ALLA GUIDA DEL GRUPPO DI OUTREACH DELL’EAI

Julie Nováková, un’astrobiologa da fantascienza

Biologa evoluzionista, scrittrice e mille cose ancora, la 29enne ceca Julie Nováková è anche la curatrice di “Strangest of All”, una raccolta di storie di fantascienza pubblicata per un progetto di divulgazione dell'Istituto europeo di astrobiologia (Eai). Media Inaf l’ha intervistata

     22/05/2020

La copertina dell’e-book “Strangest of All”, l’antologia di racconti fantascientifici a tema astrobiologico curata dalla biologa e scrittrice di fantascienza Julie Novakova, alla guida del gruppo di Outreach dell’Istituto europeo di astrobiologia

La fantascienza è sempre stata ispirata dalla scienza, e viceversa. E se c’è una disciplina che per sua natura più di tutte sollecita la fantasia degli scrittori di questo genere di narrativa, questa è senza dubbio l’astrobiologia: la scienza che studia l’origine, l’evoluzione e la distribuzione della vita nell’universo. La ricerca delle sue tracce su Marte e in altri mondi di sistemi solari alieni, del modo in cui essa ha avuto origine qui sulla Terra o altrove nel cosmo, dei suoi limiti fisici, della sua comparsa per la prima volta, di come, in quali e quante forme si sia evoluta, sono alcuni degli obiettivi che si pone questa affascinante disciplina, che molto bene si presta al racconto fantascientifico.

Perché allora non utilizzare la fantascienza anche come mezzo per divulgare l’astrobiologia? Come strumento per avvicinare il pubblico a questa disciplina e dare una spinta in più alla curiosità, che è il motore della scienza? È con questo scopo che l’Istituto europeo di astrobiologia ha sviluppato il progetto “Fantascienza come strumento per la divulgazione e l’educazione dell’astrobiologia”, il cui primo interessante risultato, appena pubblicato, è l’e-book Strangest of All: una raccolta di storie di fantascienza a tema astrobiologico, frutto dell’ispirazione di sci-fi writers di fama mondiale, che offrono al lettore un emozionante viaggio alla scoperta di ciò che sappiamo della vita altrove nell’universo. Oceani abitabili sotto il ghiaccio, civiltà che non hanno mai visto il sole, la vita nei luoghi più inaspettati, fotosintesi aliene, biosfere radicalmente diverse dalle nostre… Strangest of All racconta tutto questo attraverso otto narrazioni di fantasia. Il tutto condito da riferimenti alla scienza che c’è dietro a ogni storia, e da suggerimenti e idee per la discussione in classe.

Si tratta dunque di un’antologia volta non solo a intrattenere, conducendo il lettore qua e là per il cosmo alla ricerca di stranezze biologiche, ma anche a educare, sensibilizzare e diffondere la cultura astrobiologica. Disponibile gratuitamente in formato mobi, per la lettura tramite Kindle, in pdf e in epubStrangest of All nasce dalla collaborazione tra fra l’Istituto europeo di astrobiologia e Julie Nováková, curatrice dell’opera nonché autrice di uno degli otto racconti. Biologa evoluzionista di formazione e pluripremiata scrittrice per passione, guida il gruppo di outreach dell’Istituto europeo di astrobiologia ed è membro dell’XPrize Science Fiction Advisory Council. Media Inaf l’ha intervistata. 

Julie Nováková, la biologa evoluzionista e scrittrice di fantascienza ceca che ha curato l’antologia Strangest of All

Com’è nata l’idea di questo e-book, Strangestof All?

«Ho sempre amato la fantascienza, e poiché oltre a essere un’autrice sono anche attiva nella scienza e nella divulgazione scientifica, l’idea mi è venuta naturale. Alcuni scienziati, come Andrew Fraknoi, James Kakalios o Michio Kaku, usano comunemente la fantascienza per esporre alcuni argomenti scientifici. Il racconto fantascientifico può renderli più comprensibili, più facili da immaginare – e può anche trasmettere il senso di meraviglia e gioia della scoperta che fanno parte della scienza. Sono stati pubblicati alcuni libri – anche collane di fantascienza – pensati per scopi educativi, ma per quanto ne so nessuno a tema astrobiologico, anche se l’idea è quasi ovvia per questo particolare campo. Così ho deciso di sviluppare questo progetto. Mi sono divertita pensandoci un po’ su, e il contributo dell’Istituto europeo di astrobiologia gli ha dato uno scopo, così l’abbiamo realizzato. Speriamo che susciti interesse per l’astrobiologia, e che i lettori possano poi cercare attivamente notizie astrobiologiche, o semplicemente inizino a porsi domande sulla vita o sull’abitabilità nei momenti di riflessione. Se anche ispirasse qualcuno a perseguire una carriera in astrobiologia – beh, sarei felice. Significherebbe che il libro ha raggiunto il suo scopo».

Sono in tutto otto storie di fantascienza, una delle quali, “Martian Fever”, è scritta di suo pugno. Ce ne dà un’anticipazione?

