FRIGGITELLI IN MICROGRAVITÀ PER FARCIRE BURRITO SPAZIALI

Space hot chili peppers

Ci hanno messo circa tre mesi per crescere, e sono stati raccolti a fine ottobre, i primi peperoncini verdi coltivati sulla Stazione spaziale internazionale. La possibilità di produrre ortaggi e frutta in microgravità è fondamentale in vista di lunghe missioni future verso la Luna o Marte

     08/11/2021
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Immagine dell’Advanced plant habitat sulla Iss dove sono stati fatti crescere i peperoncini della Hatch Valley. Crediti: Nasa

Sulla Stazione spaziale internazionale i peperoni si raccolgono a fine ottobre. Una varietà messicana, di piccola dimensione, sia rossa che verde e di media piccantezza (circa 2,000-4,000 sulla scala di Scoville): perfetti per dei burrito spaziali. E infatti, dopo la raccolta, l’astronauta Meghan McArthur twitta la sua miglior ricetta con il primo raccolto di peperoni a chilometro zero.

La coltura (nome in codice, Plant Habitat-04, o PH-04) è stata fatta crescere per circa quattro mesi nell’Advanced Plant Habitat (Aph) a bordo della Stazione spaziale (Iss), nella quale dal 2015 sono stati fatti una decina di esperimenti assaggiati dagli astronauti. Alcuni dei peperoni cresciuti verranno rimandati a Terra per eseguire analisi approfondite.

Al di là dell’interesse scientifico di far crescere ortaggi e piante nello spazio, la possibilità di produrre cibo a km 0 si rivelerà interessante – e, forse, necessaria – in vista delle prossime missioni di lunga durata verso la Luna o Marte, per le quali le possibilità di rifornimento sono limitate e molto costose.

Attualmente, mangiare sulla Iss è molto più gradevole di una volta. Ai tempi di Yuri Gagarin, gli astronauti dovevano accontentarsi di pappette pronte in tubetti di alluminio, mentre oggi le tecniche di conservazione del cibo consentono di mangiare praticamente qualunque cosa, e alcune navicelle cargo vengono spedite regolarmente per rifornire gli astronauti di prodotti freschi. Fra i vantaggi delle colture spaziali, comunque, gli scienziati includono l’importanza di ampliare la varietà dei pasti in modo che gli astronauti non si stanchino di mangiare ripetutamente gli stessi cibi e, non da ultimo, i benefici psicologici di vedere, annusare e prendersi cura delle piante in ambienti isolati e a circuito chiuso come la Iss.

Crediti: Nasa

I metodi impiegati per confezionare e conservare gli alimenti per lunghi periodi, comunque, comportano il degrado della qualità del cibo, e in particolare riducono la quantità di alcuni micronutrienti fondamentali per l’uomo, come la vitamina C e la vitamina K.

Ma perché proprio i peperoni? Innanzitutto, perché hanno un buon profilo nutrizionale e sono un’eccellente fonte di vitamina C. La loro pianta è robusta e ha buone possibilità di sopravvivere e crescere in microgravità. Inoltre, i peperoni sono autoimpollinanti, ovvero il processo richiede solamente l’agitazione delle piante. Senza contare che non richiedono cottura o lavorazioni complesse prima di essere mangiati, e per contro aggiungono una gustosa varietà ai cibi normalmente disponibili. Questi ortaggi, infine, hanno bassi livelli microbici, e sono quindi sicuri da consumare.

Per quel che riguarda la varietà scelta, i ricercatori del Kennedy Space Center della Nasa hanno passato due anni a valutare più di due dozzine di varietà di peperoni da tutto il mondo. Il team ha selezionato il peperoncino Hatch, nome generico per diverse varietà di peperoncini verdi che crescono nella Hatch Valley, nel sud del New Mexico.

Quarantotto semi della pianta scelta sono stati quindi sanificati e piantati in un dispositivo chiamato science carrier che contiene argilla cotta per far crescere le radici e un fertilizzante a rilascio controllato formulato appositamente per i peperoni. Il supporto scientifico è stato lanciato verso la Stazione spaziale a bordo della 23a missione di rifornimento di carico di SpaceX con la Nasa ed è stato inserito nella Aph – nella più grande delle tre camere per la coltivazione di piante sulla Iss, per la precisione, che funziona come una sorta di un grande forno a microonde e ha più di 180 sensori e controlli per monitorare la crescita delle piante e l’ambiente.

Gli astronauti hanno cominciato ad aggiungere acqua il 12 luglio 2021, mentre l’irrigazione e l’esperimento stesso venivano continuamente controllati anche da Terra. Dopo l’impollinazione – resa possibile mediante ventilatori a tassi variabili per creare una leggera brezza in microgravità, per agitare i fiori e favorire il trasferimento del polline – molti fiori sono sbocciati, e più tardi, con tempistiche da manuale, hanno sviluppato i loro frutti.  Al primo raccolto di fine ottobre, ne seguirà presto un secondo a novembre.

https://twitter.com/Astro_Megan/status/1454190385190907912