COLTURE A KM ZERO PER MISSIONI DI LUNGA DURATA

Lattughina romana, rossa, spaziale

A bordo della Stazione spaziale internazionale l’insalata cresce buona e sana, come quella coltivata sulla Terra. Ottime notizie per gli astronauti che, in futuro, avranno a disposizione prodotti freschi in missioni spaziali di lunga durata

     06/03/2020
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Steve Swanson raccoglie l’insalata in microgravità. Crediti: Nasa

“Eat your veggies or you won’t get any dessert” recita la filastrocca. Bisogna mangiare le verdure, come fanno i bravi bambini. E come faranno anche i bravi astronauti del futuro. Così dicono gli scienziati del Kennedy Space Center della Nasa, autori dello studio appena pubblicato su Frontiers in Plant Science.

Addio dunque alle gelatine colorate di 2001 Odissea nello spazio. Il cibo spaziale di domani è fatto da prodotti freschi, a chilometro zero.

Si sorride, ma non troppo. La questione dei generi alimentari a bordo delle missioni di lunga durata è un tema a cui le agenzie spaziali lavorano da tempo. E se ormai abbiamo fatto il callo a razioni K liofilizzate, sterilizzate, sottovuoto, da tempo la scienza è andata oltre. Oggi il piatto dell’astronauta è ricco: frutta, noci, cioccolata, cocktail di gamberi, burro di arachidi, pollo, manzo. Ma anche comfort food. Dai laboratori della torinese Argotec (per fare un esempio di eccellenza italiana) sono uscite le lasagne che Luca Parmitano ha scelto per la sua missione sulla Stazione spaziale internazionale. Samantha Cristoforetti ha ordinato sul menu una ricetta di legumi e quinoa.

Adesso è la volta della lattughina romana rossa. Lattuga coltivata a bordo della Stazione spaziale tra il 2014 e il 2016, all’interno del Vegetable Production System (per gli amici Veggie) ospitato nel modulo europeo Columbus, e che gli astronauti a bordo della Iss hanno consumato senza danno. 

Una parte del raccolto spaziale è stato congelato e riportato a Terra perché il gruppo di ricerca guidato da Christina Khodadad del Kennedy Space Center potesse procedere alle analisi chimiche e biologiche. Secondo i dati raccolti, l’insalata coltivata nello spazio è priva di microbi patogeni. Buona e sicura da mangiare. Ricca di nutrienti tanto quanto una pianta coltivata sulla Terra. Nonostante sia cresciuta in condizioni di microgravità e “bombardata” da radiazioni più intense i raggi cosmici che al contrario l’atmosfera terrestre è in grado di filtrare in modo efficace. 

Nei laboratori del Kennedy Space Center è stata costruita una copia esatta del sistema Veggie, in grado di replicare le stesse condizioni di temperatura, umidità, anidride carbonica registrata a bordo della Iss. Passo passo. La lattuga coltivata nello spazio è del tutto simile per composizione alle piantine gemelle coltivate a Terra, tranne per il fatto che in alcuni (ma non tutti) gli studi gli esemplari coltivati nello spazio tendono ad essere più ricchi di elementi come il potassio, il sodio, il fosforo, lo zolfo e lo zinco, così come di polifenoli, molecole con comprovata attività antivirale, antitumorale e antinfiammatoria.

I ricercatori hanno studiato anche la popolazione di funghi e batteri presenti sulla lattughina romana rossa, individuando 15 generi microbici abbondanti sulle foglie e 20 nelle radici. In tutto e per tutto simili a quelli trovati sui campioni coltivati a Terra. Una somiglianza sorprendente, se teniamo conto delle condizioni uniche a bordo della Iss, che gli scienziati ipotizzavano avrebbero favorito lo sviluppo di comunità microbiche distinte. E invece.

Buon appetito dunque.

Oltre a un gradito cambio di menu, questo genere di prodotti freschi è in grado di fornire agli astronauti una dose extra di potassio, vitamine C, B1, K, ovvero il genere di nutrienti che sono presenti in minore quantità nei prodotti a lunga conservazione. Senza parlare del fatto che il futuro dell’esplorazione umana dello spazio si basa sulla nostra capacità di produrre cibo lontano dalla Terra. Per tornare entro il 2024 sulla Luna con il progetto Artemis, serve un orto hi-tech.  

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