«“Martian Fever” parla dell’esplorazione e della colonizzazione marziana andata male quando l’equipaggio in situ incappa in problemi di protezione planetaria. Al giorno d’oggi può essere una lettura un po’ scomoda, poiché gli astronauti si trovano ad affrontare un problema di contaminazione biologica accidentale. La base viene messa in lockdown e inizia una corsa per la cura. La protezione planetaria è una questione che dobbiamo affrontare, nell’esplorazione robotica, ma in particolare nell’esplorazione con equipaggio, al fine di non contaminare Marte con la vita terrestre, alterando i risultati delle missioni che ricercano vita nel pianeta, e in caso di ritorno di campioni, come per la missione  Mars sample return (MSR), anche per evitare di contaminare la Terra con un’ipotetica forma di vita marziana esistente. Questa, anche se non avesse radici comuni con la vita terrestre, e naturalmente fosse completamente non adattata agli ambienti terrestri, potrebbe comunque causare danni, anche se fosse solo in grado appena di sopravvivere e competere con la vita microbica sulla Terra. Anche se è uno scenario improbabile, dobbiamo soppesare il potenziale pericolo. Ma ciò non significa che non ci dovrebbero essere missioni come la Mars Sample Return o future missioni con equipaggio – al contrario, questo consentirebbe di fare molta scienza! Devono solo esserci sufficienti precauzioni. Con la missione Mars Sample Return, che sta finalmente guadagnando popolarità, l’Istituto di astrobiologia partecipa attivamente alle discussioni e ai preparativi, il che è positivo».

Ci dia qualche  buon motivo per convincerci a scaricare e leggere Strangest of All.

«Primo: è pieno di belle storie! Secondo: si possono imparare (si spera) nuove cose interessanti, ad esempio se sia possibile aspettarsi che ci sia la vita su Ganimede, se le piante possano usare il cloro anziché l’ossigeno per la fotosintesi, quanto sia diversa l’idea popolare vs. fattibile della vita basata sul silicio, o ancora perché non si dovrebbero fare richieste avventate di un’intelligenza artificiale in grado di migliorarsi da sola e quale sia il suo potenziale collegamento con il paradosso di Fermi».

Com’è nata la sua passione per la scrittura fantascientifica, l’astrobiologia e la divulgazione?

«Ho sempre amato scrivere, anche di scienza, e quindi era solo una questione di scegliere il giusto genere o campo. Sono sempre stata attratta dalla biologia e dalla fisica, ma non ero molto brava in matematica, il che forse è stato decisivo. Di formazione sono una biologa evoluzionista, ma nella divulgazione mi concentro principalmente sull’astrobiologia e le scienze planetarie. Per quanto riguarda la scrittura, ho iniziato con avventure e storie poliziesche, poi però sono passata alla fantascienza. La scienza e la fantascienza condividono il fascino dell’ignoto e del porsi domande: la prima cerca di rispondere usando il metodo scientifico; la seconda usando l’immaginazione dell’autore. Ma ci vuole un certo grado di immaginazione nel formulare un’ipotesi e gli strumenti giusti per testarla, così come occorre un po’ di metodo per immaginare mondi fantastici. Nella divulgazione della scienza, metodo e immaginazione possono incontrarsi in modo molto naturale».

A proposito di divulgazione dell’astrobiologia, dopo l’uscita della raccolta Strangestof All, state già pensando ad altro?

«All’Istituto europeo di astrobiologia stiamo pensando a più progetti di sensibilizzazione che faranno uso della realtà virtuale e, una volta migliorata la situazione mondiale, anche ad attività pratiche. Ne avevamo pianificate diverse per la conferenza biennale di astrobiologia (Beacon), che è stata spostata alla primavera 2021».

Così giovane e già alla guida del gruppo di outreach dell’European astrobiology institute, oltre che autrice di numerosi racconti e storie fantascientifiche. Qual è il segreto?

«Il segreto è che faccio sempre troppe cose contemporaneamente! Quando allo stesso tempo stai scrivendo due paper richiesti per il dottorato di ricerca, due romanzi, alcuni racconti e alcuni articoli, stai facendo editing, traducendo alcuni testi, lavorando a un gioco da tavolo sulla sismologia, alla divulgazione dell’astrobiologia e altre cose… poi è inevitabile che alcune riesca a finirle. Sin da quando è nata mia figlia, alla fine del 2018, praticamente per lavorare ho solo le serate, e questo mi fa pianificare con più attenzione, mi sforzo davvero di fare le cose appena possibile e di essere il più organizzata possibile. Questa è la teoria, almeno. In pratica, la mia scrivania sembra lì lì per collassare, sono in ritardo con alcuni progetti, come il gioco da tavolo, ma tra pochi giorni sarà terminato (finalmente). Mi piace fare sempre qualcosa di interessante e sforzarmi di raggiungere un obiettivo, come pubblicare l’antologia e portarla ai lettori. Sarei infelice se non potessi lavorare – e non potessi lavorare su qualcosa di eccitante».


Per scaricare l’antologia: