LA “POINT DE VUE DU GRAS” DELL’ASTROFISICA

Prima vista sulla singolarità: un’immagine storica

Attesissima, anticipatissima, declamatissima – le aspettative per la prima “fotografia” di un buco nero erano ormai tali che alto era il rischio di restare delusi. Invece è un autentico capolavoro, una conquista dell’umanità che per essere apprezzata va posta a fianco non di rappresentazioni artistiche e simulazioni bensì di un’altra “fotografia”: quella di Nicéphore Niépce del 1826

Nel riquadro in alto, la prima immagine mai ottenuta di un buco nero, quello di M87, “fotografato” con l’Event Horizon Telescope. Al centro e (rielaborata a mano) in basso quella che è considerata la prima fotografia della storia. Crediti: Event Horizon Telescope; Nicéphore Niépce – Harry Ransom Center’s Gernsheim collection, The University of Texas at Austin

Einstein lo aveva abbozzato con la relatività generale. Fisici e astronomi lo avevano tratteggiato sempre più in dettaglio a pennellate di matematica. Matematica che gli illustratori avevano poi tradotto in immagini artistiche sempre più avvincenti, per regalare a tutti noi uno scorcio sull’impossibile. Ma questa volta era diverso. Questa volta ci avevano promesso il vero volto del mostro, il contorno dell’abisso, l’ultimo orizzonte in bilico sull’infinito. Senza alcuna mediazione matematica o artistica. La fotografia di un buco nero così come Natura l’ha fatto.

Oggi, mercoledì 10 aprile 2019, alle 15:07 ora italiana, l’opera firmata Eht – Event Horizon Telescope – è stata finalmente svelata al mondo. Ed è l’immagine a colori caldi che potete vedere nel pannello più in alto della figura qui a fianco: il buco nero al centro di Messier 87, un’enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Un buco nero a 55 milioni di anni luce da noi, e con una massa pari a oltre sei miliardi di volte quella del Sole.

È un’immagine sorprendente sotto più punti di vista. Anzitutto, è una sorpresa lo stesso soggetto: non raffigura infatti il buco nero che molti si attendevano, ovvero Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Quello che passerà alla storia come il primo a essere stato immortalato è infatti un altro buco nero, al centro di un’altra galassia: M87, appunto. Il secondo obiettivo di Eht. «Anche se M87 è circa duemila volte più lontana, il buco nero è circa duemila volte più massivo, per cui le dimensioni angolari sottese da entrambi i buchi neri (circa 50 microsecondi d’arco) risultano simili», spiegava qualche settimana fa su Media Inaf uno fra gli artefici della foto di M87, Ciriaco Goddi, responsabile scientifico del progetto BlackHoleCam. «E rispetto al buco nero della nostra galassia quello di M87 aveva un importante vantaggio: potendolo osservare da lontano, senza starci dentro, siamo riusciti a evitare i disturbi causati dal materiale interstellare del piano galattico», aggiunge Elisabetta Liuzzo dell’Istituto nazionale di astrofisica, che ha lavorato alla calibrazione dei dati.

Secondo aspetto che forse può cogliere anche un non esperto è che il contorno del buco nero non è perfettamente circolare: è un po’ ovale. «È un’asimmetria che non è dovuta all’angolazione della foto», dice Kazi Rygl, nel team Inaf di calibrazione insieme a Liuzzo, «ma a un fenomeno fisico: suggerisce infatti che si tratti di un buco nero rotante, un cosiddetto “buco nero di Kerr”. Quanto alla parte più brillante dell’anello, è quella con il plasma in rotazione diretto verso noi osservatori: è un effetto detto Doppler boosting».

Tornando alla grande attesa per questo risultato di cui dicevamo all’inizio, c’è infine un’altra caratteristica che colpisce: a uno sguardo distratto può apparire un’immagine così così, apparentemente un po’ sfocata – non proprio mozzafiato, insomma. Confrontata brutalmente a certe simulazioni fantasmagoriche che si sono viste nei mesi precedenti è vero, d’accordo. Ma se vogliamo apprezzare la meraviglia concettuale di quest’immagine non è alle simulazioni che dobbiamo paragonarla. Per metterla nella giusta prospettiva, va piuttosto affiancata a un’altra “prima fotografia”: la prima della storia.

La potete vedere nei riquadri al centro e – migliorata a mano per renderla intelligibile – in basso nell’immagine di apertura. È la celeberrima Point de vue du Gras di Nicéphore Niépce: un’eliografia di quasi due secoli fa. Mostra la vista dalla finestra della casa del fotografo a Saint-Loup-de-Varennes, in Francia. Per quanto sgranata e confusa, se pensiamo che quell’immagine è la rappresentazione di un giorno – o forse più giorni: l’esposizione richiese almeno otto ore – reale, vero, autentico del 1826, vengono i brividi. Ecco, l’immagine ottenuta dall’Event Horizon Telescope – anch’essa con una ventina di ore di esposizione distribuite su più giorni, anzi più notti: ben quattro – registra una scena, per quanto apocalittica, altrettanto reale, vera e autentica della vista dalla finestra a Le Gras: materia che turbina sul precipizio di una singolarità.

Un’immagine che resterà nella storia. Un’immagine che ci dimostra – e ci mostra – al di là di ogni possibile dubbio una cosa enorme: i buchi neri esistono davvero. Eccone uno, abbiamo la foto. E sembra proprio un buco.