DA RIPETERE INVECE IL TEST A TERRA DELLO SPACE LAUNCH SYSTEM DELLA NASA

Virgin Orbit, missione riuscita

Weekend spaziale – o quasi – per i due colossi statunitensi Nasa e Virgin Orbit. La prima impegnata nell’ultimo test sullo stadio centrale dello Space Launch System del programma Artemis, che non è andato a buon fine. La seconda porta invece a termine con successo il primo lancio di un razzo carico di piccoli satelliti da un Boeing 747

     18/01/2021
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Crediti: Virgin Orbit

Domenica 17 gennaio, 18:50 Gmt. Mojave Air and Spaceport, California 

In tarda mattinata – ora locale californiana – decolla un Boeing 747 della compagnia Virgin Orbit dallo spazioporto di Mojave. Due stranezze: la prima, il Boeing – soprannominato “Cosmic Girl” – è completamente cavo; la seconda, il Boeing si porta dietro, o meglio sotto, un razzo a due stadi lungo 21 metri. È il velivolo stesso, infatti, a fungere da primo stadio per l’insolito passeggero: LauncherOne, questo il suo nome. E il motivo è presto detto: si tratta della prima volta nella storia che viene effettuato un simile tentativo.

Dopo il decollo, i piloti di Cosmic Girl Kelly Latimer e Todd Ericson hanno sorvolato l’Oceano Pacifico verso il punto di rilascio prestabilito: circa 80 chilometri a sud della Channel Island e a un’altitudine di poco meno di 11 chilometri. Circa un’ora dopo il decollo hanno sganciato il razzo posto sotto l’ala sinistra, il quale ha acceso il suo primo motore NewtonThree per accelerare fino a oltre 27mila chilometri orari – velocità che gli ha permesso di entrare in orbita attorno alla Terra. Questa volta il NewtonThree ha superato i tre minuti di accensione, scongiurando il ripetersi della disavventura avvenuta lo scorso maggio durante il suo primo tentativo orbitale, la prima missione Launch Demo. In quell’occasione, infatti il malfunzionamento del primo stadio del razzo aveva causato l’interruzione quasi immediata del test.

Non era solo riuscire nel lancio del razzo l’obiettivo di Launch Demo 2. LauncherOne era incaricato, per conto del programma della Nasa Educational Launch of Nanosatellites (Elana), di trasportare e rilasciare in orbita terrestre bassa 9 missioni Cubesat – contenenti un totale di dieci piccoli satelliti.

Circa 45 minuti dopo la sua prima accensione, il secondo motore NewtonFour è stato acceso una seconda volta, per pochi secondi, e poco dopo – la conferma da parte della Virgin Orbit è avvenuta tramite un tweet qualche ora dopo il decollo – lo stadio superiore ha dispiegato i dieci Cubesat nella loro orbita di destinazione, a un’altitudine di 500 km.

Qualche ora prima, sabato 16 gennaio 2021, allo Stennis Space Center della Nasa, Bay St. Louis, Mississippi

Un secondo tentativo dovrà essere programmato anche dagli scienziati del programma Artemis della Nasa, che hanno condotto il primo test al suolo del funzionamento dello Space Launch System lo scorso sabato.

Lo stadio centrale dello Space Launch System della Nasa che sabato 16 gennaio 2021 ha effettuato un tentativo di accensione dei motori a terra presso lo Stennis Space Center della Nasa, in Mississippi. Crediti: Nasa Television

Il test – chiamato hot fire – doveva essere l’ultimo degli otto test della serie Green run, iniziata a gennaio 2020. I quattro motori del razzo lanciatore però non si sono comportati come previsto: a fronte degli otto minuti di funzionamento necessari a far giungere un razzo nello spazio – impartendo un’accelerazione paragonabile a quella dei vecchi Saturn V – la durata di uno dei quattro motori è stata di appena 50 secondi – il che ha causato a catena lo spegnimento completo di tutto il sistema. Nulla di irrimediabile – d’altra parte i test a terra sono fatti proprio per testare funzionalità e criticità evitando che al momento buono si verifichi qualche circostanza disastrosa e inattesa – e non tutto da buttare l’esito del test: lo stadio centrale di circa 65 metri, ancorato al banco di prova dello Stennis Space Center, ha generato una spinta pari a oltre 725 tonnellate, e ha incluso anche l’operazione di caricamento di circa 330 tonnellate di ossigeno liquido e idrogeno liquido, rispecchiando così le procedure previste durante il conto alla rovescia, compresa l’accensione dei motori. La ragione dello spegnimento prematuro – e per certi aspetti sorprendente, visto che quelli impiegati sono motori arcinoti, residui del programma Shuttle – è invece ancora da chiarire. Così come è ancora presto per dire se la programmazione di un secondo test a terra ritarderà il primo lancio di prova – senza equipaggio – in orbita attorno alla Luna, in calendario per novembre 2021.