A PALERMO, CONVEGNO APERTO AL PUBBLICO

Il cosmo e l’uomo nella storia

Dal 18 al 20 settembre, un confronto fra studiosi di diverse aree disciplinari – dalla fisica all’antropologia culturale, dalla storia delle religioni e delle tradizioni popolari alla sociologia – per analizzare la complessa trama di relazioni che lega la cosmologia scientifica e le concezioni “cosmiche” elaborate sia dalle culture antiche e folkloriche sia dalle società contemporanee. Ne parliamo con Antonino La Barbera dell’Inaf-Iasf di Palermo

     16/09/2019

Dal 18.09.2019 al 20.09.2019

La locandina del convegno

Qual è il rapporto tra sviluppo scientifico e visioni del mondo? E quale quello tra cosmologia e cosmografia? Cosa lega la cosmologia scientifica e le varie culture arcaiche e contemporanee? E cosa la scienza antica e quella moderna? E ancora, quali sono le evidenze sperimentali della nuova cosmologia scientifica?

Sono alcune delle domande che costituiscono il cuore del convegno “L’Uomo e il Cosmo nella storia. Paradigmi,miti,simboli”. L’evento, alla cui organizzazione ha partecipato anche l’Inaf–Iasf Palermo, si terrà a Palermo da mercoledì 18 a venerdì 20 settembre: una tre giorni interamente dedicata alla disamina delle complesse relazioni che, a partire dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri, legano l’uomo e il cosmo. 

Divisi tra la sede del Complesso monumentale dello Steri, dove avverrà l’apertura dei lavori, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino e l’Oratorio dei Santi Costantino ed Elena, nelle cinque sessioni plenarie previste i relatori si troveranno riuniti per discutere e confrontarsi su temi che toccano varie discipline: dalla fisica e dalla cosmologia all’antropologia culturale, dalla storia delle religioni e delle tradizioni popolari alla sociologia. Un contributo sinergico tra discipline scientifiche e umanistiche che sarà certamente utile per meglio comprendere il valore di questo rapporto.

E di cosa si parli lo suggerisce già il titolo: ci sarà l’uomo al centro e le varie cosmologie che da esso sono state formulate nel corso della storia dell’umanità a contorno – da quelle più antiche fino a quelle più moderne. Rivoluzioni scientifiche che hanno prodotto paradigmi: modelli che hanno influenzato profondamente non solo l’immagine del cosmo ma anche quella dell’uomo che in esso vive; creato miti: eroi e dèi attraverso i quali l’uomo spiegava i fenomeni astronomici e naturali e che, in un modo o nell’altro, ne accompagnavano la quotidianità; e originato simboli, che si ritrovano, ad esempio, nelle orientazioni degli edifici, nei calendari solari, negli almanacchi, nelle costellazioni e nei petroglifi, alcuni dei quali, inevitabilmente, intrecciati con la religione.

La discussione è aperta al pubblico, la cui partecipazione è libera e gratuita, sebbene, per questione organizzative, sia gradita la registrazione. Ulteriori dettagli li abbiamo chiesti a Nino La Barbera, ricercatore all’Inaf-Iasf Palermo e membro del Comitato organizzativo scientifico.

Come è nata l’idea del convegno? E quale sarà il filo conduttore?

«Siamo partiti dal pensare quali fossero le relazioni e i rapporti che l’uomo, nel corso del tempo, ma anche all’interno delle diverse culture, ha instaurato con la sua idea di cosmo e come questa abbia influenzato le società umane a diversi livelli, anche da un punto di vista sociale e politico. Per quanto riguarda la contemporaneità, vorremmo capire come la cosmologia scientifica, proponendo un modello di mondo, descrivendone l’origine e prospettandone la fine, incida sull’immaginario collettivo a diversi livelli».

Si parla di uomo e cosmo. Ma cosa intende esattamente, in questo contesto, con la parola ‘cosmo’?

«In questo contesto abbiamo attribuito alla parola ‘cosmo’ un valore più generale, non limitato necessariamente al solo concetto che viene fuori dalla cosmologia moderna, ma abbiamo voluto comprendere la realtà in senso lato».

Esperti delle scienze umane e delle cosiddette scienze dure sotto lo stesso tetto a discutere. Anche questa una piccola rivoluzione scientifica…

«Questa piccola rivoluzione scientifica in questo caso è stata necessaria. In effetti il problema va affrontato da molteplici punti di vista, tentando di generare un confronto tra diverse aree del sapere, dalla antropologia alla fisica, dalla storia alla sociologia, nella certezza che solo un approccio multidisciplinare e non frammentario può sperare di chiarire e indirizzare una questione che per sua natura riguarda la complessità».

Nella motivazione scientifica del convegno si legge che la “rivoluzione copernicana costituisca un punto di rottura cruciale nella storia della cultura”. Ma  esiste davvero una frattura incolmabile fra pensiero scientifico arcaico-antico e il pensiero scientifico contemporaneo?

«In effetti ci siamo chiesti come i rapporti tra uomo e cosmo siano mutati in seguito alla rivoluzione scientifica, dal Rinascimento in poi, e come il Principio Copernicano abbia cambiato le prospettive del ruolo dell’essere umano rispetto al cosmo e alla realtà tutta. Probabilmente, limitandoci soltanto alla nostra tradizione culturale, intendo dire quella occidentale, questa frattura potrebbe essere soltanto un problema di prospettiva dalla quale noi moderni l’osserviamo. Se è vero quello che il filosofo Feyerabend dice – che ogni comunità umana elabora teorie “incommensurabili” riguardo al mondo e quindi funzionali all’esperienza che ognuna di esse fa della realtà – è possibile che anche la nostra cosmologia scientifica sia strettamente connessa alla nostra cultura».

A proposito di rivoluzioni, a quando la prossima in campo cosmologico?

«È difficile dirlo. Ma grande sforzo, già da tempo, si fa nella comunità scientifica per riuscire a formulare una teoria coerente e quantistica della gravità. Quando riusciremo a vincere questa sfida, che probabilmente richiederà di rivedere le fondamenta della fisica, anche la nostra comprensione dell’universo nella sua interezza potrà cambiare radicalmente».