POTREBBE RALLENTARE LA RICERCA DI ESOPIANETI SIMILI ALLA TERRA

Il problema della confusione tra pianeti

Un nuovo studio della Cornell University rileva che i telescopi di nuova generazione per imaging diretto di esopianeti potrebbero confondere pianeti simili alla Terra con altri tipi di pianeti. Confondere i pianeti può essere un problema costoso e dispendioso in termini di tempo ed è fondamentale prevedere queste evenienze e proporre soluzioni per tempo. Tutti i dettagli su ApJ Letters

     07/10/2021
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Rendering artistico del Nancy Grace Roman Space Telescope, attualmente in fase di sviluppo alla Nasa, che verrà utilizzato nella ricerca di pianeti extrasolari. Crediti: Nasa

Le future missioni su larga scala di imaging diretto di pianeti extrasolari saranno in grado di scoprire e caratterizzare esopianeti simili alla Terra e sistemi stellari come il nostro Sistema solare. Tuttavia, un telescopio in grado di rilevare tali esopianeti – come il Nancy Grace Roman Space Telescope, attualmente in fase di sviluppo dalla Nasa – sarà inevitabilmente sensibile anche a una miriade di esopianeti che di terrestre hanno ben poco. «Una volta che avremo la capacità di vedere pianeti simili alla Terra, in realtà dovremo preoccuparci di confonderli con pianeti completamente diversi», avverte Dmitry Savransky. «I futuri telescopi che consentiranno queste osservazioni saranno così enormi, costosi e difficili da costruire e lanciare che non possiamo permetterci di sprecare un solo secondo di tempo su di essi», continua Savransky, «motivo per cui è così importante prevedere tutti questi potenziali problemi».

Usando il Sistema solare come modello di sistema stellare inesplorato, Savransky e Dean Keithly hanno calcolato che, anche con tecniche di imaging diretto e le capacità superiori dei telescopi futuri, esopianeti tanto diversi quanto Urano e la Terra potrebbero essere scambiati l’uno per l’altro.

La loro ricerca, presentata su Astrophysical Journal Letters, descrive in dettaglio come le misurazioni che stimano la separazione tra stella e pianeta e la differenza nella loro luminosità possono dare luogo alla “confusione tra pianeti”. Il loro modello rileva infatti che, quando due pianeti hanno la stessa separazione e luminosità lungo le loro orbite, una certa tipologia di pianeta può essere confusa con un’altra.

In particolare, Keithly e Savransky hanno identificato 21 casi all’interno del loro modello in cui un singolo pianeta aveva la stessa separazione apparente pianeta-stella e la stessa luminosità di un altro pianeta. Utilizzando questi dati, hanno calcolato che un pianeta simile alla Terra potrebbe essere erroneamente identificato con un pianeta simile a Mercurio nel 36 per cento dei sistemi solari generati casualmente; con un pianeta simile a Marte in circa il 43 per cento dei casi e con un pianeta simile a Venere in oltre il 72 per cento dei casi. Al contrario, la confusione tra pianeti simili alla Terra e pianeti giganti gassosi simili a Nettuno, Saturno e Urano si è dimostrata meno probabile e potrebbe verificarsi nell’1-4 per cento dei sistemi solari generati casualmente.

Confondere i pianeti può essere un problema costoso e dispendioso in termini di tempo. Ogni utilizzo di un potente telescopio richiede una pianificazione dettagliata e fondi, quindi la falsa identificazione di un esopianeta abitabile è uno spreco di tempo prezioso per il telescopio. Avendo identificato questo problema, i ricercatori potranno ora progettare survey più efficienti.

I ricercatori concludono suggerendo che le future missioni di imaging diretto degli esopianeti effettuino più osservazioni per riuscire a differenziare in modo accurato esopianeti simili alla Terra dalla miriade di altri pianeti presenti.

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