NELL’UNIVERSO APPENA NATO, FOTOGRAFATO CON IL VLBA

Ritratto del blazar più lontano che c’è

La luce di questa galassia lontanissima ed energetica risale a quando l’universo aveva meno di un miliardo di anni, vale a dire circa il 7 per cento della sua età attuale. Il getto emesso dal blazar si estende per circa 1600 anni luce. Pso J0309+27 è il radio-blazar più luminoso mai osservato finora a questa distanza. A guidare lo studio, Cristiana Spingola dell’Università di Bologna

     23/12/2020

Il blazar Pso J0309+27. Immagine ottenuta con i dati della rete Vlba. Crediti: Spingola et al.; Bill Saxton, Nrao/Aui/Nsf

Il blazar più distante mai osservato si trova a circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra: osservato da un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani tra aprile e maggio 2020, è stato classificato con la sigla Pso J030947.49 + 271757.31. Ora, grazie al Very Long Baseline Array (Vlba) della National Science Foundation statunitense, abbiamo anche una sua “fotografia” ad alta definizione: a scattarla, un team guidato da Cristiana Spingola, astrofisica dell’Università di Bologna e associata Inaf, prima autrice dello studio pubblicato il mese scorso su Astronomy & Astrophysics.

I blazar sono fra le sorgenti del cielo più intensamente variabili.  In particolare, questo è in una galassia che fa parte di una particolare sottoclasse dei nuclei galattici attivi (in inglese active galactic nuclei o Agn): i radio-loud Agn, potentissime sorgenti di segnali radio alimentate dal buco nero supermassiccio ospitato nel loro centro, espellono immensi e potenti getti di materia a velocità vicine a quella della luce. Pso J0309+27  è anche il radio-blazar più luminoso mai studiato finora a questa distanza.

«È sorprendente che nelle ultime osservazioni radio questo candidato blazar mostri delle caratteristiche fuori dal comune. Infatti, il profilo dello spettro radio e l’aspetto core-jet delle osservazioni Vlba non fanno presumere un’orientazione del getto particolarmente allineata con la linea di vista, a differenza di quanto si potrebbe ipotizzare in base alla sua emissione nei raggi X», spiega Daniele Dallacasa, anch’egli astrofisico all’Università di Bologna e associato all’Inaf Ira di Bologna, secondo autore dello studio su A&A. «Potremmo avere colto una giovane sorgente dove si è insediato stabilmente il processo responsabile dell’emissione X, mentre è ancora in fase di avvio quello responsabile della radio emissione. In alternativa la sorgente potrebbe essere caratterizzata da un getto che trasporta plasma magnetizzato relativistico più lentamente di quanto avvenga in oggetti più vicini a noi».

La radiazione che dal blazar arriva ai telescopi terrestri risale a quando l’universo aveva meno di un miliardo di anni, ovvero circa il 7 per cento della sua età attuale. Dall’immagine si evince che l’emissione radio più brillante proviene dal nucleo della galassia, in basso a destra: il getto, alimentato dalla forza di gravità di un buco nero supermassiccio al centro, si sposta verso l’angolo superiore sinistro. Il getto si estende per circa 1600 anni luce.

Per saperne di più:

  • Leggi l’articolo pubblicato sulla rivista Astronomy & AstrophysicsParsec-scale properties of the radio brightest jetted AGN at z > 6”, di C. Spingola, D. Dallacasa, S. Belladitta, A. Caccianiga, M. Giroletti, A. Moretti e M. Orienti
  • Leggi su Astronomy & Astrophysics  l’articolo “The first blazar observed at z>6”, di S. Belladitta, A. Moretti, A. Caccianiga, C. Spingola, P. Severgnini, R. Della Ceca, G. Ghisellini, D. Dallacasa, T. Sbarrato, C. Cicone, L. P. Cassarà e M. Pedani