UN VOLUME DIVULGATIVO SUI PROGRESSI DELLA SCIENZA SPAZIALE

Alla conquista dello spazio interplanetario e oltre

Dalla prima corsa alla Luna alla ricerca della prossima Terra, il libro “In viaggio tra asteroidi e comete”, scritto da Antonio Piazzolla insieme a Giordano Cevolani, parla del viaggio straordinario compiuto dall'umanità alla conquista dello spazio interplanetario. Abbiamo intervistato uno degli autori, Antonio Piazzolla

     11/08/2021
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“In viaggio tra asteroidi e comete”, di Giordano Cevolani e Antonio Piazzola, Editoriale Delfino,  2021, 208 pagine, 18 euro

Il libro In viaggio tra asteroidi e comete, scritto da Giordano Cevolani, geofisico e planetologo, e da Antonio Piazzolla, giornalista e divulgatore, per Editoriale Delfino, racconta le missioni spaziali più  affascinanti che hanno permesso all’umanità di esplorare l’ambiente e gli oggetti celesti in orbita vicino alla Terra.

Dalla cosmologia descritta da Ipazia all’invio di astronauti sulla Luna, al lancio di sonde ai confini del Sistema solare e oltre, fino alle missioni che prevedono la colonizzazione di Marte, il libro illustra i progressi della scienza spaziale attraverso l’impiego di sonde – come, ad esempio, quelle del programma Voyager. Questo resoconto della storia dell’esplorazione spaziale ci ricorda che quasi tutto ciò che gli umani hanno immaginato, lo hanno poi realizzato.

Per saperne di più, Media Inaf ha raggiunto uno dei due autori, Antonio Piazzolla, pugliese, classe 1992, «nato coi piedi per terra ma con la testa tra le stelle», come ama definirsi.

Cosa vi ha ispirato a scrivere questo volume?

«L’interesse per i corpi minori, perché rappresentano il nostro futuro: anche se oggi può sembrarci utopico, tra qualche decennio magari sarà una cosa normale vedere sonde automatizzate estrarre minerali dagli asteroidi. E poi ognuno di loro, pur avendo caratteristiche comuni, ha una sua storia da raccontare circa l’universo e le origini della vita. Insomma sono i pezzi di un puzzle che abbiamo provato a mettere insieme».

Quanto ci è voluto per mettere insieme le ricerche e le interviste necessarie per scriverlo?

«Quasi un paio d’anni. Il Covid poi ha rimandato la pubblicazione ma non ci siamo persi d’animo, e anzi ne abbiamo approfittato per aggiornarlo fino a gennaio 2021 con gli ultimi dati rilasciati dalle agenzie spaziali».

Qual è stata la cosa più interessante, o addirittura sorprendente, che avete imparato sui viaggi interplanetari durante la ricerca?

«Una riflessione su come viaggiano i dati. Siamo ancora in contatto con sonde che possiamo definire ‘antiche’, le missioni Voyager. La loro potenza, considerata l’enorme distanza, è paragonabile alla lampadina di un frigorifero eppure, ogni 17 ore circa nel caso di Voyager 2, riusciamo ancora a comunicare con loro. Questo ci fa pensare però anche a quanto siano complicati e difficili i viaggi interplanetari, soprattutto nell’eventualità di vederli compiere da un equipaggio umano; in questa prospettiva siamo ancora abbastanza in alto mare, anzi direi praticamente a zero, e c’è ancora tanto lavoro da fare».

L’autore Antonio Piazzolla, divulgatore e giornalista

La sua missione preferita?

«Senza dubbio New Horizons! Ci ha regalato la visione di un nuovo mondo assai particolare, con quella sua macchia a forma di cuore su Plutone, un mondo che prima di allora avevamo solo immaginato, abbinandolo al dio degli inferi. Di fatto, quando intervistai Alan Stern, l’astronomo Nasa me lo descrisse come un inferno di ghiaccio, qual è poi del resto. E poi Plutone ha una sua storia tutta affascinante, a cominciare dal suo scopritore, Clyde Tombaugh, che perse il posto proprio per invidia del suo datore di lavoro, Vesto Slipher, direttore del Lowell Observatory. È stata la prima sonda, inoltre, a trasportare resti umani – parte di quelli di Clyde. E che dire della lunga diatriba sul declassamento di Plutone a pianeta nano? Nello stato dell’Illinois è considerato ancora un pianeta. Se mettiamo insieme tutti questi tasselli, penso davvero sia la missione spaziale più avvincente di sempre!»

Quando non vanno come previsto, ad esempio se l’atterraggio o qualche altra manovra fallisce, le missioni spaziali sono comunque in grado di fornire dei risultati?

«Assolutamente sì, perché impariamo comunque qualcosa e raccogliamo dati. Mi viene in mente Philae, il lander della missione Rosetta: non riuscì ad atterrare correttamente vista l’enorme difficoltà di atterrare su di un corpo così tanto irregolare quale può essere un asteroide. Si agganciò alle rocce in una posizione quasi verticale, con una piede sollevato verso l’alto: per questo motivo non si riuscì a utilizzarlo al 100 per cento del suo potenziale, ma raccolse comunque informazioni e dati, svolgendo analisi in loco. In definitiva diciamo che ne vale sempre la pena, ecco».

Negli ultimi anni anche molte società private si sono lanciate alla conquista dello spazio. Ad esempio, nel libro citate SpaceX, l’azienda aerospaziale del visionario Elon Musk che si prepara a colonizzare Marte. Perché tanto interesse ?

«Non basterebbe un’intervista sola per spiegarlo. Vuoi perché è nella natura umana fare marketing e quando “finisce” lo spazio su un pianeta lo si cerca altrove. Vuoi perché prima o poi saremo davvero tanti quaggiù e abbiamo già diversi problemi con questo pianeta: le risorse scarseggiano, siamo in debito con la Terra, colonizzare è una prerogativa dell’uomo affinché la vita – così come noi la conosciamo – possa continuare ad avere un seguito. Siamo abbastanza in alto mare anche per questo, certo però male non sarebbe se, quando saremo in grado di colonizzare un nuovo pianeta, saremo in grado anche di rispettarlo e non inquinarlo come invece abbiamo fatto con casa nostra».

Nel vostro libro si parla anche di “legge dello spazio”, che in questo caso non si riferisce alle leggi fisiche che governano l’universo, ma a una vera e propria legislazione. Riuscendo a raggiungere per primi un particolare corpo celeste, magari anche carico di preziosi e utili minerali, si ha la precedenza sugli altri?

«Mi verrebbe da rispondere che la precedenza ce l’ha chi ha disponibilità economica. Purtroppo è sempre stato così e lo continuerà a essere ancora per molto a lungo. Sulla Luna c’è stato un paese che ne aveva una grande disponibilità ai tempi, oggi è più probabile vedere l’azienda di qualche miliardario – Bezos, Musk, Branson… Lo spazio però dovrebbe essere di tutti e, con molta probabilità, subirà un processo simile a quello avvenuto per l’aviazione: per adesso vedremo in orbita pochi ricchi (i biglietti della Virgin Galattic, per esempio, si aggirano intorno ai 250mila dollari a persona per un volo di pochi minuti); sicuramente tra qualche decennio resteranno costosi sì ma maggiormente accessibili».

Cosa ci riserva il futuro dei viaggi spaziali?

«Penso che nell’immediato – e per ‘immediato’ intendo un periodo di tempo che si aggira tra i 30 e i 50 anni – cominceremo forse a “transitare” tra i nostri più vicini e “abitabili“ Luna e Marte. Sarà come andare però alla casa al mare: i veri viaggi li faremo quando saremo in grado di percorrere migliaia di migliaia di chilometri, scoprendo mondi lontani e visitando quegli esopianeti di cui intuiamo solo l’esistenza grazie ai dati e non per osservazione diretta».