ULTIMA ORA: IL PAYLOAD COMPUTER, FERMO DAL 13 GIUGNO, È STATO RIATTIVATO

Hubble, il problema è nell’alimentatore

Dopo un mese di test diagnostici, i tecnici della Nasa dovrebbero essere riusciti a individuare la causa del malfunzionamento che ha costretto il telescopio spaziale a sospendere le attività scientifiche: il segnale di alt è arrivato da un circuito di protezione che controlla i livelli di tensione dell’alimentazione del computer di bordo. A partire da oggi verrà tentato il passaggio a un’unità di backup

     15/07/2021
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Il telescopio spaziale Hubble è stato messo in orbita il 25 aprile 1990 dallo space shuttle Discovery. Crediti: Nasa/Smithsonian Institution/Lockheed Corporation

Update di venerdì 16 luglio: la Nasa conferma che l’operazione di switch sull’hardware di backup ha avuto successo.

Finalmente è stata individuata la causa del malfunzionamento che, da oltre un mese, sta costringendo il telescopio spaziale Hubble a un riposo forzato. Pare che il problema sia dovuto alla Power Control Unit (Pcu), fa sapere la Nasa: l’unità che ha il compito di garantire una tensione d’alimentazione costante – cinque volt – al payload computer, quello che si è fermato la sera del 13 giugno scorso, determinando lo stop delle operazioni scientifiche.

Il payload computer è un sistema Nasa costruito negli anni Ottanta. Fa parte anch’esso, come la Pcu, della Science Instrument Command and Data Handling Unit, e serve a coordinare e tenere sotto controllo gli strumenti scientifici di bordo. Strumenti che, pur tutti in perfetta salute, quando il payload computer ha smesso di funzionare sono entrati nel cosiddetto safe mode. In prima battuta i tecnici della missione hanno pensato che il guasto fosse da imputare a un modulo di memoria degradato, ma l’ipotesi è stata scartata già dal giorno successivo all’alt dopo aver tentato, senza successo, di riattivare il computer usando un modulo di memoria di backup.

Anche i test diagnostici compiuti nelle settimane successive hanno sfruttato la completa ridondanza di tutte le unità di bordo, verificando una a una le varie sottocomponenti e provando a sostituirle con le rispettive unità di backup. Fino a circoscrivere sempre più la fonte del malfunzionamento, prima appunto nella Science Instrument Command and Data Handling Unit e, infine, nella Pcu – l’unità di controllo dell’alimentatore. Oltre al regolatore di potenza che fornisce i cinque volt costanti necessari al corretto funzionamento del payload computer e dei moduli di memoria, la Pcu dispone anche di un circuito di protezione secondario che ne rileva i livelli di tensione: se scende al di sotto o sale al di sopra dei limiti consentiti, questo circuito secondario – un po’ come i “salvavita” delle nostre abitazioni –  ordina al payload computer di interrompere le operazioni, così da prevenire eventuali danni agli strumenti scientifici.

Ora si tratta di capire se il sistema di sicurezza si è attivato a sproposito oppure se, in effetti, c’è un problema di sovratensione o sottotensione. E cercare di attivare la Pcu di backup, visto che i tentativi di resettare quella attualmente in uso sono andati a vuoto. A differenza delle altre unità passate in rassegna nelle scorse settimane, in questo caso la procedura di switching all’unità di backup è però più complessa e più rischiosa: a causa del cablaggio delle varie sottocomponenti hardware, è infatti necessario commutare sui circuiti di riserva anche numerose altre unità. Dopo una serie di test e verifiche il management della Nasa ha comunque dato il via libera alla procedura, dunque già da oggi – giovedì 15 luglio – è previsto l’inizio delle operazioni di passaggio all’unità di backup. Anche in caso di successo occorreranno comunque parecchi giorni affinché l’attività scientifica di Hubble torni alla piena normalità.

Aggiornamento del 16 luglio 2021: un tweet della Nasa conferma il successo dell’operazione.