È UNO DEI CONTRIBUTI ITALIANI ALLA MISSIONE EUROPEA JUICE

Ecco Janus, fotograferà “i figli e gli amori” di Giove

La camera ad alta risoluzione è pronta a lasciare gli stabilimenti di Leonardo di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, per essere trasferita al sito di integrazione con il satellite Juice dell’Esa, presso la sede di Airbus di Tolosa (Francia). Vincenzo Della Corte (Inaf): «Juice orbiterà per tre anni nel sistema di Giove, dove corpi e satelliti hanno i nomi di amanti e discendenti del dio»

     10/11/2021
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Lo strumento Janus della sonda Esa Juice. Crediti: Asi/Leonardo

È stato consegnato ieri da Leonardo all’Agenzia spaziale italiana (Asi) il telescopio Janus, uno dei contributi italiani alla missione Juice del programma Cosmic Vision 2015-2025 dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Janus è così pronto per essere spedito in Francia per gli ultimi test prima di essere integrato sulla sonda, che avrà a bordo altri 11 esperimenti di cui 3 di responsabilità italiana e uno in collaborazione Francia-Italia.

«Dopo le ultime ispezioni e controlli congiunti da parte Esa, Asi, Inaf e Leonardo, Janus ha ottenuto il via libera per essere trasferito presso la sede Airbus di Tolosa, per essere integrato a bordo dello spacecraft nelle prossime settimane», conferma Raffaele Mugnuolo, capo dell’unità Satelliti scientifici e per l’esplorazione robotica dell’Asi e responsabile per l’agenzia del coordinamento del team Leonardo e dei partner internazionali per la realizzazione dello strumento Janus.

Il lancio di Juice è previsto al momento per il 2023 e avrà come obiettivo Giove, dove arriverà nel 2029. Juice condurrà osservazioni dettagliate del gigante gassoso e delle sue tre lune più grandi: Ganimede, Callisto ed Europa.

«La camera ottica dello strumento Janus, di responsabilità italiana, permetterà lo studio approfondito dei satelliti ghiacciati di Giove – Europa, Ganimede e Callisto – che sono ritenuti molto interessanti dal punto di vista della ricerca di ambienti in grado di ospitare eventuali forme di vita», dice Barbara Negri responsabile del volo umano e strumentazione scientifica dell’Asi.

Acronimo di Jovis, Amorum ac Natorum Undique Scrutator, Janus è stato realizzato da Leonardo sotto la responsabilità dell’Asi e con il contributo e la guida scientifica dell’Università Parthenope di Napoli e dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Il telescopio si unirà presto allo spettrometro Majis (Moons and Jupiter Imaging Spectrometer), consegnato la scorsa estate. Entrambi questi strumenti sono stati costruiti da Leonardo con il finanziamento e il coordinamento dell’Asi e la supervisione scientifica dell’Inaf.

«L’idea dell’acronimo latino è venuta un po’ per scherzo al principal investigator, Pasquale Palumbo, dell’Università Parthenope di Napoli», spiega a Media Inaf il responsabile tecnico dello strumento per il team scientifico, Vincenzo Della Corte, dell’Inaf di Roma. «Dal momento che si va a Giove sembrava divertente coinvolgere il padre di tutti gli dei (Giano). E siamo riusciti a dargli un significato: scrutatore da ogni parte di Giove, dei suoi amori e dei suoi figli. Janus a bordo della sonda Juice orbiterà infatti per tre anni nel sistema di Giove, dove corpi e satelliti hanno i nomi di amanti e discendenti del dio».

La ruota portafiltri di Janus. Crediti: Asi/Leonardo

Lo strumento Janus è una camera ottica ottimizzata per lo studio della morfologia globale, regionale e locale della superficie delle lune ghiacciate di Giove e per il monitoraggio dell’atmosfera del pianeta. Per questo è equipaggiata con un sistema di 13 filtri (5 a banda larga e 8 a banda stretta) distribuiti nell’intervallo spettrale dal visibile al vicino infrarosso (0.34 – 1.08 micron). Il sistema catadiottrico del telescopio definisce un campo di vista rettangolare di 1.29° × 1.72° e permette di raggiungere la risoluzione spaziale di 7 metri nella fase orbitale intorno a Ganimede a 500 km dalla superficie, e di circa 10 km per le immagini dell’atmosfera di Giove. Janus permetterà dunque l’acquisizione di immagini multispettrali a una risoluzione e con una estensione 50 volte migliore che in passato, garantendo notevoli passi in avanti nella conoscenza di questi mondi esotici.

«Le capacità multispettrali dello strumento ne moltiplicano le potenzialità scientifiche», dice Della Corte, «anche considerando la diversa tipologia di quello che osserveremo. Per le lune ghiacciate è interessante conoscere i colori in un intervallo più largo del classico rgb, dal vicino ultravioletto al vicino infrarosso. Anche se lo spettrometro Majis avrà una risoluzione spettrale decisamente migliore, Janus potrà osservare variazioni di colore delle superfici su scala spaziale dieci volte migliore; e questa è già un’ottima indicazione di variazioni composizionali su piccola scala».

«Se pensiamo alla luna vulcanica Io», continua Della Corte, «i filtri infrarossi permetteranno di osservarne l’attività anche sul lato notturno. Lo studio dell’atmosfera di Giove necessita di un approccio ancora diverso: selezionando le bande spettrali dove è più o meno opaca si possono esplorare le sue strutture a la sua dinamica a quote diverse. Altri target richiedono altri specifici filtri: gli anelli di Giove, i fulmini nella sua atmosfera, le esosfere dei satelliti… Ecco spiegata la necessità di 13 filtri».

Per saperne di più:

Guarda il servizio video sulla missione Juice su MediaInaf Tv: