1 LUGLIO 1946 – 5 SETTEMBRE 2011

Ricordo di Angioletta Coradini

Dieci anni fa – il 5 settembre 2011 – ci lasciava a soli 65 anni Angioletta Coradini, una fra le protagoniste delle scienze planetarie in Italia e nel mondo, responsabile scientifica di alcuni fra gli strumenti più importanti a bordo di missioni spaziali come Cassini, Rosetta, Dawn e Juno. La ricorda oggi su Media Inaf il direttore dell’Inaf Iaps di Roma Fabrizio Capaccioni

     03/09/2021
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Angioletta Coradini. Crediti: Media Inaf

Ma che mi avete presa a cottimo?” diceva scherzando ogni tanto Angioletta, con una di quelle espressioni romanesche che usava spesso, quando sentiva che noi colleghi ci stavamo “approfittando” della sua disponibilità e capacità lavorativa. In realtà non si pentiva mai di aver accettato nuovi progetti e nuovi impegni, anche se le costavano altre ore di lavoro (“stanotte ho fatto una studiata…” era un’altra sua frase tipica). Se c’era una nuova ricerca che stimolava il suo interesse scientifico o riteneva che fosse opportuna per la comunità di Scienze planetarie aveva la straordinaria capacità di coinvolgere e convincere colleghi e collaboratori a partecipare, infondendo entusiasmo attraverso l’esempio, la preparazione e la competenza scientifica, in breve una eccezionale capacità di leadership.

Tutto questo guidato principalmente dalla passione, che era il sentimento che più contraddistingueva Angioletta. La passione che Angioletta metteva in tutto quel che la stimolava, la passione che lei trasformava in energia positiva e che le dava la certezza di poter realizzare i propri sogni. Una passione, però, che non si trasformava mai in ambizione personale fine a sé stessa, perché Angioletta era dotata di grande solidarietà umana che la rendeva sempre emotivamente coinvolta.

Angioletta aveva spesso un punto di vista non convenzionale su tanti temi e, in ambito scientifico, ciò causava occasionali incomprensioni tra di noi. Le animate e a volte estenuanti discussioni erano frequenti e spesso echeggiavano per i lunghi corridoi dello Iaps. Ma Angioletta sapeva cosa era importante e cosa no, e aveva uno spiccato senso dell’autoironia che la aiutava a vedere le cose nella giusta prospettiva, per cui era sempre disposta il giorno dopo a ridere delle incomprensioni di qualche ora prima. Inutile dire che la maggior parte delle volte aveva ragione lei.

Questa “leggerezza” di approccio, unita al suo contagioso entusiasmo e capacità di leadership, hanno reso accettabili per i suoi collaboratori più stretti anche scelte impegnative come la partecipazione alle missioni spaziali di esplorazione del Sistema solare. Angioletta ha avuto la lungimiranza, fin dagli anni ’80, di capire che se un futuro di crescita e sviluppo poteva esserci per la planetologia in Italia questo era nello spazio. Lei che era una fisica teorica più a suo agio con le equazioni differenziali che con il cacciavite, ha avuto il coraggio di gettarsi a capofitto con grande umiltà ed entusiasmo nel mondo dell’esplorazione spaziale raggiungendo gli importanti risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi: gli spettrometri a immagine italiani a bordo delle missioni Cassini, Rosetta, Dawn e Juno, così come lo spettrometro a bordo della missione ExoMars 2022 (un’idea pazzesca, con notevoli complessità tecnologiche, se ci pensate un momento: fare una analisi mineralogica e stratigrafica all’interno del buco lasciato da un trapano mettendo lo strumento proprio all’interno della punta del trapano) sono tutti stati ideati e realizzati con lei nel ruolo di principal investigator. Questi progetti hanno poi generato ulteriori partecipazioni in Venus Express, BepiColombo, Juice e in altri progetti in corso di realizzazione.

L’attività spaziale ha permesso al relativamente piccolo team iniziale di planetologia, prima dello Ias e poi dello Iaps, di crescere e dar vita a un folto gruppo di ricercatori e tecnologi con una consolidata leadership internazionale nel campo degli spettrometri a immagine, e questa è senz’altro una delle eredità maggiori che Angioletta ci ha lasciato. Ed è triste e profondamente ingiusto che lei non abbia potuto godere appieno delle straordinarie scoperte che quegli strumenti hanno prodotto nel corso di questi ultimi anni.

È fondamentale ricordare però che per Angioletta la realizzazione di strumentazione per lo spazio era soltanto un mezzo e non il fine ultimo, utile per ottenere riconoscimenti e finanziamenti. Angioletta non ha mai, nemmeno per un momento, perso di vista il suo obiettivo principale, che era l’avanzamento delle nostre conoscenze sull’origine e la formazione del Sistema solare. Questo è stato sempre il focus di tutte le sue attività; partecipare alle missioni di esplorazione è stato un modo per avere accesso a dati e informazioni di prima mano che potessero essere utilizzati per contribuire a disegnare quel quadro d’insieme che può permetterci di risalire alle nostre origini cosmiche e di dare un senso alla nostra presenza nell’universo.

E le informazioni necessarie a ricostruire questo quadro d’insieme possono provenire dalle fonti più inaspettate; in questa breve clip di una sua lezione durante il corso di fisica del Sistema solare tenuto per molti anni all’Università di Roma La Sapienza, possiamo sentire Angioletta mentre ricorda agli studenti, e vorrei dire a tutti noi, di mantenere viva l’attenzione verso le informazioni e i dati che ci vengono dai contesti più vari, e di coltivare la capacità di creare collegamenti per realizzare quella multidisciplinarietà che è riconosciuta oramai come uno dei tratti distintivi e indispensabili della moderna ricerca scientifica.