BIG DATA, BIG BROTHER E RETI NEURALI

Algoritmi per un nuovo mondo

Alfio Quarteroni, uno fra i più importanti matematici al mondo, presenta in questo agile volume i modelli più usati per descrivere la nostra realtà quotidiana: dalle curve epidemiologiche del Covid-19 all'intelligenza artificiale. Oggi su Media Inaf la recensione di Angelo Adamo

     09/06/2021

Alfio Quarteroni, Algoritmi per un nuovo Mondo. Collana: Le grandi voci. Edizioni Dedalo. 88 pp., 11,50 euro

Forse capita a tutti di acquistare un libro spinti, più che da una curiosità, da un’idea pregressa, da una speranza, da una aspettativa. La speranza è che quel libro parli proprio di ciò che si vorrebbe sentirsi dire, tanto che alle volte sento una voce interiore dirmi: “ma perché non lo scrivi tu?” Ecco: se fossi stato capace di scriverlo, se fossi stato un informatico professionista, docente universitario in più atenei di materie legate al calcolo e all’intelligenza artificiale, accademico dei Lincei con esperienze professionali di alto livello, lo avrei scritto io. Non essendolo, trovo meraviglioso che a farlo sia stato Alfio Quarteroni il quale, come si può evincere anche dalla pagina Wikipedia a lui dedicata, è tutto questo, e anche di più.

Per quanto invece riguarda le aspettative che riponevo nella lettura del suo libro, confesso che in parte esse sono state disattese. Infatti, dopo tutto ciò che nell’ultimo anno abbiamo passato (ma sarà davvero passato?), mi aspettavo, anzi, per qualche oscuro motivo, ne ero addirittura convinto, che lui fosse parte del pool di matematici coinvolti nella sfida di modellizzare matematicamente tutti i vari ambienti – supermercato, studio medico, ufficio postale… – nei quali fino a febbraio 2020 non eravamo mai stati così tanto coscienti di trascorrere del tempo, al fine di trovare soluzioni al problema della diffusione della pandemia.

Invece no: pare non fosse affatto titolare di quella squadra, ma alla fine si scopre che non si tratta di un dato così importante. Pur infatti non avendo lui ricoperto ruoli di quel tipo (almeno credo: nel testo, parla anche di simili tematiche, ma non fa mai riferimento a un suo coinvolgimento nell’impresa di arginare il Covid), trovo che questo libretto apparentemente di poche pretese sia un testo prezioso, da promuovere per la sua capacità di soddisfare tutti i requisiti esaminati dal Calvino di Lezioni americane: la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità e la coerenza. La prima è in qualche modo imposta dal format della interessante collana della Dedalo che ospita il suo Algoritmi per un nuovo mondo: come infatti recita la prima pagina, quella che ha il compito di ricevervi all’ingresso di quegli agili libelli (quello di Quarteroni è di sole settantacinque pagine), praticamente tutti i testi in essa pubblicati potrebbero essere trascrizioni di lectio magistralis tenute da esperti di varie specialità in uno stile piano, anche se non privo di tecnicismi; quelli che troppo spesso – e, a parere di chi scrive, da troppo tempo – vengono ritenuti come assolutamente da evitare per non irritare un pubblico in buona parte oramai reso ipersensibile e allergico al ragionamento qualitativamente informato da certa divulgazione ipersemplicistica – secondo molti i lettori vanno sempre vezzeggiati e convinti della semplicità di qualsiasi argomento con la promessa che non gli si chiederà di fare fatica alcuna nell’affrontare tematiche di solito ritenute difficili (forse perché lo sono davvero…).

