IN CIRCA TRENTA FRAMMENTI

Il cuore infranto di Atlas immortalato da Hubble

Sono due istantanee molto nitide. Le ha scattate lo Hubble Space Telescope qualche giorno prima di compiere 30 anni, il 20 e il 23 aprile, e mostrano i "cocci" di quella che sembrava destinata a diventare la grande cometa del 2020, C/2019 Y4 Atlas, e che invece è andata in frantumi prima ancora di passare a farci visita

     29/04/2020
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I frammenti della cometa C/2019 Y4 Atlas nelle due immagini scattate dal telescopio Hubble il 20 e il 23 aprile scorso. Crediti: Nasa, Esa, David Jewitt (Ucla), Quanzhi Ye (Università del Maryland)

La sua scoperta è avvenuta il 28 dicembre dello scorso anno, il giorno in cui è stata individuata dirigersi verso il nostro pianeta dal sistema di rilevamento e alert Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, da cui il nome Atlas con cui il corpo celeste viene anche chiamato. Parliamo di C/2019 Y4, la cometa proveniente dalla fascia di Kuiper che sembrava destinata a diventare uno degli oggetti più spettacolari del cielo di maggio. Se non fosse che, lungo il suo viaggio, a partire dalla fine di marzo scorso la sua luminosità ha iniziato via via ad affievolirsi, portando gli astronomi a ipotizzare che il nucleo ghiacciato potesse essersi frammentato, o persino disintegrato. Ipotesi che è stata poi confermata dall’astronomo amatoriale Jose de Queiroz, che ne ha fotografati tre pezzi l’11 aprile scorso. Ne abbiamo parlato anche noi, qui su Media Inaf, con due articoli nei quali immagini, video e timelapse prodotti da astronomi Inaf mostrano cos’è accaduto alla mancata grande cometa dell’anno.

Un evento, questa frammentazione, che non poteva certo sfuggire agli occhi attenti del telescopio appena entrato negli Enta, lo Hubble Space telescope, che ha immortalato il cuore infranto della cometa nelle due immagini che vedete qui accanto. Scatti che offrono la visione più nitida dei cocci del corpo chiomato, e che forniscono ulteriori prove del fatto che la frammentazione delle comete sia un fenomeno piuttosto comune. Anzi, forse è il meccanismo dominante attraverso il quale questi corpi terminano la loro vita.

Le due istantanee, scattate da Hubble il 20 e il 23 aprile, mostrano, rispettivamente, circa 30 e 25 frammenti tutti avvolti in una coda di polveri cometarie, prodotte della sublimazione da parte del Sole dei ghiacci di cui sono fatti. Si distinguono chiaramente pezzi di taglie diverse, alcuni dei quali dalle dimensioni simili a quelle d’una casa – memtre prima della rottura si stima che il nucleo fosse grande quanto due campi da calcio.

«È davvero emozionante», dice Quanzhi Ye, astronomo all’Università del Maryland e leader di uno dei due team che ha effettuato le osservazioni, «sia perché questi eventi sono davvero fantastici da guardare, sia perché non accadono molto spesso. La maggior dei frammenti cometari hanno una luminosità troppo bassa per essere osservati. Eventi di tale portata si verificano solo una o due volte ogni dieci anni».

Per questo motivo, e anche perché avvengono rapidamente e in modo imprevedibile, sulle cause e sui meccanismi alla base di queste rotture gli astronomi non hanno ancora certezze. Ci sono però ipotesi. Una di queste prevede che il nucleo originale si frantumi a causa dell’azione del getto di degassamento prodotto dalla sublimazione del ghiacci. Getto che, verificandosi in maniera non uniforme su tutta la superficie della cometa, potrebbe agevolarne la rottura.

«Un’ulteriore analisi dei dati di Hubble potrebbe essere in grado di mostrare se il meccanismo responsabile è questo o meno», osserva il leader dell’altro team che ha condotto le osservazioni, David Jewitt dell’Ucla. «Indipendentemente da ciò, dare un’occhiata con Hubble a questa cometa morente è un’opportunità straordinaria».

La cometa si trova adesso all’interno dell’orbita di Marte, a una distanza di circa 145 milioni di chilometri da noi. Dovrebbe effettuare il suo approccio più vicino alla Terra – a circa 115 milioni di chilometri – il 23 maggio prossimo, per poi dirigersi verso il Sole, che costeggerà una volta giunta al perielio (il punto a esso più vicino, a circa 37 milioni di chilometri) otto giorni dopo, il 31 maggio – se mai del visitatore chiomato sarà restato qualcosa.

Guarda sul canale YouTube di Hubble dell’Esa l’animazione delle osservazioni: