L’ANNUNCIO È ARRIVATO CON UN TWEET

È italiano il paper Mnras più citato del decennio

È uno studio datato 2012 frutto di una lunga e proficua collaborazione tra ricercatori dell’Inaf, della Sissa e dell’Università di Padova. L'articolo, che descrive un nuovo software di simulazione dell'evoluzione stellare, è il più citato dell'ultimo decennio. Media Inaf ha intervistato due degli autori, Alessandro Bressan e Leo Girardi

     29/01/2020

Il tweet con il quale Monthly Notices of the Royal Astronomical Society ha annunciato che l’articolo di Bressan et al. è il più citato dell’ultimo decennio

Il numero di citazioni di un articolo scientifico, ovvero il numero di volte che esso è riportato nella bibliografia di altri lavori scientifici, è uno dei valori che vengono utilizzati per il calcolo di buona parte degli indici bibliometrici attuali – parametri che il mondo accademico utilizza per la valutazione della ricerca e i ricercatori per misurare l’impatto del proprio lavoro sulla comunità scientifica di riferimento. La settimana scorsa Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (Mnras) – una fra principali riviste nell’ambito dell’astronomia e dell’astrofisica – ha annunciato con un tweet che, fra quelli pubblicati sulle sue pagine nell’ultimo decennio, l’articolo più citato di tutti è “Parsec: stellar tracks and isochrones with the Padova and Trieste Stellar Evolution Code”: un articolo tutto italiano del 2012, nel quale viene descritto un nuovo codice chiamato, appunto, “Parsec”: acronimo per codice di evoluzione stellare di Padova and Trieste.

«Parsec è un codice numerico per il calcolo dei modelli di evoluzione stellare con un insieme di sofisticati strumenti per la predizione delle proprietà delle stelle, in particolare nei diversi sistemi fotometrici dei telescopi da terra e dallo spazio», spiega a Media Inaf il primo autore dell’articolo, Alessandro Bressan della Sissa di Trieste. «Quindi, oltre al calcolo di tracce evolutive per un insieme di masse che vanno dalle più piccole (~0.1 masse solari) alle più grandi (500 masse solari), generiamo dei grandi database che forniscono, oltre a dati quali età, massa, raggio, luminosità, composizione chimica, tasso di perdita di massa e di formazione di polveri, anche magnitudini e colori nei vari sistemi fotometrici. Il codice rappresenta il punto di partenza del lavoro di tutta la collaborazione che, ovviamente non si esaurisce nel singolo articolo, ma si estende su vari fronti dell’astrofisica stellare e galattica quali: l’analisi delle proprietà di stelle e ammassi stellari, di sistemi stellari più complessi quali le galassie e, non ultimo, la predizione dello spettro di massa degli oggetti compatti».

Alessandro Bressan, astrofisico presso la Sissa di Trieste e primo autore dello studio più citato di Mnras dell’ultimo decennio

«Tra le novità introdotte da Parsec», sottolinea Bressan, «c’è la possibilità di trattare un’estesa gamma di processi fisici in seno allo stesso codice, che permette quindi di avere una copertura di masse iniziali, abbondanze chimiche e fasi evolutive quasi unica nel decennio trascorso. Inoltre, sottolineo l’inclusione dei processi di formazione delle polveri negli inviluppi circumstellari, per la quale il gruppo è noto sin dai primi pionieristici lavori. Tutto questo fa si che l’insieme degli strumenti forniti con Parsec sia molto apprezzato dai ricercatori di tutto il mondo, in particolare per la robustezza dei modelli e la completezza e facilità di utilizzo dei prodotti connessi. È il risultato di una lunga e proficua collaborazione tra ricercatori dell’Inaf, della Sissa e dell’Università di Padova. Il contributo dei giovani a questo progetto è testimoniato dalla forte presenza, tra gli autori, di studenti di dottorato e di assegnisti di ricerca. In tutto questo occorre ricordare anche le preziose collaborazioni con i numerosi ricercatori nazionali ed internazionali con i quali siamo in stretto contatto».

Leo Girardi (Inaf di Padova), coautore dello studio

«Il nostro un lavoro molto citato (oltre 1500 citazioni in 8 anni) perché presenta modelli utili a una svariata serie di problemi in astrofisica», spiega uno dei coautori dello studio, Leo Girardi dell’Inaf di Padova. «Chiunque voglia calcolare la luce emessa da una certa stella, o da una certa popolazione di stelle, deve per forza passare da calcoli simili ai nostri. Esistono altri database simili, però il nostro sembra essere particolarmente apprezzato per la sua completezza e facilità di utilizzo. E ovviamente anche la robustezza dei risultati, ossia la loro capacità di riprodurre i dati osservativi, conta molto».

«È una grande soddisfazione vedere che un lavoro teorico fatto da un piccolo gruppo», continua Girardi, «può contare tanto quanto una megasurvey costata svariati milioni di euro. La produzione dei modelli non è un aspetto che possa essere trascurato, o rilegato a un secondo piano perché “non muove l’industria”. È invece un aspetto fondamentale, che muove tutta l’astrofisica, e spesso giustifica anche le nuove strumentazioni e le loro surveys».

«Non sono un tipo molto sportivo», conclude Bressan, «ma se dovessi esprimere con una fotografia quello che ho provato quando ho visto l’intero elenco dei lavori userei quella della fuga in montagna di un ciclista solitario, distanziato dal gruppo inseguitore… Userei questa analogia sia per esprimere il fatto che credo che negli altri lavori non ci siano autori provenienti dall’area “stellare”, sia per dare l’idea della fatica che si deve fare per restare in qualche modo “in competizione” con i nostri amici e colleghi di paesi in cui i finanziamenti alla ricerca sono un’altra cosa».

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