La lettura di questo libretto di sicuro leggero (il vero tascabile: vi accorgerete del suo peso specifico non certo portandovelo dietro, ma solo… leggendolo) mi ha fatto riandare con la memoria ai tempi dell’università allorché ci si disperava per una pagina, una dimostrazione, una equazione, un passaggio o un concetto difficili da comprendere mentre i nostri coetanei di materie umanistiche, medicina e, soprattutto, di giurisprudenza, lamentavano spesso di dover mandare a memoria decine di testi e le migliaia di pagine che contenevano. Qui il linguaggio è esatto (ancora Calvino), quindi sintetico, e con la sua precisione lascia intuire il brulichio di equazioni differenziali in costante agitazione al di sotto di esso a sostegno di quella sintesi e quella precisione; le si intuisce tutte come scritte nelle altre centinaia di pagine non pubblicate ma di cui si avverte la presenza, lo sguardo, il peso.

A me che ho una estrazione da astrofisico non può che stimolare l’analogia con la materia oscura: essa, pur se non visibile, fa sentire i suoi effetti su quel misero 4-5 per cento la cui esistenza si offre facilmente ai nostri telescopi; similmente, prendendo in mano questo testo, avrete un indizio cartaceo dell’esistenza e importanza di alcune materie – l’informatica, la meccatronica, l’ingegneria l’elettronica… – che, per gli usi molteplici, soddisfano un altro dei sei criteri di Calvino, di cui vedete in ogni dove gli effetti, e grazie a esso potrete intuire, ad esempio, come mai alcune scelte compiute dal governo nell’ultimo anno siano apparse quando oscure, quando addirittura discutibili.

Il testo, breve ma densissimo, giustamente si chiude con un capitolo intitolato “Big Data, Big Brother: aspetti etici e morali dell’I.A.” (Intelligenza Artificiale, nota mia) nel quale, grazie alla consapevolezza dell’importanza dell’argomento sapientemente costruita nei capitoletti precedenti, si spiega quali sono i vantaggi, ma anche e soprattutto i limiti e i rischi del mettere a disposizione della rete quantità enormi di dati circa la nostra vita e i nostri gusti (la cosiddetta profilazione). Il web, che da oggetto inanimato e contenitore passivo di contenuti, è oramai divenuta sede di una notevole consapevolezza globale capace di riecheggiare il nous greco, sta accrescendo le sue connessioni a un ritmo vertiginoso, maturando di conseguenza capacità e complessità del tutto simili alle intelligenza, creatività e sensibilità umane: una crescita di cui gli ottimisti non possono che vedere gli ovvi vantaggi, ma che ai pessimisti non può che fare intravedere un futuro (ma già in atto), colossale problema di perdita di libertà individuale.

Proprio per questo, proprio per la pervasività del ruolo degli algoritmi nella nostra vita e per il nostro necessario interfacciarci sempre più di frequente con ciò che la rete ha capito di noi e delle nostre dinamiche di specie, vedendo con quale diffidenza il pubblico ha spesso reagito alle decisioni governative imputandole a un disegno complottista dai toni spesso alquanto fumettistici, chi qui scrive crede che questo come anche altri libri sull’argomento andrebbero sottoposti agli studenti di ogni ordine e grado affiancandoli a quelli di educazione civica: come spiega Quarteroni, le leggi, che siano quelle scientifiche o quelle delle “scienze giuridiche”, spesso vengono proposte a partire non da principi generali, ma dall’interpretazione consapevole dei big data: la vera, reale e immateriale immanenza che, per capire che c’è e come davvero agisce, non dovrebbe mai richiedere il ricorso a un atto di fede, come spesso fanno altre materie che pure hanno spazio tra quelle studiate a scuola. Piccola nota a margine: quasi a scusarsi, l’autore alimenta un luogo comune confessando che al momento dell’iscrizione alla facoltà di matematica possedeva “conoscenze del tutto insufficienti (venendo da un istituto tecnico commerciale)”. Leggendo il suo libro non si può che notare come, pur con quei “natali”, egli scriva benissimo mostrando pure di avere una conoscenza epistemologica e un rispetto verso quel tipo di pensiero di sicuro proporzionati al ruolo che nella vita professionale ricopre.