AVEVA 89 ANNI

Lodewijk Woltjer ci ha lasciato

L'astronomo olandese è scomparso lo scorso 25 agosto. Woltjer è stato Direttore Generale dell'Eso dal 1975 al 1989. Il ricordo di Giancarlo Setti, già presidente dell'Inaf e collega di Woltjer

Il Prof. Lodewijk Woltjer, durante le celebrazioni per il 50° anniversario della fondazione dell’Eso, nel 2012. Crediti: M.McCaughrean (Esa)/Eso

L’astronomo olandese Lodewijk Woltjer è venuto a mancare lo scorso 25 agosto all’età di 89 anni.

Lodewijk Woltjer, che molti chiamavano Lo, nacque il 26 aprile 1930 a Noordwijk, nei Paesi Bassi. Studiò all’Università di Leida, conseguendo il dottorato sotto la guida di Jan Oort nel 1957 con una tesi sulla struttura del campo magnetico della Nebulosa del Granchio. Woltjer continuò nelle sue ricerche di astrofisica teorica e fisica del plasma studiando quasar, resti di supernova e campi magnetici in stelle e galassie. Ricevette due incarichi di ricerca post-dottorato nelle università degli Stati Uniti, tornò quindi all’Università di Leida nel 1959 come docente di astronomia. Divenne professore di astrofisica teorica e fisica del plasma due anni dopo, ricoprendo l’incarico fino al 1964. Tra il 1964 e il 1974 Woltjer lavorò alla Columbia University di New York, prima a capo del dipartimento di astronomia, poi come professore Rutherfurd di astronomia.

Dal 1975 al 1987 ricoprì la carica di Direttore Generale dell’European Southern Observatory (Eso), ad oggi il mandato più lungo nella storia dell’Organizzazione. In seguito, rimase attivo in astronomia e fu presidente dell’Unione astronomica internazionale per tre anni dal 1994 al 1997. Partecipò a numerosi comitati, commissioni e divisioni nell’IAU e lavorò in Alta Provenza e all’Osservatorio astrofisico di Arcetri dal 1997 al 2004.

Giancarlo Setti, già presidente dell’Inaf e collega di Woltjer, ha voluto ricordarlo così qui su Media Inaf:

«Lo Woltjer ci ha lasciato nella sua residenza a Ginevra “peacefully in his sleep” la mattina del 25 agosto, come mi ha scritto Leonore, sua unica figlia, quello stesso pomeriggio mentre era in viaggio dagli Stati Uniti, dove abita, per Ginevra. Aveva compiuto 89 anni il 26 aprile u.s.. Un momento di lutto e riflessione per me, mio maestro e amico in una collaborazione iniziata nel lontano 1962, ma anche per l’astronomia europea e per quella italiana in particolare, ed è di questo che voglio trattare specialmente per i ricercatori più giovani e altri che non hanno avuto modo di conoscerLo.

Lo Woltjer aveva conseguito il Ph.D. presso l’Università di Leiden (superv. J.H. Oort) con un lavoro (1957) rimasto fondamentale sulla distribuzione della intensità e polarizzazione ottica nella Crab Nebula. Nominato professore di Astrofisica teorica e fisica dei plasmi presso l’Università di Leiden, nel 1964 si trasferì negli Usa come Direttore dell’ Astronomy Department della Columbia University (N.Y.), dove rimase fino al 1975 quando rientrò in Europa come Direttore Generale dell’Eso.

