FILAMENTI ORTOGONALI AI BRACCI DI SPIRALE

Quelle nidiate di stelle nella Via Lattea

Grazie a un algoritmo di machine learning e ai dati di Gaia Dr2, due astronomi della Western Washington University hanno individuato e caratterizzato circa duemila nuovi ammassi e gruppi stellari, scoprendo che le stelle tendono a rimanervi per periodi molto più lunghi del previsto

Gruppi e filamenti di stelle nella Via Lattea. Crediti: M. Kounkel & K. Covey (2019)

Non amano la vita solitaria, le stelle. Soprattutto quando si tratta di muovere i primi passi nelle sterminate praterie della galassia: molte lo fanno rimanendo per lunghissimi periodi entro i confini delle proprie nidiate d’origine. Nidiate che prendono i nomi di ammassi, associazioni, gruppi cinematici. Individuarle non è facile: occorre infatti stabilire quali stelle fanno parte della stessa nidiata. Ma ora, grazie a quel forziere apparentemente inesauribile di dati che è la seconda data release (Dr2) del telescopio spaziale Gaia dell’Esa (un elenco dei moti e delle posizioni di oltre un miliardo di stelle con una precisione senza precedenti) e a un algoritmo di machine learning in grado di scoperchiarlo, sono ben 2000 in più rispetto a prima gli ammassi e i gruppi stellari conosciuti nel raggio di 3000 anni luce da noi.

Un passo avanti assai significativo per chi si occupa di ricostruire l’evoluzione della Via Lattea, perché mentre determinare l’età delle singole stelle è spesso un’impresa ardua, in quanto stelle medie con masse simili ma età differenti si somigliano, per le nidiate la datazione è molto più affidabile.

Ma la scoperta più recente, pubblicata la settimana scorsa su The Astrophysical Journal da Marina Kounkel e Kevin Covey della Western Washington University (Usa), è che circa la metà di queste “cucciolate” si dispone lungo dei filamenti: stringhe di stelle coetanee che tendo a rimanere insieme molto più a lungo di quanto si ritenesse.

«Pensavamo che le giovani stelle abbandonassero la culla nell’arco di pochi milioni di anni dopo essersi formate, perdendo completamente i legami con la loro famiglia d’origine», dice Kounkel. «Sembra invece che le stelle possano restare vicine alle loro sorelle anche per qualche miliardo di anni».

Le “famiglie di stelle” individuate grazie ai dati di Gaia. Crediti: Esa/Gaia/Dpac; M. Kounkel & K. Covey (2019)

Non solo. I dati di Gaia hanno mostrato che queste stringhe non presentano un addensamento centrale (segno del fatto che la struttura filamentosa è probabilmente primordiale) e hanno un orientamento preferenziale rispetto ai bracci della galassia. Orientamento che dipende dall’età delle loro stelle. Quelle più giovani – quelle con stelle d’età inferiore ai 100 milioni di anni – tendono a formare angoli retti rispetto al braccio di spirale più vicino al Sistema solare. Quanto alle stringhe più antiche, gli astronomi ritengono che fossero disposte perpendicolarmente rispetto ai bracci nei quali si formarono.

«La vicinanza e l’orientamento delle stringhe più giovani rispetto agli attuali bracci di spirale della Via Lattea suggeriscono che le stringhe più vecchie siano un importante “reperto fossile” della struttura a spirale della nostra galassia», spiega Covey. «La natura dei bracci di spirale è ancora dibattuta: ancora non si è stabilito se si tratti di strutture statiche o dinamiche. Studiare le stringhe di stelle più vecchie ci aiuterà a capire se i bracci siano per lo più statici o se, al contrario, si muovano, o si dissolvano per poi riformarsi, nel corso di alcune centinaia di milioni di anni – grosso modo il tempo che impiega il Sole per orbitare un paio di volte attorno al centro galattico».

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