POTREBBE ESSERE UNA MAGNETAR DI PERIODO ULTRA LUNGO

Sorgente misteriosa ad andamento lento

Individuato nei dati raccolti dal radiotelescopio australiano Murchison Widefield Array, un oggetto celeste a circa quattromila anni luce da noi – la cui natura ancora non è stata stabilita con certezza – emette un segnale radio a un intervallo piuttosto insolito: ogni venti minuti circa. Ne parla uno studio pubblicato oggi su Nature

     26/01/2022
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Uno dei blocchi di ricevitori del Murchison Widefield Array. Crediti: Pete Wheeler, Icrar

Il ritmo è quello d’una linea d’autobus. Passa all’incirca tre volte all’ora. A voler essere precisi, una “corsa” ogni 18 minuti e 10 secondi. Ma non di un mezzo pubblico si tratta, bensì del fascio di luce radio emesso da una misteriosissima sorgente che spazza il cielo, appunto, a intervalli di circa venti minuti. Diventando – per qualche decina di secondi, massimo un minuto, questa la sua durata – una fra le sorgenti più luminose della nostra galassia.

«Nel corso delle nostre osservazioni, l’abbiamo visto apparire e sparire nell’arco di poche ore», ricorda la prima autrice dello studio pubblicato oggi su Nature che presenta la scoperta, l’astronoma Natasha Hurley-Walker della Curtin University (Australia). «Una cosa del tutto inaspettata. Per noi astronomi, anche un po’ inquietante: non c’è in cielo nessun altro oggetto a noi noto che si comporti in un modo simile. E questo è anche molto vicino: si trova a circa quattromila anni luce da noi. Praticamente nel nostro cortile galattico».

L’oggetto misterioso ancora non ha un nome, solo una sigla che pare un Iban: Gleam-X J162759.5-523504.3. Ed è stato trovato l’anno scorso da uno studente della Curtin University, Tyrone O’Doherty, analizzando – con una tecnica da lui stesso sviluppata – i dati raccolti dal radiotelescopio australiano Murchison Widefield Array nel periodo dal 3 gennaio al 28 marzo 2018. «È emozionante pensare che la sorgente da me identificata l’anno scorso si sia rivelata un oggetto così particolare», dice ora O’Doherty.

A renderlo così insolito è, appunto, il suo periodo. Gli astronomi dividono i segnali cosiddetti “transienti” – quelli che si accendono e si spengono – in due grandi categorie: i transienti lenti, come per esempio l’emissione di una supernova, che una volta raggiunto il picco va affievolendosi nel corso dei mesi successivi; e i transienti veloci, i cui tipici esponenti sono le pulsar, con segnali che si ripetono a intervalli regolari che possono andare da poche decine di millisecondi a pochi secondi.

Rappresentazione artistica di una magnetar. Crediti: Icrar

Ma un’emissione che si ripete a intervalli di decine di minuti è un fenomeno del tutto inatteso. E infatti sulla natura della sorgente ci sono al momento solo ipotesi. Ipotesi basate su alcuni indizi: l’intensità del segnale e il suo periodo suggeriscono, per esempio, che si tratti di un oggetto estremamente luminoso e molto compatto, di certo molto più piccolo del Sole. Un altro indizio significativo è la polarizzazione del segnale: quello emesso dalla nostra sorgente misteriosa è un fascio d’onde radio altamente polarizzato, vale a dire che si tratta di onde elettromagnetiche che oscillano su un piano preferenziale. Segno distintivo, questo, della presenza di un forte campo magnetico nel luogo d’origine dell’emissione.

Questi elementi messi insieme, spiega Hurley-Walker, fanno sì che in cima alla lista dei sospetti figuri per ora una cosiddetta ultra-long period magnetar – una magnetar di periodo ultra lungo.  «È un tipo di stella di neutroni che ruota lentamente e la cui esistenza è prevista dalla teoria», dice la ricercatrice. «Ma nessuno si aspettava di rilevarne direttamente una come questa, perché non ritenevamo che potessero essere così brillanti. È come se in qualche modo stesse convertendo l’energia magnetica in onde radio in modo molto più efficace di qualsiasi oggetto mai visto prima».

Per verificare se l’intuizione è quella giusta, Hurley-Walker sta ora attendendo la sorgente al varco con il Murchison Widefield Array, sperando che si riaccenda. «Se lo fa», garantisce, «ci sono telescopi nell’emisfero australe e anche nello spazio pronti a puntare direttamente nella sua direzione».

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