo, ci sono anche altri canali molto più piccoli.

Probabilmente, grandi quantità di acqua sgorgavano dalle falde acquifere sottostanti a causa del riscaldamento vulcanico che scioglieva il ghiaccio, e quando si apriva una faglia, l’acqua prendeva la via più semplice verso la superficie attraverso il sistema di graben.

«Nel complesso, questa singola scena dipinge il quadro di una storia planetaria affascinante ed estremamente attiva», conclude l’Agenzia spaziale europea.