STORIA DEL CONTRIBUTO ITALIANO ALL’AGENZIA

Esa, 45 anni con la testa oltre le nuvole

Fondata il 30 maggio 1975, domani l’Agenzia spaziale europea festeggia il suo 45esimo compleanno. Celebriamo la ricorrenza con questo articolo di taglio storico – dagli anni dei primi esperimenti su satellite ai giorni nostri – firmato da Roberto Della Ceca, responsabile dell’Unità per la gestione dei progetti spaziali dell’Inaf

     29/05/2020

I Paesi membri dell’Esa nel 2012 (con il successivo ingresso di Estonia e Ungheria sono saliti a 22)

Il 30 maggio 1975 nasce l’Esa (European Space Agency), come fusione di due agenzie europee indipendenti, fondate nel 1964,  dedicate alle neonate attività spaziali: l’Eldo (European Launcher Development Organization) e l’Esro (European Organization for Space Research).

La prima, l’Eldo, fondata da sei paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, e Regno Unito) più un membro associato (Australia), aveva lo scopo principale di sviluppare un razzo tristadio in grado di portare un carico di una tonnellata in orbita terrestre, in modo da rendere l’Europa indipendente dalle due potenze spaziali dell’epoca (Ussr, Usa).

La seconda, l’Esro, venne fondata da 10 paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Spagna, Svezia e Svizzera) con lo scopo di effettuare lanci di razzi sonda per lo studio dell’alta atmosfera e immissione in orbita di satelliti leggeri per scopi scientifici. Di altissimo profilo scientifico i primi delegati italiani all’Esro, Livio Gratton (1910-1991) e Giuseppe (Beppo) Occhialini (1907-1993), così come la presidenza di Esro nel 1971, tenuta da Giampietro Puppi (1917-2006).

Cartoline commemorative del 1972 di Td-1a

Tra il 1968 ed il 1972 l’Esro mise in orbita 7 satelliti scientifici, tre dei quali con importanti contributi italiani: il satellite Heos-A (denominato Heos-1, lanciato nel dicembre 1968 con contributi dall’Università di Milano, con Constance Dillworth, e dall’Università di Bari, con Alberto Bonetti), il satellite Heos-2 (lanciato a fine gennaio 1972 con contributi dall’Università di Milano, con Dillworth, e dall’Università di Roma, con Guido Pizzella) e il satellite Td-1A (lanciato nel marzo 1972 con contributi dall’Università di Milano, con Giuseppe Occhialini). Gli esperimenti dell’Università di Milano erano una collaborazione fra il gruppo di milanese coordinato da Occhialini e il gruppo di Saclay.

L’Esa nasce con lo scopo di «sostenere e promuovere per scopi esclusivamente pacifici la cooperazione tra gli stati europei nella ricerca e tecnologia spaziale e nelle loro applicazioni, con l’intento di usarle per scopi scientifici e sistemi operativi». La creazione di un’unica agenzia spaziale europea di impostazione civile era stato il sogno iniziale di due grandi fisici europei, il francese Pierre Auger (1899-1993) e l’italiano Edoardo Amaldi (1908-1989) che, per primi, si fecero promotori di una iniziativa in tal senso nell’epoca post-Sputnik – tra il 1958 e il 1959). Amaldi, laurea in fisica a Roma (fu uno dei ragazzi di via Panisperna), contribuì in prima persona anche alla creazione dell’Infn (1951) e del Cern (1954), di cui fu segretario generale; fu inoltre presidente dellInfn e dellAccademia nazionale dei Lincei.

Il vecchio logo con i dieci paesi fondatori dell’Esa

Quindi il 30 Maggio 1975 è la data ufficiale della nascita dell’Esa. Dieci i paesi fondatori: Italia, Germania, Regni Unito, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Belgio, Svezia e Danimarca.

Atti ed accordi successivi hanno portato l’Esa alla attuale configurazione di 22 paesi membri più il Canada che, da quasi subito (gennaio 1979), ha uno status di cooperazione speciale con l’agenzia. Da notare che non tutti i paesi della Ue sono membri Esa e non tutti gli stati membri dell’Esa sono nella Ue.

L’Esa, che ha attualmente un budget di 14.4 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, stabilisce il programma spaziale europeo nei campi della scienza, dell’osservazione della Terra, delle telecomunicazioni, delle tecnologie del segmento spaziale  (comprese stazioni e piattaforme orbitanti, infrastrutture a terra e sistemi di trasporto spaziale), sulla microgravità e sull’esplorazione umana dello spazio. A livello industriale ha inoltre l’importante compito di promuovere la concorrenza europea in campo spaziale, assicurando al contempo a ciascun stato membro, in base ai suoi investimenti, un equo ritorno finanziario e tecnologico.