La direzione generale dell’Eso era allora ospitata presso il campus del Cern. L’Eso era ancora composta dai sei Stati Membri fondatori (1962) ed era chiaro a Lo che nella prospettiva di potenziamento dell’organizzazione con la costruzione di un telescopio di nuova tecnologia (Ntt), allora in fase di studio, era assolutamente necessario acquisire l’adesione di nuovi Stati membri. Ed era altrettanto chiaro a me e a Franco Pacini, allora direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che un’adesione dell’Italia avrebbe permesso una svolta decisiva nell’astronomia italiana. Così, nei miei frequenti soggiorni a Ginevra per la nostra collaborazione di ricerca, concordammo con Lo un’azione a vari livelli nazionali e internazionali che nel 1982 si concluse, dopo un lungo e sofferto iter, con l’approvazione  del nostro Parlamento che sanciva l’ingresso dell’Italia nell’Eso. Naturalmente sono ben conscio che non si può fare la storia dei se e dei ma, però la mia convinzione rimane che senza questo passo fondamentale non avremmo avuto il Tng e neppure lo Lbt, e quasi certamente nemmeno l’Inaf. Così pure sono convinto che senza un D.G. della qualità, visione e prestigio scientifico di Lo Woltjer avremmo raggiunto un traguardo così importante – la Sua capacità di analisi e di cogliere immediatamente i punti essenziali e cruciali sia in ambito scientifico che nei rapporti ufficiali e intra-personali era da tutti riconosciuta. Ed è per questo che la Sua scomparsa è un lutto per l’astronomia italliana.

Mentre lo Ntt era in fase di costruzione (prima luce 1989) Lo Woltjer si era fortemente attivato per la realizzazione di un telescopio di nuova generazione percependone l’importanza per il futuro dell’Eso.  In un certo senso un’impresa ancora più difficile perché occorreva mediare fra i desiderata delle varie comunità degli Stati Membri, scelte tecnologiche allora possibili, un nuovo sito per la costruzione e, certamente non da ultimo, convincere gli Stati Membri rappresentati nell’Eso Council ch’era necessario sborsare tanti altri soldi per questo progetto avveniristico per il bene della ricerca europea. Di tanto in tanto si coglieva qualcuno borbottare (nelle lingue appropriate) “questi astronomi non sono mai contenti”. Nel 1987, dopo l’approvazione finale da parte del Eso Council del progetto Very Large Telescope (Vlt), ivi compresa quello della sua installazione nel nuovo sito cileno di Paranal, e con l’avvio dei lavori, Lo Woltjer prese la decisione di dimettersi anzitempo da D.G.. Una  decisione del tutto comprensibile al termine di 12 anni di intenso lavoro, anche se alcuni di noi all’Eso gli mormoravano, ma senza insistere, che poi c’era la fase di costruzione che poteva essere densa di imprevisti. Fortunatamente il Vlt è stato realizzato, anche per merito di altri, ed  è diventato quel gioiello di strumento per l’indagine del cosmo da tutti riconosciuto, ma la paternità rimane quella di Lo Woltjer e della sua visione europeista di sviluppo della scienza, ed è per questo che il lutto di oggi per la Sua scomparsa è un lutto internazionale dell’astronomia.

Le ricerche di Lo Woltjer hanno spaziato in vari campi: supernovae e loro resti, magnetoidronamica applicata a configurazioni astrofisiche, gas intergalattico e Galassia, pulsar, nuclei galattici attivi, quasar e fondi cosmici di raggi X e gamma. Fondatore della European Astronomical Society (Eas) nel 1990 e past-President dell’Iau, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ivi compresi la nomina in numerose accademie scientifiche fra le quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, ma una biografia più dettagliata potrà essere oggetto di un altro ricordo.

Lo amava l’Italia e in particolare Firenze. Dopo aver lasciato l’Eso, per anni ha continuato a visitare regolarmente l’Osservatorio astrofisico di Arcetri dove aveva stabilito una proficua collaborazione scientifica con il giovane gruppo di astrofisica delle alte energie di Pacini e Salvati. Sono oltre trenta le pubblicazioni con collaboratori italiani, incluse quelle con lo scrivente.

La nostra vita è costellata di eventi fortuiti, ma io sono contento, pur in questo momento di tristezza, che il caso mi abbia fatto conoscere una persona dello spessore scientifico e della caratura umana come Lo Woltjer ben oltre mezzo secolo fa».