LA SCOMPARSA DEL METANO

Tutta colpa del vento marziano

Esserci, o non esserci, questo è il dilemma: un gruppo di ricerca danese ha individuato in laboratorio un meccanismo chimico-fisico di erosione che porterebbe alla rapida distruzione del metano attualmente presente nell’atmosfera marziana

     03/07/2019

Simulazione dell’erosione causata dal vento su Marte. La fiala di quarzo contiene particelle di olivine basaltica e un’atmosfera simile a quella di Marte. Agitando la fiala, i ricercatori simulano la saltazione generata dal vento, in cui il vento fa sì che i granelli di sabbia facciano brevi salti sulla superficie. L’attrito delle particelle crea cariche elettriche, e la stella gialla illustra che un atomo di argon ha perso un elettrone. Le piccole cariche elettriche fanno sì che le particelle producano un leggero bagliore, come illustrato nelle quattro immagini a destra. Crediti: Mars Simulation Laboratory, Università di Aarhus

Metano sì, metano no, metano bum! Secondo uno studio condotto in laboratorio, la soluzione del mistero sulle fugaci apparizioni di gas metano nell’atmosfera marziana non starebbe tanto nei processi che lo producono – vulcanesimo, attività biotica? – quanto nei meccanismi chimico fisici che lo dissolvono. Il meccanismo più ovvio, ossia la degradazione fotochimica del metano causata dalla radiazione Uv, non può spiegare una scomparsa tanto rapida del metano che – comunque prodotto – dovrebbe perdurare in atmosfera per qualche centinaio di anni.

Un gruppo di studio interdisciplinare dell’Università di Aarhus, la seconda città danese per importanza, ha recentemente pubblicato sulla rivista Icarus una ricerca sugli effetti di un processo ben conosciuto dai geologi sulla Terra, ma finora sottovalutato nelle dinamiche marziane: la saltazione. Con saltazione in idrogeologia s’identifica un fenomeno erosivo dovuto a un tipo specifico di trasporto (con salti successivi, appunto) di particelle mediante fluidi, come il vento o l’acqua. Esempi conosciuti a tutti sono il trasporto di ciottoli lungo i fiumi, o la deriva della sabbia sulle superfici desertiche.

Nel proprio laboratorio, appositamente attrezzato per riprodurre condizioni simili a Marte in una speciale galleria del vento, il gruppo danese ha studiato per lungo tempo l’importanza dell’erosione dei minerali causata dal vento per la formazione di superfici reattive.

Il gruppo del Mars Simulation Laboratory all’Università di Aarhus, in Danimarca. Crediti: Ua

I ricercatori hanno verificato che, durante i processi di erosione, minerali analoghi a quelli rinvenibili su Marte – come basalto e plagioclasio – possono essere ossidati, mentre i gas possono essere ionizzati. Come risultato, il metano ionizzato reagisce con le superfici minerali e si lega a loro.

Una scoperta che, secondo gli autori, potrebbe spiegare la perdita di metano su Marte. Con questo meccanismo, che è molto più efficace dei processi fotochimici, il metano potrebbe essere rimosso velocemente dall’atmosfera e depositato nel terreno. Inoltre, un corollario di questa scoperta è che le superfici minerali verificate in laboratorio possono portare alla formazione di sostanze chimiche reattive, come perossido d’idrogeno e radicali d’ossigeno, che sono molto tossici per gli organismi viventi. Insomma: un deserto, e pure disinfettato!

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