LA PICTURE OF THE WEEK DELL’ESO È OPERA DEL VST

Spirali in fila per un primo piano

È firmata Inaf l’immagine della settimana dell’Eso, così come il progetto che l’ha resa possibile e il telescopio stesso – il Vlt Survey Telescope. La fotografia cattura due galassie a spirale sovrapposte ma non interagenti e, vicino a queste, nasconde un’interessante galassia ultra-diffusa. Ne parliamo con la prima autrice dello studio che le descrive, Enrichetta Iodice dell’Inaf di Napoli

     08/11/2021
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L’immagine della settimana dell’Eso, che immortala le due galassie Ngc 3314 a e b, sovrapposte in alto a sinistra, e la galassia ultra-diffusa Udg 32, visibile come una macchietta gialla in più in basso, sulla destra. Crediti: Eso/Iodice et al.

Se lo litigavano due galassie, il primo piano della picture of the week dell’Eso. E alla fine, nell’immagine scattata con il Vlt Survey Telescope (Vst, telescopio costruito dall’Inaf di Napoli), in alto a sinistra ci sono entrambe, una sopra l’altra: si chiamano Ngc3314a e b. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla prospettiva, le due non stanno interagendo gravitazionalmente. Si trovano rispettivamente a 117 e 140 milioni di anni luce di distanza e sono entrambe membri dell’ammasso di galassie Hydra I, nella costellazione dell’Idra.

«Abbiamo acquisito immagini profonde di queste e degli altri membri dell’ammasso con Vst e le stiamo attualmente studiando in dettaglio», dice a Media Inaf Enrichetta Iodice, ricercatrice all’Inaf di Napoli, principal investigator di Vegas – la Vst Early-type galaxy survey, progetto all’interno del quale sono state scattate queste immagini – e prima autrice di un articolo pubblicato l’estate scorsa su A&A Letters.

«Ci sono degli studi pregressi che suggeriscono che l’effetto di sovrapposizione delle due galassie sia solo ottico. Nel nostro lavoro ci siamo concentrati sulla struttura dei filamenti stellari che domina nella parte inferiore della galassia Ngc 3314a». I nuovi dati provenienti da Vst hanno rivelato che questi filamenti, visibili in blu chiaro nell’immagine, sono circa due volte più estesi rispetto a quanto stimato sulla base delle immagini disponibili in archivio. E contengono regioni di formazione stellare».

Enrichetta Iodice, prima autrice dello studio, e Antonio La Marca, studente dell’Università Federico II di Napoli secondo autore dell’articolo pubblicato su A&A. Crediti: Enrichetta Iodice

«Abbiamo studiato in particolare la formazione dei filamenti e il loro legame con la formazione di una galassia ultra-diffusa che è stata scoperta in questa struttura» continua Iodice. «Ci ha incuriosito capire se quest’ultima potesse essersi formata dal materiale dei filamenti, vale a dire stelle e gas. La sua natura dipende dall’origine di questi ultimi, per cui ancora non si ha una spiegazione certa».

Non sono solamente le due più appariscenti, infatti, le galassie che i ricercatori volevano immortalare in questa immagine. Protagonista silenziosa è, come diceva la ricercatrice, la galassia ultra-diffusa Udg 32, appena visibile in basso a destra come una debole macchia giallastra. Le Udg sono oggetti grandi come la Via Lattea ma con un numero di stelle 100-1000 volte inferiore. Queste galassie sono estremamente deboli e mancano di gas per formare stelle, il che le fa apparire quasi come una macchia nel cielo notturno.

«Questo tipo di studi fornisce nuovi indizi su un’ipotesi tutta da verificare, secondo cui questo tipo di galassie ultra-diffuse si possono formare anche a seguito di interazioni gravitazionali tra galassie o fra galassie e il mezzo interstellare circostante».

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