QUELLE DI ALH 84001 SONO ASCRIVIBILI A PROCESSI NON BIOLOGICI

All’origine delle molecole organiche marziane

Un team di scienziati guidati dalla Carnegie Institution For Science ha condotto nuove analisi composizionali sul più antico sasso marziano presente sulla Terra – la meteorite di Allan Hills – con lo scopo di determinare l’origine biologica o meno del materiale organico presente. Le indagini hanno rivelato la firma di due processi di natura geochimica caratterizzati da reazioni acqua-roccia simili a quelle che avvengono sulla Terra. Tutti i dettagli su Science

     13/01/2022
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Il meteorite ALH84001 recuperato nella zona delle Allan Hills, in Antartide. Crediti: Nasa/Jsc/Stanford University

Uno studio pubblicato oggi sulla rivista Science da un team di ricerca guidato da scienziati della Carnegie Institution for Science (Usa) riporta i risultati di un’accurata analisi della composizione chimica di un antico meteorite caduto sulla Terra da Marte. La roccia in questione, che vedete nell’immagine qui a fianco, è la famosa meteorite di Allan Hills 84001 (Alh 84001): un “sasso” di circa 2 chili precipitato sulla Terra migliaia di anni fa e recuperato nel 1984 nella omonima regione antartica di Allan Hills da una squadra di cercatori di meteoriti nell’ambito del progetto Ansmet.

Quel che sappiamo riguardo a questo corpo roccioso è che proviene da Marte, che si è formato quasi 4 miliardi di anni fa e che, a causa dell’impatto di una grossa meteorite schiantatasi sul Pianeta rosso circa 17 milioni di anni fa, è schizzato nello spazio iniziando un viaggio che si è concluso circa 13mila anni fa tra i ghiacci del nostro pianeta. Altra cosa certa è il fatto che al suo interno vi siano molecole organiche.

Quello che non è certo, invece, è l’origine di questi composti contenenti carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, zolfo e altri elementi. Si tratta di molecole prodotte da una qualche ancestrale forma di vita un tempo forse presente sul pianeta? O di composti  la cui formazione è dovuta a processi abiotici, non legati cioè a nessuna attività biologica, come ad esempio l’attività vulcanica, eventi di impatto, attività idrotermale, o contaminazione con materia terrestre?

Il team di astronomi guidato dall’astrobiologo Andrew Steele della Carnegie, comprendente anche ricercatori del German Research Center for Geosciences, della Free University di Berlino, del Johnson Space Center e dell’Ames Research Center della Nasa e del Rensselaer Polytechnic Institute (Usa) ha utilizzato una varietà di sofisticate tecniche di analisi dei campioni – imaging su scala nanometrica, analisi isotopica e spettroscopia – proprio per dare una risposta a questa domanda.

«L’analisi dell’origine dei minerali nella meteorite può servire da finestra per rivelare sia la geochimica dei processi che si sono verificati all’inizio della storia della Terra, sia il potenziale di abitabilità di Marte», ricorda a questo proposito Steele.

Il risultato delle indagini? L’origine delle molecole analizzate è ascrivibile a due processi di natura geochimica, dunque non biologica, caratterizzati da reazioni acqua-roccia simili a quelle che avvengono sulla Terra: la serpentinizzazione, che si verifica quando rocce magmatiche ricche di ferro o magnesio interagiscono chimicamente con l’acqua, una volta abbondante su Marte, cambiando la loro mineralogia e producendo nel processo idrogeno, e la carbonatazione, che in presenza di acqua leggermente acida contenente anidride carbonica disciolta porta alla formazione di minerali carbonatici.

Non è chiaro se questi processi siano avvenuti simultaneamente o in sequenza, dicono i ricercatori, ma l’evidenza indica che le interazioni tra acqua e rocce non si siano verificate per un lungo periodo di tempo.

Questo è la prima volta che simili processi vengono identificati in campioni così antichi di Marte, aggiungono i ricercatori, e indica che la sintesi abiotica di molecole organiche ha interessato la geochimica del pianeta per gran parte della sua storia geologica.

«Questi tipi di reazioni geologiche sono responsabili della formazione di un insieme di composti organici da cui la vita potrebbe essersi evoluta e rappresentano un segnale che deve essere preso in considerazione quando si cercano prove di vita passata su Marte. Tutto ciò che serve per questo tipo di sintesi organica è acqua salata contenente anidride carbonica disciolta che percola attraverso rocce ignee».

«La ricerca di vita su Marte», conclude il ricercatore, «non è solo un tentativo di rispondere alla domanda siamo soli?. Essa è correlata anche agli ambienti terrestri primordiali e cerca di rispondere alla domanda da dove veniamo?».

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