Il Consiglio Esa è l’organo supremo dell’agenzia in cui ogni stato membro, per costituzione, ha diritto a un voto, indipendentemente dal suo contributo finanziario. Il Consiglio elegge un Direttore generale ogni quattro anni, a cui risponde ogni settore dell’agenzia – fino a ora un solo italiano ha assunto la carica di Direttore generale: Antonio Rodotà (1935-2006), dal giugno 1997 al giugno 2003.  Il Consiglio e il Direttore generale sono coadiuvati da diverse commissioni specializzate in vari settori, da un Comitato scientifico, un Comitato amministrativo e finanziario, uno per la politica industriale e uno per le relazioni internazionali.

L’Italia, come abbiamo visto, è uno dei paesi fondatori dell’Esa, con una quota annuale che pone il Paese al terzo posto per contributo finanziario – pari al 15.9 per cento del contributo globale dei 22 stati membri. L’Esa prevede, per statuto, un programma scientifico obbligatorio e uno opzionale, i cui ritorni sia in termini industriali che scientifici per il Paese sono garantiti da una comunità scientifica – enti di ricerca e università, in stretta collaborazione con la nostra agenzia spaziale nazionale, l’Asi – di altissimo profilo. In particolare, l’Esa coinvolge le istituzioni scientifiche su base competitiva: a seguito di bandi periodici, le istituzioni e i gruppi di ricerca si auto-organizzano in consorzi internazionali che propongono la strumentazione scientifica da alloggiare a bordo delle missioni, realizzano e qualificano i modelli, e infine elaborano e pubblicano i dati raccolti durante la missione.

Il programma scientifico obbligatorio di Esa al momento in vigore è Cosmic Vision (2015-2035), che ha rimpiazzato i programmi Horizon 2000 (1986-2005) e Horizon 2000+ (2006-2015). Gli obiettivi principali del programma sono definiti dalle seguenti domande: a) quali sono le condizioni per la formazione dei sistemi planetari e per l’emergere della vita?; b) come funziona il nostro sistema solare?; c) quali sono le leggi fondamentali dell’universo?; d) come si è originato l’universo e quali sono i suoi costituenti principali?

Missioni scientifiche dell’Esa (cliccare per ingrandire). Crediti: Esa

Grazie alla stretta collaborazione e sostegno dell’Asi e al suo contributo al coordinamento strategico, manageriale e scientifico (attraverso i suoi project scientist), la comunità scientifica nazionale – che comprende diverse componenti, di cui l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) rappresenta il principale stakeholder, con il contributo determinante di numerose università e il coinvolgimento significativo dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) – oggi detiene un indiscusso primato di partecipazione alle prossime missioni del programma obbligatorio dell’Esa. In quasi tutte le missioni l’Italia ha ruoli significativi, e in alcuni casi di assoluta leadership, frutto di una grande tradizione sia in campo cosmologico (vedi Planck) che in quello di astrofisica delle alte energie (vedi BeppoSax, Xmm-Newton, Integral, Agile, Swift) e in quello planetologico (vedi Giotto, Soho, Cassini-Huygens, Rosetta, Mars Express e Venus Express). Il piano dell’Esa prevede inoltre un programma scientifico opzionale, a cui i vari stati membri possono decidere di aderire. Attualmente, il più importante è ExoMars, che ha come principale obiettivo la ricerca di tracce di vita su Marte, a cui l’Italia partecipa come uno dei principali attori e sostenitori.

La partecipazione attiva dell’Italia nei programmi Esa (qui i dettagli sui programmi, circa due decine, obbligatori e opzionali con coinvolgimento Inaf) permette il coinvolgimento sistematico dell’industria nazionale in programmi tecnologici di punta, favorendo ricadute ad ampio raggio e a medio e lungo termine per l’effetto volano legato alle tecnologie sempre più performanti richieste dai nuovi obiettivi scientifici. Ricadute che hanno un enorme impatto sia dal punto di vista industriale che sociale (vedi per esempio le recenti attività dell’Inaf legate all’emergenza Covid19, discusse anche in queste pagine).

Finisco ricordando che il primo satellite astronomico dell’Esa fu Cos-B, lanciato il 9 agosto 1975. Dedicato allo studio degli elettroni ad alta energia e dei raggi gamma, vide la partecipazione fondamentale di Giuseppe (Beppo) Occhialini – pesarese di origine – dell’Università di Milano. Cos-B, di cui Occhialini può essere considerato il padre, fornì una delle prime mappe del cielo e un primo catalogo delle sorgenti  dell’universo, permettendone l’identificazione di un paio di dozzine. Ma questa storia la racconteremo un’altra volta.

 

Integrazione del 30.05.2020: all’elenco delle missioni dedicate al Sistema solare è stata aggiunta Soho